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Japan Sinks 2020

Il DVD di Japan Sinks 2020

Da quando esiste il cinema, in Giappone sono state pubblicate moltissime opere riguardanti i terremoti. Sembra quasi una conseguenza logica, considerato che il Giappone è uno dei paesi più sismicamente attivi al mondo. In questo articolo ci soffermeremo su un anime uscito non molto tempo fa, nel 2020, intitolato “Japan Sinks: 2020” (日本沈没2020). Un anime che in realtà non ha messo d’accordo proprio tutti, che può lasciare a volte con molte domande a cui non si riesce a dare una risposta, ma che può essere uno spunto su come i giapponesi convivono con i terremoti e su come affrontano le avversità.

Breve trama di Japan Sinks 2020

L’anime è ambientato a Tokyo nel 2020, anno in cui le olimpiadi si sarebbero dovute tenere proprio lì (anche se come sapete alla fine, nella realtà, a causa del coronavirus sono state posticipate), e si concentra su una famiglia in particolare, la famiglia Mutō. È composta da padre, madre, e due figli, una ragazza e un bambino. Il padre è giapponese, mentre la madre è filippina, con i figli che quindi sono metà giapponesi e metà filippini. La storia ha come fulcro un devastante terremoto che sconvolge non solo la famiglia Mutō, ma anche le vite di tutti gli altri abitanti del Giappone. Vengono raccontate le vicissitudini che questa famiglia ha dovuto affrontare per sopravvivere ad un evento così catastrofico, molto spesso con esiti negativi. I protagonisti infatti si confrontano con difficoltà emotive, morali e anche fisiche, legate alla sopravvivenza in un mondo che cambia rapidamente. Infatti, l’ostacolo più grande che dovranno affrontare è capire come possono mettersi in salvo da un Giappone che sta velocemente e inesorabilmente sprofondando sotto il livello del mare.

Senza entrare troppo nei dettagli di Japan Sinks 2020 (per evitare spiacevoli spoiler), si può dire che la serie esplora temi di speranza, disperazione e resilienza, mostra le risposte della società e del governo di fronte a una calamità di proporzioni mai viste, si concentra sul coraggio e sulla lotta per la vita anche nelle situazioni più estreme.

Uno spunto su come i giapponesi convivono con i terremoti

La serie non tratta solo del terremoto, anche se è l’argomento principale, ma anche di molti altri temi, purtroppo non accuratamente approfonditi a causa del fatto che la serie è decisamente corta. Sebbene non molto approfonditi, questi temi aiutano meglio a capire come in una situazione di grave disastro non sempre la società riesce a funzionare secondo le regole, portando a comportamenti decisamente violenti e addirittura in alcuni casi all’anarchia.

Per poter sopravvivere in una situazione catastrofica le persone sono capaci di tutto: capaci di rubare, di ferire altre persone, in poche parole di seguire l’espressione “meglio la mia vita che la tua”. In situazioni come quelle descritte dall’anime, molto spesso i governi non sono capaci di dare le giuste risposte, e non sono nemmeno capaci di aiutare la popolazione come dovrebbero, o almeno non tutta.
Ciononostante, le persone sono anche capaci di resistere alle avversità, covando dentro di sé speranza e resilienza.

Il romanzo originale e le differenze

La base della trama di “Japan Sinks: 2020” è in realtà molto ispirata al romanzo omonimo uscito nel 1973, scritto da Sakyo Komatsu, diventato un best-seller all’epoca: una serie di forti terremoti devasterà il Giappone e lo farà sprofondare. Sebbene la base sia la stessa, in realtà esistono differenze sostanziali tra le due opere. Come abbiamo detto, nella serie anime del 2020 la storia segue le vicissitudini della famiglia Mutō, e in generale esplora nei limiti delle sue capacità il come, non solo la famiglia Mutō, ma anche tutte le altre persone si relazionano tra di loro durante un evento disastroso. Si concentra anche sul come le persone reagiscono a questi fenomeni e quali strategie adottano per sopravvivere.

Nell’opera originale invece, il focus era stato posto sulla scoperta di un crepaccio che avrebbe causato un grande terremoto, sullo scienziato che lo ha scoperto, e sul come il Giappone avrebbe proceduto all’evacuazione dei suoi cittadini. Quindi come potete vedere, il focus è stato posto su due aspetti diversi.

Se mai vi stesse domandando però quale dei due vale la pena guardare/leggere, la risposta migliore è entrambi! Per quanto l’anime non sia riuscito ad esplorare in profondità tutti i temi che ha presentato, e per quanto vengano rappresentate a volte situazioni illogiche, è comunque consigliabile una visione: entrerete in un vortice di sensazioni da cui riuscirete ad uscire solamente una volta terminata la serie!

Una volta finita la visione dell’anime, che riprende il romanzo anche in una chiave più moderna, si consiglia appunto la lettura del romanzo, sicuramente anch’esso pieno di emozioni, ma riuscito decisamente meglio, in cui tutti gli avvenimenti sono spiegati e nulla è lasciato al caso.

Come convivono i giapponesi con i terremoti?

Partendo dalla considerazione che la maggior parte delle situazioni descritte nel romanzo e nell’anime sono decisamente irrealistiche, esse possono essere il punto di partenza per una riflessione su come i giapponesi convivono con i terremoti, e su come le esperienze passate hanno fatto in modo che disastri precedenti non si verifichino più.

Come avete avuto modo di capire, il Giappone è veramente una delle zone della Terra con il più alto numero di terremoti: hanno la capacità di distruggere edifici, interrompere le forniture di acqua, gas ed elettricità, e più in generale di sconvolgere la vita delle persone che li vivono.

Purtroppo i terremoti non si possono prevedere, ma si possono prendere delle misure per prevenire i danni da loro causati.
Già dal 1923, anno del disastroso terremoto del Kanto, il Governo ha emesso alcuni regolamenti sulla costruzione degli edifici, ma è stato nel 1950 con la Building Standard Law che si sono cominciati a fare i primi grandi passi. La legge prevedeva che gli edifici fossero costruiti in maniera tale da poter resistere un terremoto fino al settimo grado di magnitudo. Con l’emendamento del 1981 (New Earthquake Resistant Building Standards Amendment) si sono invece aggiunti ulteriori dettagli alla legge del 1950: gli edifici dovevano sì resistere un terremoto di magnitudo 7 in modo da poter essere ancora utilizzati senza problemi, mentre per terremoti più forti possono anche subire danni considerevoli ma l’importante è che non devono crollare.

In questa maniera il focus viene posto non tanto sull’integrità dell’edificio, ma sull’incolumità delle persone che si trovano al suo interno: in altre parole, non è importante che l’edificio subisca danni oppure no, ma che in qualsiasi caso non possa crollare, così che le persone al suo interno non rischino la vita.

Terremoto di Kobe
La distruzione lasciata dal terremoto di Kobe
La progettazione degli edifici in Giappone

A seconda del tipo di edificio si usano strategie strutturali diverse, ma uno dei metodi in generale più efficaci è quello di rafforzare la base con travi, pilastri e muri più spessi per resistere meglio alle scosse. Un’altra tecnica è quella di separare l’edificio dal movimento del terreno: installando dei cuscinetti realizzati in materiale assorbente come la gomma alla base di un edificio, l’impatto della scossa sulla struttura può essere smorzato considerevolmente. Per quanto riguarda edifici tradizionali, vengono adeguati il più possibile per renderli più resistenti ai terremoti, considerato che essi sono generalmente molto vulnerabili alle onde sismiche.

Prepararsi alle emergenze

Nonostante tutti questi accorgimenti, non c’è mai la sicurezza al 100% che le strutture siano infallibili. Molte volte il problema non è nemmeno causato dal terremoto in sé, ma dalle conseguenze che può provocare, come per esempio gli incendi o gli tsunami. Per questo è necessario che le persone siano preparate ad ogni scenario possibile. In Giappone, infatti, sono comuni piani di evacuazione e anche esercitazioni.

Tutti i luoghi pubblici sono dotati di kit di emergenza e viene consigliato ai cittadini di averne di pronti anche nelle proprie case. In più esiste un sofisticato sistema di allarme precoce dei terremoti che può aiutare le persone a trovare un posto sicuro in cui proteggersi in previsione di una scossa: non si tratta di prevedere il terremoto in sé, ma di avvisare la popolazione che un terremoto è appena avvenuto, e quindi dare ai cittadini quei secondi preziosi per prendere le dovute precauzioni.

Infine, ai giapponesi viene insegnato fin da bambini come comportarsi in caso di terremoto: azioni semplici come ripararsi sotto un tavolo, evacuare in sicurezza e raggiungere il punto di raccolta più vicino sembrano azioni banali, ma non per un bambino, quindi è indispensabile che vengano insegnati i comportamenti corretti affinché in futuro da grande sappia come comportarsi.
Nonostante tutte le precauzioni esistenti in Giappone, e nonostante tutti sappiano come bisognerebbe comportarsi in caso di terremoto, molto spesso capita che una persona di fronte ad uno stress psicologico forte si ritrovi confusa, e non capisca più cosa si dovrebbe fare: questo potrebbe essere un serio problema perché potrebbe eventualmente mettere a rischio la sua vita. La sfera psicologica resta dunque un aspetto su cui c’è ancora bisogno di lavorare.

Fonti su Japan Sinks 2020 e sui fenomeni sismici in Giappone

日本沈没2020』は何を描いたのか? 賛否呼んだ同作の狙いを、原作との比較から考察, in “Real Sound”, di Endo T.

National Geographic: Japan spent decades making itself earthquake resilient. Here’s how. di Hagerty C.

L’allerta precoce dei terremoti: una tecnologia tutta giapponese di Luca Malusa

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