I prigionieri tedeschi in Giappone durante la Prima Guerra Mondiale

Prigionieri tedeschi

Della storia della Prima Guerra Mondiale, si sa molto e spesso si dibatte sulle sue cause e sui suoi sviluppi. Giustamente, forse, si analizzano gli eventi prendendo in considerazione il solo fronte europeo dove, in effetti, avvennero le battaglie più cruente. Ma anche in Estremo Oriente si combatté la Prima Guerra Mondiale e questo aspetto del conflitto non è molto conosciuto.
Anche meno conosciuta è la storia dei circa 3.700 prigionieri di guerra tedeschi che, catturati dai giapponesi durante la presa dell’enclave coloniale tedesca di Tsingtao, passarono gli anni della guerra, e oltre, ospiti in sedici campi di prigionia sparsi per il Giappone. Diversamente da quanto ci si potrebbe aspettare, nella stragrande maggioranza dei casi, i tedeschi vennero accolti, dalla popolazione locale giapponese, con amicizia e con curiosità: non c’era astio tra i due popoli, ma, anzi, una certa simpatia che risaliva alla seconda metà del XIX secolo.

La Germania (Prussia) e il Giappone moderno
Friedrich Albrecht zu Eulenburg
Friedrich Albrecht zu Eulenburg

Risale al 1860 il primo contatto tra il Giappone e l’allora Prussia: il fortunoso arrivo, a Yokohama, della nave tedesca SMS Frauenlob, capitanata dal conte Friedrich Albrecht zu Eulenburg, aprì la strada a rapporti commerciali tra i due Paese. Nel 1861 venne stipulato un trattato d’amicizia – uno dei famosi “trattati iniqui” stipulati dal Giappone con i Paesi occidentali – con la Prussia. Nel 1868 salì al trono l’Imperatore Meiji e con lui iniziò un periodo di grandi riforme e di trasformazione del Giappone in un Paese moderno.

Apparve subito chiaro che la Prussia doveva essere una delle fonti su cui modellare il nuovo Giappone: la Prussia era una nazione giovane che, grazie ad una politica, autoritaria all’interno e forte all’esterno, nel giro di pochi decenni si era imposta come una delle maggiori potenze sul continente europeo. Dopo l’impressionante vittoria militare della Prussia sulla Francia, Tokyo abbandonò il modello francese a favore di quello tedesco, per le riforme da applicare al neonato esercito imperiale. Il modello tedesco non si limitò solo all’aspetto militare; altri furono i campi dove l’influenza prussiana fu fondamentale: la medicina, la filosofia, l’educazione, la politica economica. Molti giovani giapponesi vennero mandati a frequentare le università in Germania e molti studiosi tedeschi vennero chiamati in Giappone per insegnare la loro arte.

Alla stesura della Costituzione Meiji contribuirono anche due giuristi tedeschi: Rudolf von Gneist e Lorenz von Stein. Il figlio dell’Imperatore Meiji, Yoshihito, il futuro Imperatore Taisho, era un grande ammiratore del Kaiser Guglielmo II e arrivava perfino ad imitarne il portamento e l’abbigliamento, creando non poco imbarazzo alla Corte imperiale.
Tra la fine del secolo e l’inizio di quello successivo, la situazione cambiò: Giappone e Germania si trovarono su fronti opposti in occasione dei conflitti nipponici contro Cina e Russia. Nel 1902 venne stipulata una importante alleanza con la Gran Bretagna, rinnovata nel 1911, che obbligava ciascun contraente a dare sostegno militare qualora uno dei due Paesi si trovasse coinvolto in un evento bellico. La Gran Bretagna capì che la crescente potenza del Giappone poteva essere preziosa per proteggere le sue colonie in Asia.

Una decisione difficile

Il 28 giugno 1914, a Sarajevo, Gavrilo Princip assassinò l’Arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d’Austria-Ungheria, e la moglie, la Duchessa Sofia. Fu il casus belli che in breve portò il mondo nel baratro di una guerra mondiale.

Bandiera esercito tedesco
Bandiera di guerra dell’esercito tedesco

In Giappone esistevano molte personalità – politici, intellettuali, militari – che simpatizzavano per la Germania e l’Austria. C’era però il trattato con la Gran Bretagna da onorare: il 7 agosto 1914 la Gran Bretagna chiese ufficialmente al Giappone il rispetto degli accordi; il ministro degli esteri, l’anglofilo Takaaki Kato, aderì alla richiesta e il 15 agosto venne emesso l’ultimatum a Berlino; in assenza di risposta, il 23 agosto, venne dichiarata guerra alla Germania.

Il Giappone era un Paese in forte ascesa, che desiderava entrare a pieno titolo nella comunità internazionale; con le riforme Meiji, e con le guerre vinte contro Cina e Russia, molto era stato fatto in questo senso. Quindi, in questa ottica, sarebbe stato controproducente, al fine di raggiungere il pieno riconoscimento internazionale, disattendere agli impegni presi; inoltre, sullo scenario asiatico, la Gran Bretagna sarebbe stato un nemico ben più temibile rispetto alla Germania che aveva solo piccole colonie e un limitato contingente militare.
Nel giro di qualche mese gli esigui possedimenti tedeschi vennero conquistati e, già alla fine dell’anno 1914, il Giappone aveva terminato il suo impegno bellico contro gli Imperi Centrali. A questo punto, il Giappone si ritrovò a dover gestire 4.700 prigionieri di guerra: tedeschi, a grande maggioranza, ma anche austriaci, ungheresi, polacchi, cechi e, in misura minore, di altri Paesi. I prigionieri vennero ospitati in 16 località diverse del Giappone.

-I prigionieri tedeschi in Giappone durante la Prima Guerra Mondiale Continua nella seconda parte di questo articolo della sezione storia!

Fonti:

Taipei Times: Japanese POW camp was a little slice of home
Nippon.com: A Forgotten Tale of World War I: Life for German POWs in Japanese Camps

Post Correlati

% Commenti (1)

Leave a comment