La via della spada: il kendo in Giappone

Kendo in Giappone

In Asia si sono sviluppate nel corso dei secoli una straordinaria quantità di arti marziali uniche nel loro genere.
Storicamente, queste arti marziali derivano da tecniche utilizzate nel passato come strumento di guerra e di difesa poi evolutesi, con l’avvento della modernizzazione, in sport utilizzati soprattutto come strumento educativo e formativo.
L’arte marziale che maggiormente viene insegnata in Giappone per i suoi valori e per il suo forte legame con la tradizione è il kendo. Il kendo in Giappone ha un significato che va oltre quello dell’attività sportiva: porta con sé valori profondi e caratteristici della cultura che l’ha codificato.

La disciplina della spada

Il kendoka giapponese
Kendoka pronto all’azione

Letteralmente, il termine kendo (剣道) significa “la via della spada”. Il nome stesso fa riferimento alla pratica da cui deriva: si tratta infatti dell’evoluzione di tecniche di combattimento utilizzate dai samurai nel kenjutsu.
L’arte del kenjutsu nasce per combattere e uccidere i nemici sul campo di battaglia e viene sviluppata dalla classe guerriera giapponese nel corso dei secoli. Tuttavia, a differenza del kenjutsu, lo scopo del kendo è cambiato col passare del tempo, diventando strumento di auto-disciplina sia a livello fisico sia a livello spirituale. L’obiettivo è percorrere “la Via” per migliorarsi e crescere come persone.

Attraverso un duro allenamento incentrato sull’affinamento di postura e tecnica, il praticante è portato a riflettere attentamente su di sé per creare uno spirito forte in grado di superare le difficoltà della vita con educazione, correttezza e saggezza, seguendo in questo modo le dottrine del buddhismo Zen.

I samurai e la mente vuota

Difatti molti samurai vivevano le loro vite seguendo i principi di questa scuola buddhista, modificando le loro sensazioni fino a provare una forte indifferenza nei confronti della propria vita, che veniva vista come semplice strumento per ottenere la vittoria sul campo di battaglia.

Uno dei concetti derivanti dal buddhismo Zen e che viene seguito anche all’interno del kendo è quello del mushin (無心), letteralmente “mente vuota”: consiste in uno stato mentale raggiungibile attraverso la meditazione che permette al praticante di liberare la propria mente da qualsiasi pensiero per essere pronto a tutto.

Il kendo oggi

I praticanti del kendo sono chiamati kendoka 剣道者, “colui che pratica il kendo”, o kenshi 剣士, “spadaccino”.
Al giorno d’oggi la pratica di quest’antica arte marziale non viene vista più come un privilegio, ma è aperta a tutte le persone senza alcun tipo di discriminazione. Di conseguenza, possono diventare kendoka sia gli uomini sia le donne, a partire da qualsiasi età.
Solitamente in Giappone si viene introdotti alla pratica del kendo già tra i 5 e i 6 anni per poi continuare fino ad età avanzate.

L’apprendimento del kendo avviene all’interno di ampie stanze con pavimento in parquet create appositamente per la pratica delle arti marziali, chiamate dojo (道場). All’interno dei dojo è fondamentale per un kendoka essere sempre rispettoso e mantenere una precisa etichetta. Per questo motivo, uno dei riti più importanti all’interno del dojo è il triplice saluto iniziale e finale rivolto ai compagni e al maestro.

il kendo in Giappone
Il kendo prevede l’uso di protezioni per le parti del corpo in pericolo
L’equipaggiamento di un kendoka

Ovviamente oggi non viene più utilizzata una katana vera, la quale è stata sostituita dallo shinai, un bastone formato da quattro canne di bambù. Secondo le regole del kendo, lo shinai deve essere impugnato con entrambe le mani e i colpi devono essere assestati come se lo si facesse con una vera spada, colpendo punti del corpo prestabiliti.

Tuttavia per la pratica dei kata, una serie di movimenti codificati che rappresentano varie tecniche di combattimento, viene utilizzato il bokken che è una spada di legno massiccio i cui colpi vengono conferiti sia con la lama che con la punta.

Per quanto riguarda, invece, l’armatura (bogu, 防具) è molto robusta e copre specifiche parti del corpo, ovvero la testa, la gola, i polsi ed i fianchi. Tuttavia, questa armatura non viene utilizzata fin da subito dai praticanti del kendo, bensì viene conferita successivamente su decisione del maestro.
E’ interessante notare che, nonostante il kendo possieda un sistema di avanzamento in base all’esperienza acquisita, non esistono simboli che evidenzino il livello dei combattenti. Infatti, l’abbigliamento tra i kendoka è pressoché identico.
Di conseguenza, l’esperienza del proprio avversario può essere intuita solamente assistendo direttamente agli incontri.

Il kendo in Giappone e nel mondo

Attualmente nel solo Giappone si ha la presenza di più di un milione di praticanti. Per quanto nel resto del mondo quest’arte marziale non sia ancora diffusa come le altre, si può vedere come nella propria terra d’origine venga tenuta in grande considerazione. Infatti, il kendo viene insegnato in tutti i gradi scolastici, comprese le università.

Il suo insegnamento e il suo esercizio sono considerati talmente importanti da essere largamente diffusi all’interno delle forze armate, tantoché la pratica professionale del kendo viene utilizzata all’interno di alcune unità speciali antisommossa giapponesi.

Nonostante all’estero sia meno diffuso che in patria, sono numerose le federazioni internazionali che hanno come scopo quello di gestire e promuovere la pratica del kendo nel mondo. Il maggiore di questi organismi è la International Kendo Federation (FIK), la federazione internazionale che raggruppa e coordina le organizzazioni di kendo nazionali e regionali con l’obiettivo di fornire un collegamento tra il Giappone e la comunità internazionale di kendo. Anche in Italia abbiamo una federazione ufficiale di kendo, chiamata Confederazione Italiana Kendo (CIK), che però non viene inclusa nel CONI.

Oggigiorno la competizione più prestigiosa a livello mondiale è certamente All Japan Kendo Championships, ovvero la gara maschile individuale organizzata annualmente dalla federazione nipponica.
Nonostante sia una disciplina che conta un discreto numero di atleti, purtroppo il kendo non rientra ancora a pieno titolo tra gli sport olimpici a causa della mancanza di un’idea univoca a riguardo  tra le varie federazioni. Per il momento gli appassionati e i praticanti del kendo sono costretti a seguire le competizioni organizzate dalla federazioni ufficiali, nell’attesa che l’affascinante mondo del kendo venga scoperto da sempre più persone.

Fonti

International Kendo Federation (FIK) (kendo-fik.org)
Federazione Italiana Kendo
Immagini: Photo by Darya Klevetova from FreeImages

Leave a comment