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Il B7klan J-Rock Fest

B7klan Fest logo

Siamo stati a Parigi per il B7klan J-Rock Fest, organizzato dalla Envol Production nel weekend 11 e 12 Luglio, in occasione del 20° anniversario delle attività di promozione ed organizzazione di eventi di Musica Giapponese in Francia.
Il primo Festival Visual Kei europeo si è svolto nell’arco dell’intero weekend all’Arena Grand Paris, dove si sono riunite ben 10 band arrivate direttamente dal Giappone, alcune delle quali delle vere pietre miliari del genere visual kei, accompagnate da alcuni gruppi di più recente formazione. Insieme a loro, ad aprire le danze anche la band francese Souffre il sabato e gli inglesi Imperial Age la domenica.

Senza nulla togliere alle due band europee che ben si sono comportate bene, mostrando il meglio di sé nella mezzora messa a disposizione, il pubblico era chiaramente presente per la line up giapponese, protagonista del festival. Riunire un cast di questo livello è raro persino in Giappone, motivo per cui fan provenienti da tutta Europa – e non solo – hanno raggiunto Parigi per assistere all’evento.

IL PROGRAMMA

Sabato 11: Souffre (Fra), Musyuzoko, Kizu, LM.C, MUCC, Versailles
Domenica 12: Imperial Age (Rus/Ing), An Cafè, Azavana, Jiluka, D’EspairsRay, Moi Dix Mois

Il pannello con la line up del festival, disponibile come sfondo per le foto
Il fondale del B7klan J-Rock Fest

Una line-up che attraversa oltre trent’anni di storia del visual kei, con le nuove generazioni di artisti, già capaci di richiamare fan in attesa fin dalle prime ore del mattino. Il festival prevedeva infatti anche la possibilità per alcuni fan di partecipare ai meet&greet con le band, in generale tenuti nell’arco della mattina. Questo perché tra l’orario di pranzo e l’inizio degli opener si svolgevano i sound check e le conferenze stampa.

Abbiamo avuto la possibilità di partecipare alle conferenze stampa tenute da alcune delle band, eventi di cui vi parleremo in un secondo momento. Prima di raccontarvi le esibizioni, nei prossimi articoli, vogliamo soffermarci sull’atmosfera che si respirava all’interno del festival e su ciò che rende il visual kei un movimento così particolare. Perché senza comprenderne la filosofia sarebbe difficile cogliere fino in fondo quello che abbiamo visto a Parigi.

il MONDO Visual kei

Il visual kei è uno dei movimenti più iconici e riconoscibili della musica giapponese. Nato negli anni ’80 e consacratosi nel decennio successivo grazie a band come X Japan, Buck-Tick e Luna Sea, non identifica un genere musicale, bensì un’espressione artistica in cui musica, immagine e performance si fondono indissolubilmente e diventano parti inseparabili dello stesso linguaggio.

Il termine significa letteralmente “stile visuale” (visual style) e nasce proprio dall’idea che l’impatto scenico abbia la stessa importanza della musica. Nel corso dei decenni ha attraversato generazioni e trasformazioni, reinventandosi continuamente senza perdere la propria identità. Al suo interno convivono numerose correnti, ciascuna caratterizzata da un’identità visiva ben definita, che riflette il concept della band e il suo immaginario artistico.

L’immagine non è quindi un semplice “costume di scena”, ma parte integrante della narrazione artistica della band. Per questo può evolversi da un album all’altro, seguendo il concept del disco o della tournée. Proprio perché l’immagine è parte integrante della performance, i look sono spesso spettacolari: costumi elaborati, make-up marcato, acconciature scenografiche e un mix di influenze che spaziano dal gotico al punk, dal cyber al rococò, fino ai kimono reinterpretati in chiave moderna.

È anche per questo che tra i le migliaia di partecipanti al festival era impossibile trovare due outfit uguali: ogni fan ha interpretato il proprio modo di vivere il visual kei, ispirandosi ai propri artisti preferiti. Camminare tra il pubblico era quasi come passeggiare in una sfilata a cielo aperto, dove ogni outfit raccontava l’appartenenza a uno specifico immaginario artistico.

IL SENSO DI APPARTENENZA

Un’appartenenza che spesso è incompresa ai più, a chi non conosce queste realtà e a tutti quelli a cui questi fan possono sembrare delle persone vestite e truccate in un modo spesso considerato eccentrico ed eccessivo. Le persone che adottano questi look sono guardate male e spesso tenute alla larga. Molti raccontano di avere trovato proprio nel visual kei un luogo in cui sentirsi finalmente liberi di esprimere la propria identità.

La sensazione era che al B7Klan J-Rock Fest persone spesso considerate “strane” avessero finalmente trovato un luogo in cui sentirsi comprese. Dietro il trucco elaborato e gli abiti scenografici si nascondevano sorrisi enormi, quelli di chi si ritrovava finalmente tra persone che condividevano la stessa sensibilità, indipendentemente dalla band preferita o dallo stile adottato. È stato per tutti un momento di vera libertà condivisa, la libertà di essere sé stessi senza venire giudicati nemmeno da un solo sguardo.

MOLTI STILI, UN’UNICA FILOSOFIA

Tra gli stili più celebri c’è il Gothic Aristocrat, reso iconico da Mana, prima cofondatore dei Malice Mizer e oggi leader dei Moi dix Mois. Figura fondamentale del Visual Kei, è anche il fondatore del marchio Moi-même-Moitié, punto di riferimento mondiale per la moda Gothic Lolita.Completamente diverso è l’immaginario dei Versailles, che fondono rococò, abiti ispirati alla nobiltà francese e atmosfere vampiresche in uno stile immediatamente riconoscibile.

All’estremo opposto troviamo l’Oshare Kei di band come An Cafe, caratterizzato da colori vivaci, un’atmosfera giocosa e influenze che richiamano la moda di Harajuku e l’estetica pop giapponese dei primi anni 2000.

È questa la forza del Visual Kei: riuscire a riunire sotto un’unica identità artistica mondi apparentemente lontanissimi tra loro.

Ed è proprio questa incredibile varietà che ha reso unico il B7Klan J-Rock Fest: nell’arco di due giorni è stato possibile vedere sullo stesso palco band agli antipodi per estetica e sonorità, ma accomunate dalla stessa filosofia artistica. Si andava dai look aristocratici dei Versailles all’eleganza gotica dei Moi dix Mois, passando per l’energia pop degli An Cafe. Ma c’erano anche l’intensità dei Kizu, l’impatto moderno dei Jiluka e la sorpresa Azavana, ogni esibizione rappresentava una diversa sfaccettatura del visual kei. L’opinione di addetti ai lavori e fan è unanime: la qualità delle band che si sono esibite e del festival in sé dal punto di vista musicale è stata straordinaria. Tutti hanno avuto la sensazione di avere assistito ad un evento destinato a lasciare il segno nella storia del visual kei europeo, con una line-up di livello forse irripetibile.

Link utili

La nostra introduzione al B7klan Fest
Profilo Instagram della B7klan
Sito Ufficiale di Envol Production

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