La Costituzione Meiji

Costituzione Meiji

La prima costituzione che l’Impero Giapponese abbia mai avuto fu la Costituzione Meiji (in giapponese Meiji Kenpo, 明治憲法), promulgata l’11 febbraio 1889. Una pietra miliare della storia giapponese, che cambiò drasticamente lo scenario politico dell’arcipelago.

LA FASE PREPARATORIA

Uno dei motivi principali per il quale in Giappone si sentì la necessità di promulgare una costituzione fu la ferma volontà della classe governante di dimostrare alle potenze occidentali quanto il loro paese fosse progredito e moderno, ottenendo quindi la revisione dei cosiddetti trattati diseguali, stipulati a Kanagawa (神奈川) nel 1854, che imponevano con le grandi potenze delle relazioni bilaterali sconvenienti per la parte giapponese.

Un primo tentativo di negoziazione era stato fatto dai partecipanti alla missione Iwakura, inviata negli Stati Uniti e in Europa nel 1871-73; non si ottenne però alcun risultato, vista la riluttanza della Gran Bretagna. Dopo un periodo di ammodernamento e riforme interne, quindi, si decise di passare all’azione dando forma a una legge fondamentale su modello occidentale. Il Giappone inviò colui che avrebbe poi ricoperto la carica Primo ministro per la prima volta nella storia giapponese, Ito Hirobumi (伊藤博文), a studiare diritto costituzionale in Germania e Austria, dandogli anche la possibilità di confrontarsi con alcuni dei maggiori giuristi dei suddetti paesi, come Rudolf von Gneist e Lorenz von Stein.

Il primo ministro giapponese Ito Hiborumi
Il duca Ito Hirobumi

LE PRIME RIFORME

Al suo ritorno in patria, Ito si mise al lavoro per attuare quanto appreso dalla sua esperienza in Europa, riformando innanzitutto gli ordini nobiliari. Si adottò un sistema analogo a quello delle monarchie occidentali, formato dai titoli, in ordine inverso di importanza, di barone, visconte, conte, marchese e duca (o principe). Nel 1885 si attuò quindi la prima riforma del governo, istituendo un Consiglio dei ministri, in giapponese naikaku (内閣), la cui presidenza spettò al Primo ministro. Questa carica, come si è già detto, spettò per primo allo stesso Ito. Grazie alla sua posizione egli poté continuare la riforma dell’amministrazione, costituendo un nuovo ordine che la costituzione stessa avrebbe poi confermato.

Nel 1888 lasciò quindi l’incarico di Primo ministro, che passò a Kuroda Kiyotaka (黒 田清隆), ottenendo in cambio la nuova carica di presidente del consiglio privato dell’Imperatore. Esso era un organo appena istituito con funzione consultiva per la redazione della Costituzione Meiji; avrebbe anche giocato un ruolo importante nella politica interna dei decenni successivi. Dopo mesi di incontri e discussioni si giunse all’inizio del 1889 alla versione definitiva della legge fondamentale, che sarebbe stata promulgata l’11 febbraio dello stesso anno, ossia nel 2549° anniversario della mitica fondazione dello stato da parte del primo sovrano Jinmu (神武天皇).

LA POSIZIONE DEL SOVRANO secondo la costituzione meiji

L'imperatore Meiji e la La Costituzione
L’imperatore Meiji

La Costituzione Meiji, così come lo Statuto Albertino nel Regno d’Italia, era una costituzione ottriata, ossia concessa al popolo per libera scelta del sovrano. Egli, quindi, non solo manteneva la sovranità, ma anche una vasta gamma di poteri che gli consentivano di partecipare attivamente alla vita politica nazionale.

Come illustrato al primo articolo, il sovrano era il capo dello stato e delle forze armate, trovandosi quindi al vertice sia della gerarchia militare sia di quella civile; aveva il potere di dichiarare la guerra e la pace, nonché di stipulare trattati con le altre nazioni. Esercitava anche il potere legislativo, di norma insieme al parlamento, ma in caso di emergenza anche da solo, necessitando solo in seguito dell’approvazione dell’assemblea deliberante, che non poteva però annullare le azioni del sovrano in modo retroattivo. Infine, lo stesso parlamento era convocato dall’Imperatore, che poteva anche sciogliere la Camera dei rappresentanti.

LA STRUTTURA DEL PARLAMENTO

Una delle maggiori novità poste in essere dalla Costituzione Meiji era sicuramente la presenza di un parlamento bicamerale; esso si articolava in Camera dei rappresentanti, in giapponese shugiin (衆議院) e Camera dei pari, in giapponese kizokuin (貴族院).

La Camera dei rappresentanti

La prima era l’assemblea dei rappresentanti del popolo, che però erano eletti a suffragio strettamente censitario, nonché maschile; questo comportava che il diritto al voto venisse dato a una ristretta porzione del popolo comune, che si stabiliva in base alla quantità di denaro che si versava allo stato sotto forma di tasse. In particolare, nel primo periodo poteva votare solo chi avesse versato almeno 15 yen in imposte dirette per un anno (o tre anni nel caso specifico dell’imposta sul reddito). Nel 1900 si abbassò il requisito a 10 yen e nel 1919 a 3 yen, fino ad arrivare al suffragio universale maschile nel 1925.

La Camera dei Rappresentanti giapponese, risultato della La Costituzione Meiji
“File:Chamber of the House of Representatives of Japan.jpg” by Kimtaro is licensed under CC BY 3.0
Panoramica della Camera dei Rappresentanti
La Camera dei pari

La seconda camera, invece, era composta quasi esclusivamente da membri delle cinque classi nobiliari sopra elencate. Avevano un seggio permanente all’interno della Camera dei pari tutti i principi imperiali, nonché i capofamiglia degli ordini nobiliari di duchi/principi e marchesi; gli altri membri erano eletti con un mandato di sette anni all’interno della nobiltà stessa. Oltre a queste, esistevano altre due categorie di persone che sedevano di diritto nella Camera dei pari ed entrambe erano nominate dall’Imperatore. La prima era quella di coloro che avevano svolto notevoli servizi per la nazione e avevano un mandato a vita; la seconda era quella di coloro che avevano versato un notevole ammontare di imposte statali, ma ne poteva essere scelto solo uno per provincia con un mandato di sette anni. Inoltre, nell’insieme questi due gruppi non potevano superare in numero i nobili presenti nella Camera.

La camera dei pari giapponese e la Costituzione giapponese
Stampa raffigurante la Camera dei Pari di periodo Meiji
L’imparità fra le Camere

Un ultimo fatto da notare parlando della composizione del Parlamento Meiji è posizione di sostanziale svantaggio della Camera dei rappresentanti rispetto a quella dei pari. Infatti la composizione della Camera dei rappresentanti era stata stabilita da un’apposita legge; in base a quanto stabilito dalla Costituzione stessa, la modifica di una legge richiedeva l’approvazione di entrambe le camere. Al contrario, la Camera dei pari aveva una struttura stabilita tramite un decreto, che per essere modificato non richiedeva nemmeno l’intervento del Parlamento. Questo in particolare però era stato redatto in modo da necessitare l’approvazione della Camera dei pari per un eventuale emendamento.

Ne risultò quindi che, mentre la composizione della Camera dei rappresentanti richiedeva un intervento congiunto di entrambe le assemblee per essere modificata, quella della Camera dei pari escludeva l’altra dal processo decisionale. La Costituzione Meiji, in definitiva, non era affatto democratica, specie nel primo periodo. Costituì però un importante passo avanti nella politica giapponese, che per la prima volta ammetteva una parziale partecipazione popolare. Essa si sarebbe allargata sempre di più nei decenni successivi, fino a giungere finalmente al suffragio universale nel 1947.

fonti e link

A. Revelant, Il Giappone moderno dall’Ottocento al 1945, Einaudi, Torino, 2018
L’imperatore Meiji

Post Correlati

% Commenti (1)

[…] che ha come obiettivo l’instaurazione del bene del Giappone su ampia base e la composizione di una costituzione di leggi. Un documento che ha avuto ed ha tutt’ora un forte impatto sulla società […]

Leave a comment