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Paledusk: intervista a Kaito

Paledusk

Siamo andati al concerto di Paledusk a Milano, e non ci siamo persi l’occasione di fare una intervista a Kaito, cantante e leader del gruppo.

Gloria: Non è la vostra prima volta in Italia, né in Europa, ma è la prima volta come headliner. Vedi una differenza in questo senso, anche tra Europa e Giappone.

Kaito: Ok, sì, ci sono molti punti, ma per me la prima cosa importante è il cibo. Siamo asiatici, quindi ci piace mangiare riso a ogni pasto, sempre. Ma soprattutto a Londra e nel Regno Unito, dopo lo spettacolo, adesso che siamo gli headliner, magari finiamo verso mezzanotte. E sapete, più o meno verso mezzanotte è difficile trovare del buon cibo. Quindi, ogni volta dovevamo mangiare kebab, kebab, kebab, ma in Italia, soprattutto in Italia e Spagna, ci sono così tanti tipi di cibi a base di riso, sai cosa intendo? Tipo il risotto. É così, mi piace l’Italia. Ma soprattutto, quando siamo con la band, c’è il jet lag: il fuso orario è un nemico fortissimo per noi, perché quasi ogni volta che atterriamo, arriviamo e abbiamo uno spettacolo ed è difficile per noi. É come una specie di jet lag, il fuso orario è così difficile per noi, ma alla fine ci siamo ambientati, perché oggi è il decimo giorno, il nono o il decimo, quindi alla fine ci siamo abituati e ora stiamo bene.

G: A proposito del pubblico, quali sono le differenze tra quello giapponese e quello europeo?

K: Allora, per questo tour abbiamo ottenuto tanti nuovi fan da Gachiakuta, Gachiakuta è un grande anime in Giappone. Prima di questo tour, quando siamo venuti in Europa, pensavo che i nostri fan fossero “aggressivi” per via del tipo di musica, questo è molto buono, voglio dire, ma ora abbiamo nuovi fan dall’animazione, tipo otaku, quindi i Paledusk hanno un tipo di musica pesante e per alcune persone è la prima esperienza con un concerto metal. Ma se non avessimo potuto fare una canzone per Gachiakuta, forse questi otaku, questi fan della cultura giapponese non avrebbero incontrato la musica di Paledusk. Quindi ora abbiamo così tanti, tantissimi fan in generale, tipo fan del metal, fan dell’hardcore, fan dell’animazione, mescolati, ed ora abbiamo creato una grande atmosfera per tutti negli stessi posti, questa è una cosa molto importante.

Questa è una differenza con il Giappone, perché in Giappone l’animazione è una cosa così normale per tutti, così vicina a tutti, ma fuori dall’Asia, come in Europa, i fan europei dell’animazione sono così coinvolti, anche nella musica, così rispettosi, quindi questa è una differenza, ma entrambi sono fantastici, adoro il pubblico giapponese e anche quello europeo, sì.

G: Lo scorso ottobre eravate la band di apertura del tour europeo degli One Ok Rock. Cosa ne pensi? Cosa avete imparato da loro, cosa ne avete tratto anche in termini di pubblico? Anche qui ci sono molti fan.

K: Sì, sì, abbiamo imparato tantissime cose dagli One Ok Rock, ma la cosa più importante è che una grande band ha una grande famiglia, una grande crew e un ottimo rapporto con i membri: si rispettano a vicenda, questo è molto importante per una band, sai cosa intendo…Quello è stato il nostro primo tour fuori dall’Asia con una band giapponese e, naturalmente, dato che la nostra prima lingua è il giapponese abbiamo potuto parlare in modo molto profondo, parlare l’uno all’altro ogni sera. Ogni sera soprattutto Taka mi diceva “la performance europea di oggi è “così”, “questo punto è buono, ma questo punto è cattivo, quindi domani dobbiamo fare di più, so che ce la puoi fare”. Quindi direi il rapporto, un buon rapporto è la cosa più importante: questa è una cosa molto importante per i Paledusk, l’ho imparato da loro.

G: Quando siete venuti in Europa la prima volta avete preso parte a dei festival e, dall’inizio dell’anno, avete partecipato anche a molti festival in Giappone. Qual è il tuo preferito finora in Giappone?

K: Sì, sì, tanti festival, sì…
Questa è una domanda difficile, perché quando partecipiamo ai festival, sai con ogni festival noi abbiamo un buon rapporto, quindi per ora, in questo momento, adoro il Blarefest, organizzato dai Coldrain. Ci sono così tanti festival tra i nostri festival preferiti, ma il Blarefest lo adoro, perché i Coldrain in un certo senso, non troppo, ma in un certo senso sono simili al nostro genere musicale in Giappone. Ora ho 28 anni, ma ho incontrato Coldrain quando avevo tipo 20 anni. A quel tempo la mia band era davvero così piccola, ma i Coldrain ci hanno dato un’opportunità, ci hanno portato in venue importanti e hanno suonato insieme a noi, quindi abbiamo così tanta storia insieme…abbiamo una lunga storia, un legame profondo. Rispettiamo i Coldrain e anche il festival, quindi sì, è il mio preferito.

G: Ho visto che quest’anno la scaletta era pazzesca, vero?

K: Sì, sì, sì, sì. Esattamente. Esattamente, sempre sold out ogni volta.

G: In generale, il vostro genere musicale è definito metalcore. Come definiresti il ​​vostro genere musicale, se ne dai una definizione?

K: Questo è davvero difficile. È anche il motivo per cui ho chiamato il tour “What is Paledusk??”. Perché canto nei Paledusk ma a volte alcune persone, mi chiedono “che tipo di genere musicale è Paledusk?”
Questo è diventato ormai un meme ricorrente, ma non riesco a rispondere in modo così facile perché la domanda è legittima. I Paledusk fanno musica un po’ folle, quindi, posso dire folle, ma a volte pesante, a volte pop, a volte arrabbiata, a volte, tipo, allegra. Questi sono i Paledusk. Tante, tantissime emozioni in questa musica heavy.

G: Quindi, cosa diresti agli italiani che ancora non vi conoscono bene per convincerli a iniziare ad ascoltarvi? Insomma se aveste un pubblico italiano che ancora non vi conosce, cosa direste? “ascoltateci, perché…”

K: Ascoltaci perché, se ancora non conosci i Paledusk, la tua vita fa schifo. Quindi, forza. Fermati un attimo, prendi le cuffie e prendi il tuo iPhone, il tuo telefono, apri Spotify, Apple Music e cerca Paledusk e andiamo insieme all inferno. Ah ah ah!
Sì. Beh, siamo sempre pronti ad accogliervi, quindi venite ai nostri show. Per favore venite ai nostri spettacoli ogni volta che volete, noi vi aspetteremo. Tutto qui.

Paledusk in concerto a Milano
Kaito nel concerto a Milano
G: Rispetto al passato, molti più artisti giapponesi vengono a suonare all’estero, negli Usa, in Europa… Cosa ne pensi delle possibilità per le band giapponesi di affermarsi al di fuori del Giappone? Quale potrà essere in futuro il ruolo delle band giapponesi fuori dal Giappone? Le condizioni fuori sono ancora difficili?

K: Penso che sia molto più facile rispetto a qualche anno fa, perché, ad esempio, Crossfaith, Crystal Lake, Coldrain e Babymetal, alcune altre band giapponesi, hanno iniziato ad andare fuori dall’Asia, beh ovviamente e soprattutto anche gli One Ok Rock. Ma ora loro, in particolare gli One Ok Rock e le Babymetal, stanno diventando sempre più famosi, anche in Europa. Quindi alcuni fan europei, ad esempio, amano gli One Ok Rock o le Babymetal o qualcuno del genere, e magari dicono “adoro questa band giapponese, quindi ho bisogno di conoscere più band giapponesi”.


Tante persone la pensano così. E così ora, di recente, i Paledusk ed i Knosis e altre band possono andare fuori dall’Asia. Ci sono tantissimi nuovi fan e nuove persone che vogliono conoscere la cultura giapponese, quindi forse in un futuro non troppo lontano, se qualche grande, grande band unica proveniente dal Giappone inizierà a suonare, forse sarà molto più facile andare fuori dall’Asia rispetto a qualche anno fa. Quindi, basta! Ascoltate le band giapponesi! Andiamo!

G: Forse avete iniziato a vedere anche in Giappone, tra il pubblico, più stranieri. molte personeascoltano musica giapponese e dicono: “OK, ora voglio andare lì”. Se guardi la folla in Giappone, anche lì ci sono più stranieri rispetto al passato?

K: Sì. Ha senso. Quindi, sì, sì. In effetti lo noto, sono sempre di più.

G: Solo un’ultima domanda. Quali sono le tue canzoni preferite da suonare dal vivo?

K: Per ora… direi HUGs, perché… Questa non è una canzone positiva, ma HUGs ha così tanto dentro… Quando ho scritto i testi di HUGs, molte volte io…beh, le capacità vocali e anche il mio status mentale non erano al massimo. Ma in quel momento, ho dovuto affrontare me stesso. Così è nata la canzone, il testo. HUGs ha un’energia così intensa e pesante.

Quando canto la canzone mi ritornano facilmente in mente quei momenti difficili, quella condizione. Ma a quel tempo, quel me che stava male, non si è arreso. Ha cercato di stare meglio, di fare, di migliorare. Alla fine ha scritto questa canzone, per questo lo rispetto. Quindi, sai, mi piace cantare questa canzone. Sì, è un brano emotivo. Quindi non è poi così divertente, ma… Sì, è questa la canzone che preferisco portare live.

G: Grazie mille, sei stato molto gentile. Arigatou Gozaimasu.

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La nostra recensione del concerto di Paledusk a Milano di Gloria Turatello

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