Shinbutsu shugo: sincretismo fra buddhismo e shintoismo in Giappone

Statua di Buddha in Giappone

Sono in molti a credere che il Giappone sia un paese di fede buddhista. In realtà, il discorso è più complesso. La tradizione religiosa giapponese è caratterizzata dal culto sincretico fra buddhismo e shinto, che si uniscono però senza mai fondersi.
Ma cosa rappresentano buddhismo e shintoismo in Giappone? E in che modo hanno sviluppato questo legame?

Primi passi delle religioni in Giappone

Il buddhismo arriva in Giappone nella prima metà del sesto secolo tramite la Cina, dove si era diffuso grazie alla Via della Seta che la legava all’India. Il primo riferimento al buddhismo, nel contesto giapponese, si trova nel Nishonshoki (Annali del Giappone). Qui si narra che il sovrano coreano inviò, nel 55 d.C, in Giappone un’ambasceria contenente immagini del Buddha Sakyamuni e dei sutra (testi sacri buddhisti). Prima dell’arrivo di questo nuovo insegnamento, invece, i culti religiosi erano legati ai villaggi.

Nei villaggi, infatti, il popolo giapponese viveva grazie alla coltivazione del riso, che era alla base dei riti comunitari in cui si univano gli abitanti del villaggio alle divinità tutelari del territorio: i kami. I kami sono degli dèi misteriosi e potentissimi legati alla natura che, se pacificati attraverso la venerazione, sono tranquilli. Ma se non vengono eseguiti loro dei rituali essi possono scatenare pestilenze, carestie e disastri naturali. Il culto dei kami era quindi volto a non fare adirare la divinità e a controllare le loro azioni. I kami sono innumerevoli e fra questi i più importanti sono, ad esempio, gli dei della terra, il dio della risaia, la dea della montagna e dei boschi, il dio del riso, Inari.

Tempio shintoista
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Sincretismo fra buddhismo e shintoismo

Con l’arrivo del nuovo insegnamento ha origine il cosiddetto Shinbutsu shugo (sincretismo di kami e Buddha), ovvero il processo che porta alla fusione della religione buddhista allo shintoismo. Infatti, piuttosto che abbandonare il vecchio credo, viene trovato il modo di far coesistere le due religioni. Questo processo è diviso in tre fasi. Inizialmente, i buddha e i bodhisattva[1]vengono venerati alla stessa maniera dei kami. Tuttavia, tramite questo modo di collocare le divinità del pantheon buddhista, non venne compreso appieno il suo insegnamento carico di un significato più sofisticato

Il messaggio di salvezza buddhista sembra raggiungere una dimensione più profonda con l’apparire degli hijiri e degli ubasoku, degli asceti itineranti che presero ad unire liberamente buddhismo, culto dei kami e daosimo. Essi si trovavano però ai margini del mondo religioso ufficiale, dove le nuove pratiche di sincretismo vedono la nascita dei cosiddetti “santuari-templi” (jinguji), inaugurando l’inizio della seconda fase di questo processo. Nei jinguji si svolgono riti di tipo combinatorio che hanno come protagonisti sia i buddha che i kami. Buddha e kami, tuttavia, non vengono posti sullo stesso livello. Questi ultimi, infatti, vengono considerati inferiori in quanto ancora prigionieri del ciclo delle rinascite (samsara). Nei santuari-templi, infatti, i monaci recitavano delle preghiere per i kami, con lo scopo di fargli raggiungere la liberazione.

Spiritualità in Giappone
tempio e paesaggio giapponesi
la svolta nei rapporti tra buddhismo e shintoismo in Giappone

E’ nella terza fase, però, che avviene una svolta fondamentale: i kami vengono infatti interpretati come divinità delle comunità buddhiste, ovvero delle emanazioni di buddha e bodhisattva per condurre gli uomini sulla Via per l’illuminazione. Questa teoria rappresenta il fondamento della religione giapponese che perdurò per molti secoli. Grazie al contatto con la legge buddhista, i kami non vennero più visti come spiriti potenzialmente pericolosi, ma piuttosto come la rappresentazione terrena di buddha e bodhisattva.

In conclusione, citando il Professor Massimo Raveri:

L’esperienza religiosa giapponese non deve dunque essere pensata come la storia della relazione dicotomica fra «due maggiori religioni», lo shintoismo «autoctono» e il buddhismo «straniero», ma piuttosto come un caleidoscopico schema di immaginari religiosi e di linguaggi rituali, intrecciati e poi continuamente rinegoziati nella prassi”.

Massimo Raveri

Kami e divinità giapponesi fanno spesso capolino anche in anime e manga, è qui che Il folklore incontra la cultura pop giapponese.

[1]Entità che una volta raggiunta l’illuminazione decide di rimanere in terra per aiutare tutti gli esseri a trovare la pace interiore

Bibliografia – buddhismo e shintoismo in Giappone

Raveri, M. (2014). Il pensiero giapponese classico. Einaudi.

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