Ikebana: l’arte dei fiori

Ikebana, l'arte dei fiori

L’ikebana (生け花) è l’arte giapponese di disporre i fiori a scopo ornamentale o religioso. La traduzione letterale della parola ikebana è “fiori viventi” o “portare il fiore in vita” e può essere anche chiamata con il nome di kadō 華道, cioè “via dei fiori”, intendendo un cammino di elevazione spirituale secondo i principi dello Zen. La tradizione dell’ikebana, l’arte dei fiori, risale al periodo Heian, quando si facevano offerte floreali agli altari.

Significati dell’ikebana

Le composizioni ikebana si avvicinano molto alle sculture. Le forme risultanti sono varie e inaspettate, e possono variare ampiamente in termini di dimensioni e composizione, da un pezzo fatto da un singolo fiore a uno che incorpora diversi fiori, rami e altri oggetti naturali.

Nella cultura giapponese la maggior parte dei fiori, delle piante e degli alberi nativi hanno un significato simbolico e sono associati a certe stagioni. Così nell’ikebana tradizionale sia il simbolismo che l’avanzare delle stagioni sono sempre stati una componente fondamentale nello sviluppo delle composizioni. Alcuni degli elementi più comuni utilizzati sono l’erba di bambù, i rami di pino e di prugna durante il periodo dell’inizio dell’anno nuovo, i rami di pesco per lo Hinamatsuri (la festa delle bambine) a marzo, il narciso e l’iris in primavera, il giglio in estate e il crisantemo in autunno. Le pratiche moderne dell’ikebana richiedono la stessa sensibilità per le stagioni, così come per l’ambiente in cui viene fatta una composizione.

Equilibrio

I praticanti di ikebana, detti anche ikebanaisti, tagliano fiori e rami in forme irriconoscibili e possono anche dipingere le foglie di un elemento. I rami delle piante possono essere disposti per spuntare nello spazio in varie direzioni, ma alla fine l’intera opera deve essere equilibrata e contenuta. A volte, ma non sempre, le composizioni sono montate in un vaso.

Ikebana, composizione floreale
Una composizione poco tradizionale ma di grande effetto

Storia dell’ikebana, l’arte dei fiori

La origini dell’ikebana sono molto antiche: la sua nascita viene fatta risalire al VI° secolo d.C. in India e in Cina. Si diffuse in Giappone solo più tardi, dove prese piede in misura maggiore.

L’ikebana, durante i secoli, si trasformò da iniziale offerta agli dei in una multiforme espressione artistica. Le origini risalgono al periodo in cui il buddhismo, attraverso la Cina e la Corea, penetrò nell’arcipelago nipponico introducendovi, fra le altre, l’usanza delle offerte floreali votive.

In origine l’arte dei fiori era praticata solamente da nobili e monaci buddhisti, ovvero le classi elevate del Giappone; solo molto più tardi si diffuse in tutti i ceti, diventando popolare con il nome di ikebana. Il primo stile, piuttosto elaborato, fu il Rikka, che nella composizione comprendeva la presenza di sette elementi: tre rami principali e i quattro secondari. Subito dopo il Rikka, comparve lo stile Shoka. Era il XVII° secolo e si iniziava a sentire l’esigenza di semplificare l’arte, permettendo alla pianta di poter emergere nella sua semplicità. Questo filone difatti si caratterizza per l’estrema sobrietà.

Subito dopo venne lo stile Nageire, nella seconda metà del XVI° secolo che privilegiava vasi molto alti e composizioni particolarmente semplici e minimal.

Un altro stile è il Chabana. Questo è lo stile tipico e classico, che ritroviamo durante il rituale del Tè. Infatti, cha significa proprio tè mentre bana fiori. Si basa sull’utilizzo semplice di un solo bocciolo con accanto alcune foglie verdi.

Il bonsai e le sue origini

Fonti

Tuttogreen, ikebana, di Alessia
Artsy, What Is Ikebana? The Japanese Art That’s Making a Comeback, di Natalie Cenci

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