Endo Shusaku fu un autore attivo principalmente nel secondo Novecento in Giappone. Una delle caratteristiche peculiari della sua scrittura, nonché della sua vita, fu sicuramente l’affiliazione al Cristianesimo cattolico. Non furono infatti in molti coloro che presero il battesimo in Giappone e ancora meno furono quelli che della propria fede fecero il centro della propria opera letteraria. Endo Shusaku: un cattolico in Giappone è un autore unico nel suo genere.
LA VITA di Endo Shusaku: un cattolico in Giappone

Colorata in verde la Manciuria, dove in tenera età si trasferì Endo Shusaku
Endo nacque a Tokyo nel 1923, ma ben presto la sua famiglia si trasferì a Dalian, nel territorio mancese in seguito conquistato dell’Impero giapponese durante la propria espansione imperialista. Dopo il divorzio dei genitori, nel 1933, venne riportato in Giappone della madre, la quale si era nel frattempo convertita al cattolicesimo. Anche l’allora undicenne Shusaku venne iniziato alla religione cattolica nello stesso periodo (1934). Una decisione presa in sua vece dalla stessa madre, come egli sottolineerà in seguito.
Proprio questa sua conversione avrebbe segnato la sua vita per sempre, facendo diventare la religiosità cattolica il centro assoluto della sua produzione letteraria. In seguito lo definirino “autore giapponese cattolico”, epitomo che evidenzia il forte contrasto, espresso anche dallo stesso Shusaku nelle proprie opere, tra l’essere giapponese e l’essere cattolico. La sua produzione letteraria ebbe grande riconoscimento in Giappone, ma anche all’estero, tanto che nel 1994 ricevette una nomination al nobel per la letteratura, che però perse in favore di Oe Kenzaburo. L’anno seguente ricevette alla presenza dell’Imperatore l’Ordine della Cultura. Morì nel 1996.
IL RAPPORTO TRA CRISTIANITÀ e IDENTITÀ GIAPPONESE
Una delle problematiche centrali affrontate dall’autore nelle sue opere è quella del rapporto tra l’essere un giapponese e l’essere cristiano. Per comprendere meglio questo punto è necessario prendere in considerazione l’ambiente in cui Endo si trovò a crescere e vivere; erano gli anni del regime di stampo fascista iniziato verso la fine degli anni Venti e uno dei principi fondanti della società giapponese in questo periodo era la venerazione dell’Imperatore in veste di discendente della dea del Sole Amaterasu-Omikami. In questo contesto il cristianesimo veniva visto come una religione straniera e pericolosa, in quanto era cosa che apparteneva al nemico.

Il volto di Cristo fu una delle tematiche affrontate maggiormente nella letteratura di Endo
Fu proprio questo conflitto tra il potere dominante e la categoria a cui apparteneva a spingere Endo a creare una propria immagine di Cristo, ossia l’immagine di un Cristo non solo misericordioso, ma anche slegato e ininfluenzato dai legami di potere. Ma anche dopo la fine del periodo di repressione intellettuale egli continuò a sentire il dissidio tra cristianesimo e Giappone, in quanto non percepiva nell’ambiente attorno a sé la presenza del cristianesimo, sensazione che si acuì in particolar modo dopo il suo viaggio in Francia negli anni Cinquanta.
Egli paragona infatti il cristianesimo agli youfuku (洋服), ossia i vestiti occidentali, sostenendo che così come essi anche il cristianesimo non era stato creato per adattarsi all’essenza giapponese. Sosteneva infatti che i giapponesi erano molto più abituati e adatti ad indossare il wafuku (和服), ossia l’abito giapponese, metafora per i credi autoctoni, creato apposta per loro. Della difficoltà di trasmettere il messaggio del cristianesimo in modo efficace nell’arcipelago l’autore parla in una delle sue opere più celebri, Chinmoku (沈黙), il Silenzio.
CHINMOKU

La storia di Chinmoku è ambientata nel cosiddetto secolo cristiano, e, in particolar modo in quell’arco di tempo che va dal 1614, anno di inizio delle persecuzioni contro i cristiani, al 1641, anno della loro definitiva espulsione dell’arcipelago ad opera dello shogunato Tokugawa. La storia narra di due gesuiti, Rodrigues e un suo compagno, inviati in Giappone in seguito alla notizia dell’apostasia di un altro gesuita, ossia il Padre Ferreira.
I due fanno esperienza della difficile vita dei cristiani in Giappone e quando Rodrigues viene catturato riceve la visita di Ferreira, che ha cambiato il proprio nome in Sawano Chuuan. Ferreira cerca di convincere Rodrigues ad apostatare, in quanto costituirebbe l’unica via di salvezza dalle torture. Egli afferma che in Giappone non è possibile portare la fede cristiana, in quanto esso è come una palude. E tutto ciò che cade in questa palude pian piano affonda e marcisce, perdendo la propria essenza originaria e rimanendo, tutt’ al più, un vuoto involucro.
Paragona quindi l’idea di Dio diffusasi in Giappone a quella di una farfalla, della quale, dopo che è stata intrappolata dalla tela del ragno, non rimane che l’aspetto esteriore.
In Giappone quindi non si sarebbe venerato il Dio cristiano, ma un altro, un’immagine costruita sulla base della divinità originaria, che però ha perso la propria essenza, influenzata dallo spirito panteista dei giapponesi. E in tutto questo, fra le urla dei cristiani torturati, Rodrigues interroga sé stesso sul silenzio di Dio. Si chiede perché egli non intervenga, non gli parli, consigliandogli cosa fare.
FONTI
L. Bienati, P. Scrolavezza, La narrativa giapponese moderna e contemporanea, Marsilio, Venezia 2009.
L. Bienati (a cura di), Letteratura giapponese. Dalla fine dell’Ottocento all’inizio del terzo millennio, Einaudi, 2005.
















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