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Il Man’yoshu: la più antica antologia poetica giapponese

Stampa di Katsushika Hokusai ritraente una delle poesie di Kakinomoto Hitomaro

Fin dai tempi antichi, in Giappone è stato prassi delle classi più colte comporre delle poesie in svariate situazioni, per esempio mentre si presenziava a qualche importante evento di corte o in occasione di alcune ricorrenze. A partire dal periodo Nara (710- 784), sono state compilate molte antologie che raccoglievano i componimenti dei membri della corte e altre personalità importanti; queste antologie sono state per alcuni poeti della tradizione giapponese dei veri e propri punti di riferimento per la composizione delle loro opere. Una tra le opere più importanti, fu il Man’yoshu la più antica antologia poetica giapponese (万葉集).

Man'yoshu: la più antica antologia poetica giapponese in edizione italiana
Edizione italiana di uno dei libri del Man’yoshu

LA PERIODIZZAZIONE DEL MAN’YOSHU

Il Man’yoshu, traducibile in italiano con “raccolta delle diecimila foglie”, venne ultimato nel 759 d.C., ossia a metà del periodo Nara (奈良時代), ma raccoglie le poesie composte da quella data a oltre un secolo prima. Vediamo quindi come è possibile dividere questa raccolta in base alle date di composizione delle opere in essa contenute.

Il primo periodo

Il primo periodo è quello che va dal 629 al 672. Questo periodo fu caratterizzato dall’assimilazione di numerose caratteristiche della cultura cinese tramite gli scambi con i coreani. L’evento di chiusura di questa prima fase fu la guerra Jinshin (壬申の 乱), una lotta interna per la successione dinastica che portò sul trono l’imperatore Tenmu (天武天皇). Caratteristica del primo periodo fu la grande presenza fra i poeti di membri della famiglia imperiale, fra cui spicca sicuramente la principessa Nukata (額 田王); fu lei a comporre la poesia qui riportata, che venne composta in un giorno in cui l’imperatore Tenji (天智天皇) si recò a caccia in una località che oggi corrisponde alla prefettura di Shiga (滋賀県). Si riporta qui il testo giapponese, la trascrizione in caratteri latini e la traduzione in italiano.

“茜草さす紫野行き標野行き野守は見ずや君が袖ふる”

akane sasu / murasakino yuki / shimeno yuki / nomori wa mizu ya / kimi ga sode furu

“Vado attraverso i campi di migliarino color rosso robbia e attraverso i campi battuti. La guardia del campo non ti ha visto scuotere la manica?”

Principessa Nukata
Il poeta Kakinomoto Hitomaro
Stampa raffigurante Kakinomoto Hitomaro di Kukichi Yosai

Il secondo periodo

Il secondo periodo va dal 673 al 710 e parte quindi dal regno dell’imperatore Tenmu, sopra citato, per concludersi con lo spostamento della capitale imperiale a Nara. Il poeta di maggior spicco di questa fase fu sicuramente Kakinomoto no Hitomaro (柿本 人麻呂).

Egli scrisse numerose elegie per la scomparsa di persone importanti, fra cui il principe imperiale Takechi (高市), figlio dell’imperatore Tenmu. La poesia che riportiamo qui fu composta poco prima della propria morte, per quanto ci siano dubbi sull’effettiva paternità.

“鴨山の岩根しまける我をかも知らにと妹が待ちつつあるらむ “

kamoyama no / iwane shi makeru / ware wo kamo / shira ni to imo ga / machitsutsu aruramu

“Senza sapere che sto per morire sul monte Kamo, facendo di una roccia un cuscino, mi starà aspettando mia moglie. “

Kakinomoto no Hitomaro

Il terzo periodo

Il terzo periodo, che va dal 710 al 733, ospita le poesie di molte delle personalità di maggiore spicco del panorama poetico del Giappone classico. Ricordiamo qui Yamabe no Akahito (山部赤人), specializzato nelle poesie brevi a tema naturalistico, Otomo no Tabito (大伴旅人), chiamato anche “il poeta del susino e del saké” per i numerosi riferimenti a questi elementi nei suoi componimenti. Infine, il celeberrimo Yamanoue no Okura (山上憶良), il cui decesso segna tra l’altro il termine del periodo in questione, che nelle proprie poesie trattò spesso di temi cari alla morale confuciana. Si riporta qui sotto una delle sue opere, in cui si esalta l’importanza della famiglia per il confucianesimo.

“憶良らは今は罷らむ子泣くらむそれその母も我を待つらむぞ “

okurara wa / ima wa makaramu / ko nakuramu / sore sono haha mo / wa wo matsuramu zo

“Io, Okura, ora mi devo accomiatare, i miei figli staranno piangendo e anche la loro madre mi starà aspettando². “

Yamanoue no Okura

Il quarto periodo

Il quarto e ultimo periodo va dal 733 al 759, che come si è detto è l’anno dell’ultima poesia. Questa fase vede come autore di maggior spicco il figlio di Otomo no Tabito, già citato sopra, ossia Otomo no Yakamochi (大伴家持). Egli è tradizionalmente considerato il compilatore della raccolta, ossia colui che ha messo insieme tutte le poesie in un unico volume. Egli è anche colui i cui componimenti compaiono in maggior numero nell’opera, essendocene oltre 450. Leggermente difficile è inquadrare le sue poesie in un quadro specifico, in quanto ne scrisse su vari temi, fra cui l’amore e la nostalgia di casa. Si riporta qui la sopracitata poesia conclusiva della raccolta, ossia la numero 4516.

“新たしき年の初めの初春の今日降る雪のいやしき吉事 “

aratashiki / toshi no hajime no / hatsuharu no / kyo furu yuki no / iyashiki yogoto

“Come la neve che cade all’inizio di questo giorno di inizio primavera del nuovo anno, vorrei che si accumulassero gli eventi lieti”

Otomo no Yakamochi
Paesaggio invernale, ispirazione per le poesie del Man'yoshu: la più antica antologia giapponese
“Kodai-ji in Winter 雪景色の高台寺” by Patrick Vierthaler is licensed under CC BY-NC 2.0
Un paesaggio innevato, protagonista dell’ultimo componimento della raccolta

I TIPI DI POESIA DEL MAN’YOSHU

Le poesie che compongono i venti maki (巻き) o capitoli del libro sono suddivisibili, per quanto siano presenti anche forme anomale o non ascrivibili a delle specifiche categorie, in tre gruppi. Vediamo quali sono.

Tanka (短歌)

Traducibile letteralmente come “poesia breve” è forse il tipo di poesia giapponese più noto in Occidente, anche se con il nome della sua variante riformata, lo haiku (俳句). Il tanka è composto da 31 sillabe divise in cinque versi secondo lo schema 5-7-5-7-7 sillabe per verso.

Sedoka (旋頭歌)

Il termine viene generalmente tradotto con “poesia che torna a capo”. Questo tipo di poesia non venne più molto utilizzato nei periodi successivi al Man’yoshu, per quanto in questa raccolta si trovi in modo relativamente frequente. In questo caso il numero di sillabe totali per poesia è 38, che si articolano in sei versi secondo lo schema 5-7-7-5-7-7.

Choka (長歌)

Letteralmente significa “poesia lunga”. Questo tipo di componimento non ha un numero predefinito di versi. In alcuni choka se ne trovano più di cento, in altri poco più di dieci, ma in ogni caso essi seguono un’alternanza di versi di 5 e 7 sillabe. Sono generalmente conclusi da un tanka, facente parte integrante del choka e che in questo specifico caso viene chiamato hanka (反歌).

Fonti Man’yoshu: la più antica antologia di poesia nipponica

P. Zanotti, Introduzione alla storia della poesia giapponese dalle origini all’Ottocento, Marsilio Editori, Venezia, 2012 Man’yoshu 万葉集, 20, 223, 337, 4516

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