Siamo stati al concerto dei Paledusk a Milano e vi raccontiamo come è andata. In tre parole? Caos, Energia, Imprevedibilità.
Domenica pomeriggio si parte alla volta della capitale meneghina, con meta il Legend Club, la location designata dopo lo spostamento dall’iniziale sede dei Magazzini Generali. Arrivando decisamente in anticipo, ci godiamo il pomeriggio di sole mentre le band stanno facendo il soundcheck ed alcuni dei membri vanno e vengono dal locale addentrandosi nei dintorni per
sgranchirsi dal lungo viaggio notturno. Il gruppo infatti arriva in pullman direttamente dalla tappa francese della sera precedente in quel di Lione.
Il tour intitolato “What is Paledusk??” vede la band di Fukuoka accompagnata da ben tre opening act: gli australiani Headwreck, gli americani Greyhaven ed i giapponesi Knosis, progetto dell’ex frontman dei Crystal Lake Ryo Kinoshita.
Si inizia!
La musica si accende alle 19.45: i primi due gruppi si susseguono con mezzora di spettacolo ciascuno, con Daisuke “DAIDAI” Ehara che a più riprese entra e resta dietro il pubblico a vedere come se la cavano le band di apertura, mentre i Knosis salgono sul palco alle 21.15 e si scatenano per 40 minuti. Ryo libera tutta la potenza vocale per cui è conosciuto, ma non si ferma: balla e
canta tra i fan delle prime file, fa selfie e crowd surfing e si lascia andare ad una “colorita” ma irripetibile espressione italica che sorprende il pubblico ma lo fa esplodere in un boato. I Knosis ci vanno giù pesanti, come nella natura del loro leader e scaldano decisamente l’atmosfera per quello che verrà dopo.

Enter Paledusk
Cambio di set sulla scena e puntuali alle 22.15 si presentano sul palco i Paledusk, in giacca nera della tuta Adidas (non un caso visto che l’azienda sportiva è loro sponsor) … qualcosa che, come di consueto, DAIDAI terrà solo per la durata primo brano.
Dopo un “Buongiorno Italia” del cantante Kaito, si parte subito forte con le hit “I <3 YOU BABY” e SLAY!! I fan delle prime file, molti targati One Ok Rock, cantano la prima e saltano a più non possono già sulla seconda.
Tutti cantano sulle note allegre dei ritornelli di “I’m ready to die for my friends” e della schizofrenica “NO WAY!!”, mentre dopo pochi minuti si cambia ritmo con PALEHELL e After Dusk, con il pubblico che surfa di fronte al palco. A metà concerto il vocalist Kaito riprende fiato, conta le persone in italiano, domanda quanti fossero al loro primo concerto in Italia due anni fa e vedendone più del previsto li ringrazia invitandoli ad essere sempre presenti anche in futuro.
Un saluto dalla voce dei Paledusk
Annuncia che la seconda metà sarà molto più folle e la band attacca ancora più carica con Area PD. DAIDAI e Tsubasa fanno vibrare le corde delle loro chitarre, il pubblico sale sul palco e si lancia sugli spettatori, mentre Kaito (che indossa una maglia Adidas che ricorda molto quella della nazionale giapponese di calcio per i prossimi mondiali americani) appesantisce la sua voce per
adeguarla ai toni dark di “Dive Inside Forever in the Dark” e “NO!”.
Ci avviciniamo al termine e i Paledusk si esibiscono nella tanto attesa HUGs, opening dell’anime Gachiakuta, che tanta fama ha dato al quartetto originario dell’isola di Kyūshū e uno dei brani più amati dell’ultimo album. Dopo la Hit da oltre 13 milioni di streaming su Spotify, la band chiude il main set con “I’m Sorry”, una canzone con l’animo da ballad ed un inizio soft, ma in cui entra prepotente la chitarra di DAIDAI, accompagnata dalle rullate di Bob.
Encore!
Brevissima pausa e richiamati a gran voce dal pubblico, i ragazzi di Fukuoka escono per l’encore sulle note di “Lose Yourself” di Eminem, per scatenarsi subito con l’esplosiva e mai ripetitiva “RUMBLE”. Kaito parla al pubblico dicendo che sperano di tornare il prossimo anno e chiede di tenere gli occhi puntati su di loro, poi annuncia l’ultima canzone e chiede di cantare con lui. Così lo
show termina con le emozioni della melanconica seppur dinamica “Lights”, accompagnata dalle luci accese delle torce dei telefoni: una canzone che mette in mostra anche il loro lato più melodico.
Lo show finisce alle 23.30, ma l’energia dei Paledusk pervade l’ambiente e nessuno sente la stanchezza, c’è ancora tempo per saluti, sorrisi, foto e strette di mano. I Paledusk, seppure appartengano alla macro categoria del metalcore e questo sia una costante evidente, hanno però una varietà di ritmi e strutture che li rende innegabilmente unici e distinguibili dagli altri. Quindi sono da tenere d’occhio, proprio come richiesto dal frontman Kaito tra un sorriso e l’altro.

L’annuncio del concerto dei Paledusk
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Paledusk gruppo spalla di One OK Rock – Detox European Tour 2025







