Mishima Yukio l’autore suicida

Mishima Yukio

Forse l’autore giapponese più famoso e tradotto al mondo, Mishima Yukio l’autore suicida è stato candidato al premio Nobel per la letteratura nel 1968. Scrittore, saggista, poeta, regista cinematografico, fu un personaggio narcisista ed eccentrico attratto dalla bellezza in ogni sua espressione e che portò alla luce temi mai toccati prima. E’ vissuto durante il periodo della seconda guerra mondiale e dell’occupazione americana in Giappone.

E’ stato fortemente legato ai valori del “Bushido”, il codice d’onore dei samurai, e alla figura dell’imperatore. Fu, anche, il fondatore della Takenokai, “Società degli Scudi”, una milizia privata che si poneva come obiettivo principale la difesa dei valori tradizionali del Giappone.

EPISODIO PER CUI DIVENNE FAMOSO NELLA STAMPA MONDIALE

Nel 1970, assieme a 3 membri del gruppo “Takenokai”, occupò l’ufficio del Ministero della Difesa, durante una seduta della Dieta Giapponese, come rimostranza contro l’occidentalizzazione del Giappone. Per smuovere la coscienza del popolo giapponese, dal balcone, di fronte ad un esercito riunito pronunciò il suo discorso.

“[…]Dobbiamo morire per restituire al Giappone il suo vero volto! […] Ora testimonieremo l’esistenza di un valore superiore all’attaccamento alla vita. Questo valore non è la libertà! Non è la democrazia! È il Giappone! […]”

Yikio Mishima

Non ottenendo il successo desiderato ma, anzi, venendo deriso, davanti alla platea compì l’atto estremo di seppuku, il rituale del suicidio del samurai.

Yukio Mishima da bambino

Vita

Nato nel 1925, viene educato dalla nonna, figura eccentrica che in tenera età lo costringe ad indossare abiti femminili e, allo stesso tempo, lo avvicina alla letteratura classica e alle forme del teatro noh e kabuki. Osteggiato dal padre nella sua passione per la letteratura in quanto una “cosa da femmine”, viene iscritto alla facoltà di legge dell’università di Tokyo.

Nonostante questo viene in contatto e aderisce alla Nippon roman ha, la scuola romantica giapponese, di orientamento nazionalista. Nello stesso periodo si appassiona anche alla letteratura occidentale. Chiamato al servizio militare nel 1945, non superò la visita medica. Vedere sfumare la sua aspirazione più grande, ovvero la difesa in prima linea del proprio Paese, gli causò un forte trauma che lo portò alla creazione del suo ideale di “bella morte”.

Carriera letteraria

Laureato nel 1947, viene assegnato al Ministero delle Finanze, lavoro che abbandona per dedicarsi alle lettere. Nel 1948 Kawabata Yasunari diventò suo mentore e, nello stesso anno, iniziò la stesura di Kamen no kokuhaku, tradotto come Confessioni di una maschera, opera pubblicata l’anno successivo. Fin da subito suscitò scalpore per i temi trattati. Fece molti viaggi in occidente di cui, in particolare, apprezzò quello in Grecia, dove poté ammirare la bellezza della classicità greca del corpo da lui considerata perfezione. Nel 1958 è costretto a sposare Yoko, nonostante egli fosse un omossessuale non dichiarato ufficialmente, da cui ebbe 2 figli. Da questo stesso anno le sue opere cambiano e diventano “letteratura commerciale” finalizzata principalmente a soddisfare il gusto del pubblico. Di questo periodo, importante è Yukoku, “Patriottismo”, opera considerata una macabra anticipazione del suo suicidio. Muore suicida nel 1970.

Confessioni di una Maschera di Yukio Mishima

TEMI RICORRENTI

Considerato da alcuni critici un “Gabriele D’Annunzio orientale” a causa del suo impegno politico che si concretizzava con la sua letteratura. Fu critico nei confronti della letteratura autobiografica dello shishosetsu, romanzo dell’ “io” tipico del naturalismo giapponese, e nelle sue opere ricorre ad artifizi come la “maschera” per porre distanza tra “sé” e il protagonista. Attraverso le sue opere ha voluto ridare valore alle forme culturali, offrendo un modello culturale giapponese libero dall’americanizzazione e dall’occidentalizzazione.

Il suo successo in occidente è dovuto al suo alimentare il mito di un Giappone esotico, di geisha e samurai, nella visione che, in quegli anni, l’occidente ha del Giappone. Nelle sue opere troviamo il culto del corpo, in stile classicismo greco: forte, giovane e in salute, che egli è il primo a forgiare su di sé attraverso duri allenamenti.

Altri temi ricorrenti sono la bellezza, non solo del corpo in quanto tale ma anche dello spirito, la ricerca che, per Mishima, è la bellezza suprema, ovvero la “bella morte”, il solo  momento in cui la rigida divisione tra mente e corpo cessa di essere tale. L’autore brama la morte epica, quella che poteva essere vissuta solo in tempo di guerra, e non la morte “fregatura” del tempo di pace. Per questo durante tutta la sua vita cerca un motivo per cui valesse la pena morire.

Collegato al tema della morte vi è il tema dell’erotismo al centro dell’attenzione, soffocante e problematico. Nelle sue opere, inoltre, vi sono tutte le afflizioni che poteva vivere un uomo di quegli anni: l’anarchia della società, la crisi economica, i valori perduti di un Giappone ormai “occidentalizzato”.

L’argomento che, però, lo rese protagonista della critica e delle discussioni fu l’omosessualità, che in “Confessioni di una maschera” racconta come fosse una propria confessione.

Fonti

La narrativa giapponese moderna e contemporanea di Luisa Bienati, Paola Scrolavezza
Confessioni di una maschera Mishima Yukio
Spunti di letteratura giapponese

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