La struttura dei kanji

Kanji copertina

I kanji (漢字), letteralmente “caratteri cinesi”, sono una delle componenti del sistema di scrittura in uso nella lingua giapponese. Nonostante vengano usati nella lingua giapponese hanno avuto, come suggerisce il loro nome, origine in Cina. Sono stati importati nell’arcipelago attorno al V-VI secolo d.C. Vediamo nel dettaglio la struttura dei kanji nei prossimi paragrafi.

l’uso dei kanji nel tempo

Essendo un sistema di scrittura non solo particolare, ma anche molto antico, esso suscita spesso dubbi in coloro che si accingono ad affrontare lo studio della lingua giapponese. Alcune delle domande che spesso ci si pone sono le seguenti: Perché mai si usa ancora questo sistema di scrittura così strano? Non è scomodo? Perché non si scrive solo in kana? Perché non si usano i caratteri latini anche in giapponese?

È effettivamente difficile individuare delle cause precise, ma si può dire che la ragione per la quale i kanji sono ancora oggi in uso sia perché lo sono sempre stati. Sono stati importati nell’arcipelago quasi 1500 anni fa e per molti secoli sono stati l’unico sistema di scrittura conosciuto. Ma la ragione del loro continuato uso è anche l’enorme quantità di omofoni (parole dallo stesso suono) presenti nella lingua giapponese, che renderebbe assai difficoltosa la scrittura usando un sistema esclusivamente fonetico. Il fatto che i kanji abbiano anche una componente semantica al loro interno permette infatti di discernere tra i vari omofoni e comprendere con precisione di cosa si stia leggendo.

Il Kojiki, scritto tutto in kanji
Un esempio di testo dal Kojiki; al tempo i kana non esistevano e le tutto veniva scritto in caratteri cinesi

l’uso dei kanji oggi

In ogni caso, al giorno d’oggi essi vengono usati in misura leggermente minore che in passato e, specie tra le nuove generazioni, alcune parti della frase vengono ormai scritte prevalentemente in kana. Per esempio gli avverbi, alcuni termini che prevederebbero delle letture irregolari se scritti in kanji e quelle parole i cui kanji sono semplicemente caduti in disuso. In modo particolare i kanji vengono quindi impiegati oggi per trascrivere le parti del discorso definite “invariabili” (ad eccezione degli avverbi, che, come si è già detto, raramente vengono scritti in kanji), come i sostantivi, le radici dei verbi e quelle degli aggettivi (pseudoaggettivi compresi).

Tutte le altre parti del discorso vengono invece scritte spesso in kana, hiragana in particolar modo, essendo che i katakana vengono prevalentemente usati per il lessico di derivazione straniera (o gairaigo 外来語) e per le onomatopee. Fatte queste premesse, vediamo come si struttura un kanji nel prossimo paragrafo.

“144” by LAsachi is licensed under CC BY 2.0
Un esempio di kanji: in rosso vediamo evidenziato il radicale, in blu la onpu

la struttura dei kanji

I kanji sono caratteri che hanno delle caratteristiche comuni, presenti in ognuno di loro:

1. Un radicale. Il radicale è la componente che in molti casi porta il significato del carattere completo. Alcuni caratteri sono costituiti solo dal radicale e possono quindi diventare i radicali di altri caratteri. Non tutti i radicali hanno però un significato e alcuni servono solo a poter inserire dei kanji in una categoria per poterli elencare in maniera ordinata nel dizionario cartaceo.

2. Diverse letture. La maggior parte dei caratteri ha almeno una lettura di derivazione cinese (definibile quindi sino-giapponese), definita “lettura fonetica” o “ondoku (⾳読)” e almeno una lettura derivante da una parola della lingua autoctona, definita “lettura interpretativa” o “kundoku (訓読). In linea generale le lettura fonetiche vengono usate nei composti di più kanji, mentre quelle interpretative quando il carattere si trova da solo o accompagnato da hiragana (definiti in questo caso okurigana, 送り仮名). È bene sottolineare che questa NON è una regola fissa e che le letture sino-giapponesi dei caratteri possono comparire quando essi sono da soli, mentre quelle giapponesi quando i caratteri sono usati in composti. Esistono infine caratteri che hanno solo una o più letture sino-giapponesi e caratteri che hanno solo una o più letture giapponesi (questi ultimi molto più rari; si tratta dei cosiddetti “kokuji” (国字), ossia caratteri inventati direttamente in Giappone).

“63” by LAsachi is licensed under CC BY 2.0
Un esempio di kanji con due componenti che portano il significato

3. Uno o più significati, che talvolta possono anche essere legati alle letture stesse.

4. Delle componenti grafiche che non sono il radicale, ma che talvolta possono contribuire all’attribuzione del significato del carattere o, in altri casi, possono portare la lettura sino-giapponese del carattere stesso. In questo secondo caso tale componente prende il nome di onpu (⾳符) ed è interessante notare come molte volte la lettura sino-giapponese che porta è proprio quella della onpu stessa quando viene considerata come kanji singolo.

le diverse tipologie di caratteri

“34” by LAsachi is licensed under CC BY 2.0
Un esempio di pittogramma

Possiamo suddividere i kanji in quattro gruppi distinti a seconda della loro struttura.

1. Pittogrammi. Sono i kanji che riproducono visivamente un oggetto. Sono solitamente molto semplici e costituiti in molti casi solo dal radicale. Ecco alcuni esempi di pittogramma: ⽥ (risaia), 川 (fiume), ⽊ (albero), ⽕ (fuoco), ⼈ (persona).

2. Ideogrammi. Sono i kanji che riproducono visivamente un concetto astratto. Come i pittogrammi anche gli ideogrammi sono di solito molto semplici. Ecco alcuni esempi di ideogramma: 上 (sopra),下 (sotto), ⼊ (entrare), 出 (uscire), ⽣ (nascere/vivere).

“270” by LAsachi is licensed under CC BY 2.0
Un esempio di ideogramma

3. Kanji con una componente semantica e una fonetica. Questa categoria di kanji presenta caratteri suddivisibili in diverse parti, di cui una (il radicale o bushu 部 ⾸) porta il significato del carattere, mentre l’altra (onpu) porta la lettura sinogiapponese. Ecco alcuni esempi di questo tipo di kanji: 洗 (lavare), 字 (carattere), 寄 (avvicinarsi), 驚 (sorprendersi), 姓 (cognome).

4. Kanji con più componenti semantiche. Questa categoria di kanji presenta caratteri suddivisibili in diverse parti e il significato complessivo è deducibile dall’associazione dei significati delle parti singole. Ecco alcuni esempi: 林 (bosco), 森 (foresta), 武 (guerriero), 休 (riposare), 明 (luminoso).

PERCHÉ TUTTO QUESTO?

Dopo aver letto tutte le informazioni riportate sopra si potrebbe pensare: “Perché mai qualcuno che desideri studiare la lingua giapponese dovrebbe conoscere tutti questi fatti? Quale utilità avranno mai?”. Ebbene, una conoscenza almeno basilare della struttura dei caratteri cinesi può aiutare allo studio in diversi modi, in quanto lo studente potrà, durante il suo percorso, attingere a tali conoscenze per elaborare un proprio metodo di studio efficace, anche usando le caratteristiche strutturali dei kanji in maniera attiva, rendendo così la propria esperienza di studio un successo. Senza contare che l’evoluzione e storia del sistema di scrittura giapponese è un argomento interessantissimo da approfondire!

studiare il giapponese

Naturalmente lo studio degli ideogrammi va fatto secondo un metodo didattico serio. Difficile mettersi a studiare da soli, specialmente quando esistono tante pronunce e l’ordine in cui si scrivono i caratteri è così importante. Sono tanti i corsi di lingua giapponese in Italia, e tra i corsi sia in classe che online segnaliamo quelli patrocinati dall’Associazione Giapponese Ochacaffè.

Post Correlati

Leave a comment