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Karesansui: il giardino zen e la pace dei sensi

giardino-giapponese

Potrebbe essere la prima volta che sentite il termine karesansui (枯山水, natura secca), da noi infatti sono forse meglio noti, impropriamente, come giardini Zen

Nati proprio dall’ideologia Zen, i giardini karesansui utilizzano oggetti artistici naturali per esprimere la natura e l’universo. Si tratta di uno dei simboli portanti dell’estetica giapponese, basata su essenzialità e minimalismo. Ghiaia, sabbia e rocce sono le basi di questa forma d’arte che, arrangiati in complesse creazioni, assumono varie forme e significati. 

finestra su un giardino karesansui
Finestra tonda, creata per essere quasi una cornice al giardino karesansui che se cela dall’altra parte

Sabbia e ghiaia vengono rastrellate in modo tale da formare design lievi e increspati, detti samon (砂紋), che rappresentano così l’acqua che scorre; talvolta vengono anche collocati dei ponti sulla sabbia, per rafforzare l’immagine del movimento dei fiumi. Alcuni giardini includono nelle composizioni anche delle rocce, a simboleggiare le montagne cinesi. Queste intricate creazioni incorporano spesso anche alberi, muschio, arbusti, e numerosi elementi acquatici.  

I karesansui sono tendenzialmente delimitati da mura e vengono creati in modo tale che si possano osservare da un’unica prospettiva, ad esempio i porticato dell’hojo, le stanze dell’abate in un monastero. 

COSA FARE

Come già accennato in precedenza, questi giardini non sono stati creati per essere esplorati, ma solo per essere contemplati da un punto predefinito, predisposto al fine di concentrare l’attenzione dei visitatori in punti ben precisi dello spazio. Ma il giardino non è solo rappresentazione di montagne, fiumi e natura: esprime anche, e soprattutto, la visione buddista del mondo, in un assoluto minimalismo. 

In un Giappone caratterizzato da un costante rumore di sottofondo, il fascino dei giardini karesansui sta proprio nel loro silenzio, che permette all’uomo di allontanarsi dal brusio di tutti i giorni e dedicarsi all’auto-riflessione.

giardino zen in miniatura
Un piccolo giardino karesansui
La STORIA 

L’origine di questi giardini “secchi” è individuabile nel Periodo Heian (784-1185), più nello specifico le prime testimonianze dei karesansui sono associate ad un antico manoscritto chiamato Sakuteiki (作庭記, Annotazioni per la Preservazione dei Giardini) che si ispirava ai giardini cinesi della Dinastia Song (960-1279).

I giardini raggiungono il picco della loro popolarità durante il Periodo Muromachi, quando i samurai acquisirono importanza: con l’ascesa della classe guerriera, che prendeva come punto di riferimento il Buddhismo Zen come esempio di massima conoscenza, anche i giardini karesansui divennero, su ispirazione Zen, luoghi di meditazione. Siccome la bianca sabbia che caratterizzava molti di questi giardini iniziò a rappresentare la purezza, divennero anche luoghi rituali e cerimoniali. I giardini karesansui dei templi Saiho-ji, Tenryu-ji, e Ginkaku-ji sono stati ideati in questo periodo. 

SEI TIPOLOGIE di Karesansui: il giardino zen

Esistono numerosi karesansui, a volte sono composti unicamente da rocce, a volte creano intensi contrasti tra la vegetazione rigogliosa e la sabbia, o le rocce bianche…

Siccome i motivi sabbiosi nei giardini vengono disturbati dagli agenti atmosferici, come la pioggia, ma anche dagli animali, ad esempio gli uccellini che atterrano, è necessario ricrearli ad intervalli regolari, per questo è necessaria una profonda dedizione e una grande cura. 

porticato per ammirare un giardino Karesansui
Tipico porticato di un’abitazione tradizionale giapponese, da dove si ammira il karesansui.

Come già anticipato dal titolo esistono fondamentalmente sei differenti tipi di giardini karesansui, guardiamo insieme come vengono suddivisi e quali sono le loro caratteristiche principali!

  1. Hiraniwa, giardino piatto, come dice il nome stesso questi giardini vengono creati su un terreno pianeggiante;
  2. Jun-Hiraniwa, giardino semi-piatto, molto simili agli hiraniwa, questi giardini aggiungono solamente alcune basse montagne;
  3. Kareike, stagno secco, questi giardini utilizzano disposizioni di rocce per creare la forma di uno stagno, in alcuni il muschio sostituisce i sassi e, quando piove, l’acqua si accumula in quelle zone andando a creare un vero e proprio stagno temporaneo; 
  4. Karenagare, ruscello secco, motivi di sabbia e piccole rocce simboleggiano, in questi giardini, lo scorrere dell’acqua; 
  5. Tsukiyama, colline artificiali, in questi giardini vengono sfruttate le pendenze per rappresentare cascate e corsi d’acqua; 
  6. Giardini Unici, in questo caso si tratta di giardini composti interamente da sabbia bianca, oppure di giardini che non rientrano nelle categorie precedenti. 
FONTI su Karesansui: il giardino zen

KCP International; The Serenity of Karesansui: Japanese Rock Garden, di Yasuka
Matcha; Karesansui Gardens – Japanese Encyclopedia di ニコ tradotto da Lester Somera
Japanese Architecture and Art Net Users System; Karesansui – 枯山水

La pittura Zen giapponese: Kichizan Mincho di Nicole Renè Sanzeni

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