La percezione della morte in Giappone

La morte in Giappone

Ovviamente, come in ogni cultura, la religione ha un impatto significativo su come gli individui concettualizzino la morte e il dolore. In Giappone, dove le religioni principali sono lo shinto e il buddhismo, la morte è intesa come un’esperienza inevitabile, che non può essere controllata, con un alto coinvolgimento della famiglia durante i vari riti funebri.

Lo shinto e il buddhismo hanno visioni diverse sulla morte, e, vista la coabitazione di entrambe nel paese, non è raro che durante i funerali vengano praticate entrambe. Lo shinto, infatti, ha una visione più naturale della morte, legata al processo di nascita, crescita e morte, senza soffermarsi troppo sull’esistenza o meno di un possibile aldilà; al contrario, il buddhismo enfatizza la vita dopo la morte, soffermandosi specialmente sul concetto di reincarnazione basata sul karma.

La percezione della morte

Alcuni studiosi hanno registrato un cambiamento abbastanza repentino nell’atteggiamento dei giapponesi nei confronti della morte, attribuendone la causa alla diminuzione dell’influenza del confucianesimo sulla cultura giapponese. In passato, infatti, i valori confuciani predicavano la venerazione degli anziani, pertanto i riti funebri e l’onorazione dei defunti era una delle parti più importanti nella vita spirituale di un giapponese.

Ad oggi in Giappone si crede tendenzialmente che un essere umano sia composto da due parti: un’anima e un corpo. La morte non è vista come la fine della propria esistenza, ma come il momento in cui l’anima si allontana dal corpo. Pertanto, quando il corpo muore, la sua anima continua a vivere nell’aldilà, nella “terra dei morti”.

Analisi filosofia della morte in Giappone
La religione condiziona il modo in cui vediamo la morte

Questa “terra dei morti” non è che un altro regno, lontano dal nostro, la “terra dei vivi”, dove gli spiriti dei morti vagano, rimanendo però sempre in contatto con i loro cari, arrivando anche a “visitarli” durante determinati periodi dell’anno, come la stagione dell’Obon, ad agosto.

Alcune credenze culturali credono che le anime dei morti non riposino in un singolo luogo, ma siano invece in costante movimento tra la natura selvaggia, e che possano spesso apparire come fantasmi o spiriti nel momento in cui il mondo dei morti si sovrappone a quello dei vivi.

In generale si considerano i luoghi di sepoltura come percorsi verso il regno dell’aldilà, un luogo dove, attraverso la preghiera, si può raggiungere le anime dei morti per implorare la loro protezione su se stessi e sulle generazioni future.

Il processo del lutto

In Giappone è usanza riunirsi periodicamente durante l’anno per commemorare la morte di una persona cara. Questi incontri vengono organizzati molto spesso nei templi buddhisti, dove è possibile pregare e recitare degli specifici sutra funebri. Tuttavia, questi raduni non sono solo prettamente religiosi: l’incontro con i propri cari per ricordare la morte di qualcuno offre l’opportunità di confrontarsi e affrontare il lutto insieme. Spesso, infatti, questi raduni vengono utilizzati come “consulenze”, coinvolgendo tutti i presenti e parlando apertamente delle proprie emozioni.

Il rito funebre e l’organizzazione dei suddetti incontri sono molto importanti per i giapponesi e tutto il processo è organizzato in maniera formale, con disposizioni adeguate e compiti precisi da svolgere. Per questo molte famiglie nominano il parente più prossimo al defunto come “principale in lutto”, convogliando su di lui la responsabilità di tutta l’organizzazione, che include anche il rivolgersi agli ospiti durante il funerale, organizzare il processo di cremazione e, dopo, raccogliere le ceneri in un’urna tradizionale, spesso sistemata in un piccolo santuario nell’abitazione della famiglia del defunto. In Giappone, infatti, i defunti tendono ad essere molto rispettati, svolgendo ruoli importanti nella vita quotidiana dei vivi.

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Esempi di urne

Riti funebri

Come detto prima, è molto comune utilizzare la cremazione come forma di rito funebre. All’inizio la si usava soprattutto per prevenire, dal punto di vista sanitario, la diffusione di malattie; al giorno d’oggi la si usa soprattutto poiché non vi è effettivamente spazio per la sepoltura di ogni defunto.

Normalmente in un funerale gli ospiti offrono denaro in una busta apposita per aiutare la famiglia del defunto a pagare il funerale. Dopo la veglia si procede alla cremazione e il “principale in lutto” si occupa di sistemare le ceneri in un’urna tradizionale che poi può essere sotterrata, riposta in casa oppure la si può usare per spargere le ceneri, a seconda della volontà del defunto o della famiglia stessa.

Molto comune è anche il funerale shinto dove immediatamente dopo la morte i familiari coprono il tradizionale jinja di famiglia per proteggerlo da altri spiriti dei morti. Successivamente, dopo aver comunicato, informalmente, la notizia a altri cari e autorità civili, si esegue il rituale di purificazione composto da circa venti passaggi, tra cui portare cibo alla bara fino al giorno della sepoltura e la purificazione dello spazio con l’aiuto di un sacerdote.

Tuttavia, la celebrazione più importante in Giappone per onorare i defunti è sicuramente il Festival dell’Obon. L’Obon si svolge ad agosto, periodo dell’anno in cui si crede che gli spiriti dei morti possano tornare a visitare i vivi, e consiste in una vera e propria celebrazione. Infatti, non ci si limita a visitare le tombe dei propri cari e pulirne le lapidi, ma si accendono anche varie lampade e luci in una lunga processione per guidare gli spiriti nella loro discesa dalla “terra dei morti” alle abitazioni dei vivi.

Candela
Luce, simbolo di speranza
FONTI

Love to Know, How japanese culture views death and dying, di Gabrielle Appleubury
Cake, How does japanese culture view death & dying?, di Joe Oliveto
Tenshin, Lo Zen e il culto dei morti in Giappone – Obon
Yomi e Jigoku: inferni giapponesi di Anna Mazzi

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