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Creature mitologiche giapponesi: i cani procione tanuki

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Il tanuki, animale originario dell’estremo oriente e molto diffuso in Giappone, è un cane-procione con un aspetto simile a quello di un tasso. È infatti caratterizzato da un muso appuntito e da due caratteristici cerchi di pelliccia più scura intorno agli occhi. Nonostante sia di piccole dimensioni, i cani procione tanuki sono animali molto voraci che spesso causano problemi agli esseri umani che vivono nelle campagne. Forse è proprio per questo motivo che il tanuki è entrato a far parte del folklore giapponese e, nel tempo, è stato rappresentato come una creatura astuta e malvagia, anche se a volte un po’ ingenua e goffa, ma sempre dotata di poteri soprannaturali, come quello di mutare forma spesso utilizzato per ingannare l’uomo.

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Un tanuki in riva al fiume

La storia del tanuki

Il tanuki giunse in Giappone dalla Cina tra il IV° e il VII° secolo, insieme alla tradizione mitologica delle kitsune (volpi anch’esse facenti parte del folklore giapponese). Nell’antichità questo cane-procione era considerato uno spirito maligno portatore di sventura data la sua tendenza a perseguitare gli esseri umani e impossessarsi dei loro corpi.

Le prime testimonianze della figura del tanuki si ritrovano in testi letterari come il Nihon Shoki (720) e il Nihon Ryoki (787-824), cronache giapponesi risalenti rispettivamente al periodo Nara e al periodo Heian, in cui vengono descritti come misteriose creature in grado di tramutarsi in umani ed imitarne le azioni e i comportamenti.

Per lungo tempo i cani-procione sono stati considerati creature quasi divine e, pertanto, governatori del mondo naturale. Con l’introduzione del Buddhismo, tuttavia, hanno iniziato a perdere questo ruolo privilegiato e la loro raffigurazione intimidatoria e inquietante si è lentamente tramutata in quella ridicola che conosciamo tutt’oggi.

Il tanuki moderno

Come detto precedentemente il tanuki moderno ha caratteristiche molto diverse da quello del passato, sia nell’aspetto che nel ruolo. Nonostante lo si continui a rappresentare come un procione (o un tasso) antropomorfo, dal tardo periodo Edo (XVIII-XIX secolo) si è iniziato ad accompagnarlo con una foglia di loto sulla testa, un richiamo alla figura delle volpi cinesi che solo solite portare con sé un teschio umano.

Solo agli inizi del periodo Meiji la foglia di loto fu rimpiazzata da un cappello di paglia, simile a quelli indossati dai monaci itineranti e che venuvano utilizzati per ripararsi dalla pioggia o dalla neve; successivamente si aggiunse anche il particolare del tokkuri, un fiasco di sake che il tanuki porta sempre con sé. 

Le leggende del tanuki

Il tanuki è famoso soprattutto per la sua capacità di assumere le sembianze umane, ma uno dei suoi travestimenti è senza dubbio quello dei monaci (tanuki bozu) di cui sa intonare perfettamente i canti funerari rituali e di cui vi è una leggenda di uno dei tanuki più famosi di tutto il Giappone.

La teiera di un tanuki
Una teiera simile a quella della leggenda

La leggenda narra di Shukaku, un monaco buddhista che per molti anni dedicò la propria vita al tempio Morinji, nella prefettura di Gunma. Shukaku era molto conosciuto per il suo impegno, la sua gentilezza e per il fatto che si portava appresso una teiera che, apparentemente, era sempre colma di acqua calda. Una notte, mentre il monaco dormiva, un giovane novizio entrò per sbaglio nella sua camera e notò la coda di tanuki, scoprendo che in realtà Shukaku non era altro che un tanuki millenario che viveva da sempre come essere umano. Dopo essere stato scoperto, Shukaku decise di lasciare il tempio, scusandosi con gli altri monaci per il turbamento arrecato e questi, in segno di gratitudine, costruirono un santuario per venerarlo, che tutt’oggi è possibile visitare a Gunma.

Vi sono molte altre leggende sul tanuki e la maggior parte di essa si concentra sulla capacità di possedere spiritualmente un essere umano. La possessione viene chiamata Tanuki-Tsuki, che indica la situazione in cui la persona posseduta cambia completamente personalità e abitudini: può iniziare ad avere scatti d’ira, un forte desiderio sessuale, un sentimento di malinconia, ma soprattutto inizieranno a sentire il bisogno di mangiare tantissimo, finendo con l’ingrassare notevolmente. Tuttavia, quest’ultimo fatto è solo apparenza in quanto tutte le energie derivanti dagli alimenti ingeriti vengono consumate dallo spirito del tanuki mentre la persona posseduta, con il tempo, morirà per denutrizione.

Non c’è un vero e proprio motivo per cui il tanuki decida di impossessarsi di una persona, solitamente lo fa per divertimento e solamente la morte di uno dei due mette fine alla situazione, almeno che non si invochi l’aiuto dell’Onmyodo, una tecnica di divinazione e di arte magica giapponese.

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Un cane procione giapponese

Modi di dire

La figura mitologica e folkloristica del tanuki è talmente radicata nella tradizione e nella cultura giapponese che vi sono perfino dei modi di dire o dei proverbi che hanno come protagonista il tanuki. Uno dei detti più famosi è sicuramente “Toranu tanuki no kawazanyo”, che letteralmente si traduce con “fare calcoli su quanto valga la pelle del tanuki senza averlo catturato”, nel senso di pensare di disporre di un bene prima ancora di averlo effettivamente ottenuto.

Un altro modo di dire abbastanza famoso è “Tanuki neiri”, letteralmente “sonno da tanuki”, quando si vuole dire far finta di dormire, appellandosi alla caratteristica ingannevole del tanuki.

FONTI

Watabi, Tanuki, i cani procione del folklore giapponese, di Dafne Borracci
VadoInGiappone, Tanuki: animali del folklore giapponese, di Fabrizio Chiagano
Una leggenda sul tanuki giapponese di Paolo Napolitano

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