Il naturalismo giapponese e Il futon di Tayama Katai

La residenza di Tayama Katai

Con la restaurazione Meiji (明治維新), avvenuta nel 1868, ricominciarono dei rapporti stabili e duraturi con i paesi esteri. In questo periodo aumentarono in maniera consistente gli influssi culturali provenienti dagli altri paesi, in grandissima parte di area euroamericana, che portarono a innovazioni non da poco nel panorama artistico-letterario. Vennero introdotte nuove correnti che già si erano sviluppate nei decenni precedenti in Europa; una di esse fu quella naturalista. Il naturalismo giapponese entrò a far parte della letteratura sia in ambito poetico sia in quello della narrativa. Analizziamolo più nel dettaglio nei prossimi paragrafi.

Emile Zola scrittore francese
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Emile Zola, il padre del naturalismo europeo

il naturalismo

Il termine che in giapponese designa il naturalismo è shizenshugi (自然主義) e venne usato per la prima volta dello scrittore Mori Ogai, che discuteva sulla applicabilità del metodo scientifico alla creazione artistica proposta da Émile Zola. Questo termine si riferiva al naturalismo di matrice francese, che costituiva il nucleo teorico della produzione naturalista in Giappone. Non presentava però le stesse caratteristiche del movimento che si sarebbe formato di lì a poco nell’arcipelago.

Per poter comprendere come si strutturò il naturalismo in ambito nipponico è necessario analizzare l’idea di naturalismo che aveva Zola, colui che meglio lo rappresentò nel panorama letterario francese: egli sosteneva che lo scrittore dovesse innanzitutto occuparsi di fatti. Bisognava, nel romanzo naturalista, attenersi in ogni modo possibile alla veridicità e alla fattualità degli eventi, per quanto essi possano essere noiosi o poco interessanti. Egli usa la metafora dello stenografo, che riporta tutto ciò che gli accade intorno senza lasciare la benché minima traccia della propria personalità nei suoi scritti. Nell’idea di Zola, quindi, lo scrittore non media e non giudica, ma fotografa la realtà.

Opera appartenente al moviimento del naturalismo giapponese
Edizione giapponese di Jigoku no Hana
influenza sugli scrittori giapponesi

Le idee di Zola lasciarono un’evidente traccia negli scritti di alcuni autori giapponesi, fra cui Kosugi Tengai (小杉天外) e Nagai Kafu (永井荷風). Il primo sosteneva infatti di non voler impressionare e colpire il lettore con cose che fossero straordinarie, ma con eventi “normali”, appartenenti alla quotidianità.

Il secondo, invece, nella prefazione alla sua opera Il fiore dell’inferno, in giapponese Jigoku no hana (地獄の 花), del 1902, sosteneva che nell’animo umano fossero presenti elementi di bestialità, ma che egli dovesse ritrarli con la propria scrittura senza alterarli in alcun modo, per dare un’immagine fedele della realtà dei fatti. A questo proposito citiamo la definizione data da alcuni autori a questa tendenza al realismo, definita gensho no saigen (現象の再現), ossia duplicazione del fenomeno, che prescindeva dalla moralità, ritraendo anche gli aspetti più oscuri della vita.

i due periodi del naturalismo giapponese

Il percorso naturalista in Giappone può essere diviso in due periodi; il primo naturalismo, o zenki shizenshugi (前期自然主義), e il secondo naturalismo, o koki shizenshugi (後期自然主義). La prima fase del fenomeno, definita anche zolaismo, o zoraizumu (ゾライズム), per la sua fedeltà alle direttive della letteratura zolaiana, è caratterizzata da scritti finalizzati alla critica sociale. A questo periodo appartengono gli scritti del già citato Kosugi Tengai. La seconda fase, invece, era più improntata alla letteratura “di confessione”. Comprende opere in cui gli autori parlano di vicende appartenenti anche al proprio vissuto autobiografico o ispirate ad esso, rivelando la parte più segreta e intima dell’animo umano. Per quanto riguarda questa fase, oltre a La trasgressione, Hakai (破壊), di Shimazaki Toson (島崎藤村), terminata nel 1906 e che ci dà anche un’interessante scorcio sul mondo degli eta (穢多), possiamo certamente citare la famosissima opera Il futon (蒲団), di Tayama Katai (田山花袋), completata nel 1907.

Il Futon, un romanzo di Tayama Katai
Il futon di Tayama Katai, opera emblematica del naturalismo giapponese

il futon

Il romanzo narra le vicende di un insegnante e scrittore di Tokyo, Takenaka Tokio (竹中 時雄), che riceve presso di sé una giovane fanciulla, Yokoyama Yoshiko (横山芳子), desiderosa di imparare da lui. Ella è una ragazza di provincia, molto ingenua e insicura, ma dal cuore puro; benché fosse sposato e con tre figli, Tokio se ne innamora. Questo porta a inevitabili problematiche a causa della differenza d’età fra i due, della loro relazione di maestro-discepola e a causa della gelosia di Tokio. Egli va infatti su tutte le furie dopo aver scoperto la relazione segreta intrattenuta dalla ragazza con un certo Tanaka (田中), anch’egli venuto dalla provincia e residente in maniera temporanea presso un ostello lì vicino.

Il romanzo fu molto importante nella storia della letteratura giapponese, in quanto affronta delle problematiche non da poco. Tra esse, la nuova morale di matrice occidentale, il suo impatto sulla società giapponese e le difficoltà affrontate dalla popolazione ad adattarsi alle novità dello stile di vita e del modo di guardare le cose. La forte componente personale e intima del romanzo gli è valsa il titolo di primo esempio di shishosetsu (私小説), o romanzo dell’io.

fonti

L. Bienati, P. Scrolavezza, La narrativa giapponese moderna e contemporanea, Marsilio, Venezia 2009.

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