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Yakuza: la malavita giapponese

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A volte rappresentati come eroi che vivono nell’ombra della legge, altre come assassini senza pietà, altre ancora come semplici teppisti lungo la strada… Ma chi sono davvero? La yakuza: la malavita giapponese è uno dei lati oscuri della Terra del Sol Levante.

Gli yakuza, chiamati anche boryokudan o gokudo, sono gangster giapponesi, membri di quelle che sono a tutti gli effetti organizzazioni criminali di tipo mafioso. Yakuza però è una parola generica, utilizzata in Giappone e altrove sia per indicare i gruppi di criminalità organizzata giapponese sia per riferirsi a singoli gangster/criminali.

samurai oscuro e monte Fuji
I rituali yakuza traggono ispirazione da quelli samuraici. Immagine di Darelle da Pixabay

Gli yakuza adottano rituali tipicamente caratterizzanti della cultura samurai e spesso hanno elaborati tatuaggi sul corpo. Si occupano di estorsione, ricatto, contrabbando, prostituzione, traffico di droga, gioco d’azzardo, usura e hanno tanti altri affari nelle principali città giapponesi. Non dimentichiamo inoltre che sono anche coinvolti in attività criminali in tutto il mondo.

L’origine del termine!

Secondo lo scrittore Atsushi Mizoguchi, il termine yakuza deriva dall’unione di tre parole: ya (八, “otto”), ku (九, “nove”) e sa (三, “tre”) , si tratta del punteggio perdente in un gioco di carte chiamato hanafuda, molto popolare nelle bische controllate dai mafiosi giapponesi di tre secoli fa. Non a caso in origine yakuza significava “meschino”, “marginale”, proprio ciò che erano gli antenati delle prime organizzazioni criminali nipponiche.

LE ORIGINI

L’origine degli yakuza è difficile da determinare, la leggenda vuole che discendano da bande di ronin (samurai senza padrone) che si diedero alle scorribande, o da gruppi di benefattori che, all’inizio del XVII° secolo, difendevano i villaggi da quegli stessi samurai ribelli. La teoria più probabile però vede le sue origini nel periodo feudale giapponese, tra bande di truffatori, commercianti di strada, e giocatori d’azzardo. Al tempo, si potevano incontrare nelle stazioni di posta lungo le strade del Giappone i bakuto, giocatori d’azzardo. Dichiarati fuorilegge, erano organizzati in gruppi legati tra loro da un vincolo di mutuo soccorso. A questa rete, estesa su tutto il Giappone, se ne affiancò un’altra, quella dei tekiya, che controllavano le attività (anch’esse illegali) del commercio ambulante.

Hanno però acquisito una vera importanza nel caos del secondo dopoguerra, prima gestendo il mercato nero, poi con il gioco d’azzardo e l’intrattenimento – diventando anche produttori di alcune delle migliori star del mondo dello spettacolo del dopoguerra – passando successivamente all’edilizia, al settore immobiliare e impegnandosi in estorsioni, ricatti e frodi. E poi, naturalmente, arrivando anche alla politica.

Anche se alla yakuza piace propagandare e far risalire la loro leggenda a centinaia di anni fa, il più antico gruppo continuo è, secondo l’autore Kazuhiko Murakami, probabilmente l’Aizukotetsu-kai di Kyoto, fondato negli anni ‘70 dell’ottocento.

yakuza al Sanja Matsuri
In questo scatto possiamo vedere alcuni membri Yakuza, orgogliosi dei propri tatuaggi, al Sanja Matsuri
Foto di elmimmo da Flickr
LA GERARCHIA

Simile a quella della mafia italiana, la gerarchia della yakuza ricorda una struttura piramidale basata sulla “famiglia”. Il leader di ogni conglomerato è conosciuto come oyabun (il capo; letteralmente “status di genitore”), e i seguaci vengono detti kobun (protetti o apprendisti; letteralmente “status di figli”). I loro legami sono vincolati da fedeltà e obbedienza. La rigida gerarchia e la disciplina sono solitamente accompagnate da un’ideologia ultranazionalista di destra. 

“ORGANIZZAZIONE CAVALLERESCA”

Nonostante le loro attività criminali, la yakuza si definisce ninkyo dantai (letteralmente “organizzazione cavalleresca”). Anche se i loro metodi sono spesso discutibili, sono diventati famosi anche per aver compiuto atti caritatevoli, come donare e consegnare rifornimenti alle vittime del terremoto di Kobe del 1995 e del terremoto e tsunami del 2011. La yakuza è vista da alcuni giapponesi come un male necessario, un deterrente per i crimini di strada, individuali e impulsivi. Ciò è anche dovuto alla duplice natura del loro rapporto con la polizia.

Yakuza: la malavita giapponese
Così si presenta uno yakuza contemporaneo, fa un po’ paura, vero?
Foto di cottonbro da Pexels
YAKUZA A PIEDE LIBERO?!

La prima cosa che stranisce della Yakuza, la malavita giapponese, è che i suoi capi e molti dei suoi membri sono tutt’oggi a piede libero. Mafia tra le più temute (e ricche) del mondo, rappresenta un unicum: la yakuza non è fuorilegge, ma è regolata e monitorata, e investe tanto in attività illegali quanto legali, e persino di natura benefica!

Molte delle loro attività economiche sono illegali, ma dovete sapere che gestiscono anche imprese legittime. Il leader di terza generazione della Yamaguchi-gumi, Kazuo Taoka, ha notoriamente detto ai suoi seguaci: “Trovate un lavoro vero”. Ed è questo il motivo per cui hanno uffici, biglietti da visita, riviste per i fan e fumetti sulle loro gesta. 

Queste attività rendono molto complesso il rapporto tra yakuza e polizia: l’appartenenza alla yakuza in sé non è illegale; le imprese di proprietà della yakuza e i quartieri generali dei conglomerati sono spesso chiaramente contrassegnati. I luoghi e le attività delle bande sono spesso noti alla polizia giapponese senza che quest’ultima, però, prenda alcuna iniziativa. 

FONTI sulla Yakuza: la malavita giapponese

Foto in copertina di cottonbro da Pexels
Focus; 10 cose che (forse) non sai sulla Yakuza di Eugenio Spagnuolo
Britannica; Yakuza
CNN; The yakuza: Inside Japan’s murky criminal underworld di Jake Adelstein

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