One Day You Will Reach the Sea di Nakagawa Ryutaro

Un viaggio in Giappone

In questo film visto al Far East Film Festival Mana è una ragazza che, nel giorno di benvenuto alle matricole, incontra quella che diventerà la sua amica confidente, Sumire. Vivranno nello stesso monolocale e si faranno promesse di eterna connessione. Scopriremo presto che quelli del loro rapporto sono flashback di vita di pochi mesi precedenti. Sumire infatti è rimasta vittima del disastroso tsunami che ha investito piccoli paesini costieri del Giappone trasformandoli, in pochi minuti, in cimiteri residenziali.

Vita e morte

La vita che si insinua nella morte e il viceversa avviene attraverso un montaggio abile nel non spezzare la linea narrativa e anzi che aggiunge, coerente con il tempo che scorre nel film, elementi che definiscono dettagli delle due ragazze. Mana è introversa, fragile, intrisa di malinconia ma decisa nell’affrontare il proprio percorso, Sumire è invece esuberante, convincente ma dalle imprevedibili reazioni.

Viaggiare in Giappone in treno
Il viaggio delle due amiche

La loro empatia e complicità si forgia immediatamente, sin dal primo giorno in cui Sumire riesce a sfilarla dall’imbarazzante e pressante corte dei ragazzi dei vari club del liceo.  E’ nell’iconico immaginario del quadro di vita scolastica e di crescita adolescenziale che il loro rapporto fonda la sua matrice. Vivranno nel monolocale di Sumire, dormiranno insieme e si terranno per mano in un’unione dal vago e sospeso aroma saffico ma che non lascia altro spazio che a una viscerale amicizia. Le loro mani si incontrano e si accarezzano, ma grazie all’abilità registica si trasmette un senso di connessione profonda. I loro scambi di pensieri saranno di vita, di amicizia e di futuri desiderati ma anche di domande senza fine. 

One Day You Will Reach the Sea di Nakagawa Ryutaro

Mara lavora in un ristorante come cameriera, rimane affascinata dalla musica che il direttore di sala programma per le cene. Sarà uno dei segreti che Mara cercherà di carpire. “Come fa a scegliere sempre la canzone giusta?” chiede al direttore. “Scelgo semplicemente quella che mi piace di più”. Ecco un segreto che lei inseguiva, il riuscire a vivere senza pensieri, facendo quello che dovrebbe essere l’attività più facile: fare quello che piace. Qui il primo sogno si spezza: il direttore, senza alcun preavviso di sorta, morirà e la lascerà in quello che diventerà un semplice luogo dove si servono pasti.

La nuova direzione, infatti, risparmierà sull’impianto sonoro e lei perderà quel piacevole collegamento verso quella persona per cui nutriva affettuoso rispetto. Il mistero adolescenziale continuerà. Il rapporto con Sumire continua nel contrappunto temporale finendo ingabbiato in un vicolo di freddezza e di allontanamento, causa un incrocio sentimentale con il fidanzato di Sumire.

One Day You Will Reach the Sea
Il luogo di lavoro della giovane protagonista
Lo tsunami

Il tempo diventa attuale e Sumire ha necessità di andare nel luogo dove tutto ha avuto inizio, dove cioè Sumire ha finito la sua vita, nel luogo dello tsunami. Mara raggiunge il luogo dove la sua amica ha respirato gli ultimi momenti di vita e si trova di fronte a una muraglia tutto intorno alla costa, una muraglia bianco vergine, un velo che nasconde la bellezza della natura di una costa per proteggere dal male della morte. Mara rimane a guardarla per interminabili secondi e la sensazione di oppressione attanaglia spettatore e protagonisti. La natura viene inibita nel suo sfociare nel mare magnum della vita. Non sarà quel luogo a ridarle quella pace che cercava, saranno le persone della comunità di testimoni diretti che hanno perso vite vicine a dare un senso alla patina di malinconica sofferenza che l’accompagna, malinconia che in verità l’ha accompagnata sin dal suo primo complice incontro con la sua amata amica.

Gli inserimenti di testimonianze di persone che nella realtà hanno perso qualcuno in quell’evento sono convincenti, rappresentano l’esplicita dichiarazione della  chiave di lettura filmica, quella cioè di voler percorrere una strada intimista e realistica, a un passo dal documentarismo. Questa stratificazione di generi è suggerita all’inizio da un’introduzione animata nel più nobile degli stili di animazione giapponese, con frame a scatti morbidi e tratti ad acquarello, all’insegna dell’onirico malinconico che preannuncia già lì una perdita. Non potrebbe essere altrimenti se vediamo il personaggio camminare in un’oceano di acqua  bassa che arriva a malapena al ginocchio dove si intravedono dei binari che puntano all’infinito. Mara riuscirà a rendere le esperienze di vita legate allo tsunami una propria forza per andare avanti e per scalare a una nuova visione, che se non le farà trovare le risposte, quanto meno la porterà a  più costruttive domande.

Per approfondire la tragedia di dello tsunami: Disastro di Fukushima: la letteratura risponde

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