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Il judo: la via dell’adattabilità

Judo_mano

Il judo si sviluppa in un periodo della storia giapponese molto particolare, ovvero durante il periodo di apertura e modernizzazione a modello delle potenze occidentali. Con l’arrivo del Commodoro Perry nel 1853, il Giappone fu pervaso da una corsa febbrile al rinnovamento, tanto da mettere da parte tradizioni proprie centenarie.

Coloro che subirono maggiormente l’avvento di questa rivoluzione culturale furono senza ombra di dubbio i samurai, simbolo della rigida struttura feudale che era appena stata superata. Con la graduale scomparsa dei samurai nel tessuto sociale giapponese, si assistette anche alla sparizione delle tecniche di combattimento da loro sviluppate.

Pochi anni dopo però, nel 1882, nonostante la situazione sfavorevole, un uomo di nome Jigoro Kano, spinto dal desiderio di insegnare ai più deboli come difendersi, decise di aprire una propria scuola di arti marziali chiamandola Judo Kodokan. Kano decise di modificare il termine da ju-jistu a judo, perché le arti da combattimento erano mal viste, ma soprattutto perché voleva sottolineare l’importanza di un percorso di crescita non solo fisico, ma soprattutto spirituale.

gli insegnamenti del judo

Seguendo un rigido codice morale, il judo insegna principalmente il controllo della mente e del corpo: durante un combattimento la mente dev’essere libera dalla paura e dal desiderio, in modo tale da essere concentrati solamente sul presente dell’azione.

Questo stato mentale della “tranquilla presenza” deriva dalle pratiche Zen e accomuna gran parte delle arti marziali giapponesi. A ciò, per la sua disciplina, Kano aggiunse il principio secondo il quale il judo significa ricercare “il migliore impiego di energie”, ovvero utilizzare proficuamente le proprie risorse, il proprio tempo, il lavoro, lo studio, le amicizie, al fine di migliorare continuamente la propria vita e le relazioni con gli altri.

Un altro valore morale insegnato a tutti nel judo è “non fuggire mai davanti ad un combattimento”: durante un allenamento, quando un judoka chiede di essere il partner per un esercizio libero, non si può rifiutare anche se è più forte.

Il judo costituisce un vero e proprio metodo educativo, la cui pratica costante e regolare, guidata dai principi filosofici e dal rispetto dei suoi fondamenti, favorisce l’autonomia, la padronanza di sé, il rispetto degli altri, e una migliore qualità di vita.

Tecniche di combattimento

Contrariamente al karate, lo scopo del judo è di far cadere il partner e riuscire ad immobilizzarlo schiena a terra, impedendogli di rigirarsi, assicurandosi però che non si faccia male. Non è previsto alcun colpo offensivo diretto, poiché l’obiettivo della tecnica di judo non è di fare male.

Allenamento di Judo
Un combattimento di judo ha lo scopo di atterrare l’avversario

Seguendo questa filosofia, uno dei primi insegnamenti che i judoka imparano riguarda proprio la caduta: ai praticanti viene richiesta la massima padronanza dei propri movimenti per essere in grado di cadere e di far cadere sempre in modo sicuro.

Per quanto riguarda, invece, le tecniche offensive, esse si possono categorizzare in tre gruppi:

  • tecniche di proiezione, utilizzate per sbilanciare l’avversario;
  • mosse di immobilizzazione, praticate quando l’avversario è steso di schiena sul tatami;
  • tecniche di controllo che portano a dominare l’avversario.

A quelle appena elencate, si possono aggiungere altre due tipologie di tecniche, ovvero: le tecniche di colpi e le tecniche di sacrificio.  Le prime sono utilizzate solamente in alcune tipologie di kata; le seconde sono chiamate così perché, se utilizzate, il praticante sacrifica parte del proprio equilibrio per far cadere anche l’avversario.

Combattimento sportivo di judo: la via dell'adattabilità
Combattimento di judo internazionale

oggi: il judo sportivo

Con il passare del tempo quest’arte marziale è stata adattata a sport. In particolare, la federazione  internazionale di judo ha lavorato alla stesura di vere e proprie regole da rispettare per vincere un combattimento agonistico. Furono stabiliti criteri come: i punteggi, la durata dei combattimenti ed eventuali sanzioni. Il judo è divenuto ufficialmente disciplina olimpica a Tokyo 1964 e ai Giochi di Atene 2004  è stato il terzo sport più rappresentato, con atleti da 98 diversi paesi.

E’ interessante sapere che il Judo è l’unica arte marziale inclusa anche nei Giochi paraolimpici; seppure con regole leggermente diverse dal judo originale e adattate alla situazione, questa disciplina è rivolta principalmente ad atleti ciechi delle classi B1, B2 e B3 riunite tutte insieme e divise soltanto dalle sette categorie di peso presenti anche nel judo olimpico.

Perché si pratica il judo: la via dell’adattabilità

Oltre ad essere incredibilmente d’aiuto per la salute, la pratica del judo permette a qualsiasi persona di imparare ad allenare il corpo e coltivare la mente attraverso tecniche di difesa.

Rappresenta un’opportunità perfetta per chi è timido o introverso poiché il judo può diventare un mezzo per esprimersi fisicamente e prendere coscienza di sé e delle proprie capacità. Anche per le persone più spavalde e indisciplinate può essere d’aiuto visto che le numerose regole presenti obbligano il praticante ad un rigido rispetto ed educazione.

Giovani praticanti di judo
Il judo è un’arte marziale adatta anche ai bambini

Considerando il forte messaggio educativo del judo, è utilizzato spesso tra i bambini per insegnare valori come la modestia ed il rispetto reciproco, in questo caso il Maestro inflessibile assume anche il ruolo di educatore.

Attualmente, nonostante la pratica di quest’arte marziale non sia facile, il Judo vanta milioni di praticanti in tutto il mondo, spinti dal desiderio di ottenere la totale padronanza delle tecniche insegnate, ma, soprattutto, del proprio corpo.

Fonti per judo: la via dell’adattabilità

Immagini di: Jonathan Borba on Unsplash
Samuel Castro on Unsplash
Mats Sommervold on Unsplash
Nathan Dumlao on Unsplash

La via della spada, il kendo giapponese

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