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Conferenza stampa dei MUCC

MUCC B 7KLAN FEST (c) Manon Violence_260728_27

Nella prima giornata del B7klan J-Rock Fest abbiamo preso parte alla conferenza stampa dei MUCC, tenutasi prima dell’inizio degli show. Il terzetto è arrivato in look casual, senza avere ancora gli abiti di scena, e con un mood molto rilassato, anche se molto composto. Insieme agli altri media presenti abbiamo raccolto le loro dichiarazioni.

La vostra prima esibizione in Francia risale a circa 20 anni fa. Com’è stato tornare oggi e ritrovare un nuovo interesse per il Visual Kei?

Miya: Quando siamo venuti in Francia per la prima volta c’era un vero boom del visual kei e della musica giapponese. È stato sorprendente vedere così tanto entusiasmo.

Successivamente quell’interesse è diminuito, ma oggi abbiamo la sensazione che stia nascendo una nuova ondata. Siamo molto felici di essere riusciti a continuare la nostra attività abbastanza a lungo da poter vivere anche questo secondo momento di popolarità.

Nel nuovo singolo Never EVERGREEN ogni membro ha composto un proprio PEZZO. Cosa avete scoperto gli uni degli altri grazie a questa esperienza?

Miya: Di solito decidiamo prima un tema comune e tutte le canzoni vengono sviluppate seguendo quella direzione. Questa volta, invece, abbiamo lasciato completa libertà a ciascun membro. Ognuno ha scritto quello che desiderava senza dover seguire un concept prestabilito.

È stato molto interessante vedere quanto siano diverse le sensibilità di ciascuno e come ognuno esprima la propria personalità attraverso la musica. Anche per noi è stata una piccola scoperta.

Tutti voi portate avanti anche attività soliste o altri progetti. In che modo queste esperienze influenzano il lavoro nei MUCC?

Miya: Quando lavori all’interno dei MUCC devi confrontarti continuamente con gli altri membri: bisogna discutere le idee, trovare un punto d’incontro e adattarsi alle esigenze degli altri. Nei progetti personali, invece, puoi decidere autonomamente e seguire la tua visione.

Proprio per questo, lavorare anche al di fuori dei MUCC è molto stimolante: ti permette di sperimentare, di affrontare le cose in modo diverso e di scoprire nuove possibilità. Quello che impari in questi progetti può poi tornare naturalmente nel lavoro con la band.

Nel corso della carriera avete cambiato spesso sia immagine sia stile musicale. continuerete a evolvervi oppure sentite di aver trovato una vostra identità definitiva?

Tatsurō: Ogni volta che cambia ciò che vogliamo esprimere cambia automaticamente anche il modo in cui lo raccontiamo. Per questo motivo nel corso degli anni sono cambiati il nostro aspetto, la musica e l’intero universo visivo della band.

Se in futuro avremo ancora qualcosa di nuovo da raccontare, continueremo naturalmente a cambiare. Dipenderà semplicemente da quello che vorremo esprimere in quel momento.

I MUCC si avvicinano ai 30 anni di attività. Avete già pensato a qualche progetto speciale per celebrare questo anniversario?

Miya: In realtà no. Più che pensare a un progetto speciale, la cosa che mi colpisce è essere arrivato fin qui. Continuare a fare qualcosa per così tanto tempo è qualcosa di raro, quasi un piccolo miracolo.

Spero semplicemente di poter continuare ancora a lungo, senza trasformare la carriera in una pressione o in qualcosa di troppo pesante. Vorrei che rimanesse qualcosa di naturale e divertente, come lo è stato finora.

La band giapponese MUCC
Conferenza stampa dei MUCC
Dopo tanti anni siete tornati in Europa partecipando anche a festival internazionali. Se poteste collaborare con artisti stranieri, con chi vi piacerebbe condividere il palco?

Miya System Of A Down !
Tatsuro The Horrors (una band inglese)
Yukke Story of the Year, è una band americana con cui abbiamo avuto modo di fare una tour

Miya: Non abbiamo un nome unico preciso. Quello che ci rende felici è soprattutto avere occasioni come questa, in cui musicisti provenienti da Paesi diversi possono incontrarsi. Ci sono gruppi più giovani, altri con più esperienza, ma ognuno porta qualcosa ed è sempre una scoperta interessante. Speriamo che in futuro ci siano sempre più festival internazionali di questo tipo perché rappresentano un’ottima occasione di scambio.

Alcune vostre canzoni vengono suonate da oltre 20 anni. Il loro significato cambia con il passare del tempo?

Tatsurō: Dipende dalla canzone. Per i brani scritti dagli altri membri il significato rimane sostanzialmente lo stesso. Per quelli che ho scritto io, invece, il rapporto cambia inevitabilmente.

Quando li ho composti provavo determinate emozioni; oggi, dopo tutte le esperienze vissute, li interpreto in maniera diversa.
Le canzoni restano uguali, ma cambia la persona che le canta.

Avete suonato recentemente anche in Germania. Avete percepito differenze tra il pubblico dei vari Paesi europei? Questo influenza il vostro modo di esibirvi?

Miya: Ogni pubblico ha una propria atmosfera e reagisce in modo diverso. Noi però non cambiamo il nostro modo di fare musica a seconda del Paese in cui ci troviamo. Piuttosto, durante il concerto percepiamo l’energia della sala e ci lasciamo trasportare da quella. È questo che rende ogni live diverso dagli altri.

Siamo più che altro sorpresi e felici che magari i vecchi fan siano lì ad aspettarci, con la solita energia.

Avete un elefantino rosso come mascotte. Da dove nasce questa idea? Perché avete scelto proprio un elefantino rosso?

Miya: in realtà è una cosa nata quasi per caso. Nel 2023 ero andato in questa catena di ristoranti che c’è da più di vent’anni e si chiama DOM DOM HAMBURGER. Fanno degli ottimi hamburger che io adoro e avevo fatto un post sul fatto che ci ero andato e secondo me sono i più buoni del Giappone.

La catena ha come mascotte un elefante con il cappellino rosso e da lì è nata questa collaborazione, con la creazione della nostra versione rossa dell’elefantino Domuzō-kun.

Nel vostro album 1997 emerge un forte messaggio di libertà e trasgressione. Oggi è ancora possibile trasmettere quello stesso spirito senza risultare nostalgici?

Tatsurō: I sentimenti non cambiano. Quello che cambia è il modo in cui vengono espressi. Anche oggi vogliamo comunicare idee come libertà, inquietudine o ribellione, ma ogni epoca possiede un linguaggio diverso.
Le emozioni rimangono le stesse; evolve soltanto il modo in cui vengono raccontate, magari sono solo leggermente più sfumate.

LINK CORRELATI

Il nostro resoconto del Festival Visual Kei

Il reportage della prima giornata di Festival B7Klan

Il profilo instagram ufficiale dei MUCC

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