Cucina giapponese e letteratura

Kitchen cucina giapponese

In Giappone l’arte culinaria (washoku) ha una tradizione antichissima, che si lega all’alternarsi immutabile delle quattro stagioni ed è influenzata dall’amore per la semplicità e la bellezza. La sua lunga storia rende il cibo e la sua preparazione unica in tutto il mondo, motivo per il quale è diventata una delle cucine più imitate negli ultimi decenni. La cucina giapponese e la letteratura sono legate, come lo sono le altre arti tradizionali e pop.

Cucina e cultura

È una filosofia di vita che ha le sue radici nei concetti di wa, armonia, e kyu, il miglioramento di sé. Le conoscenze pratiche e le tradizioni legate al washoku si trasmettono di generazione in generazione durante i momenti di festa e si legano profondamente al rispetto della natura.

La componente culturale e sociale del cibo è ben evidente non solo nella sua preparazione ma anche durante i pasti: l’estetica, curata nei minimi particolari, e l’insieme armonico degli ingredienti sono il riflesso dell’etichetta richiesta a tavola (basti pensare al kirai-bashi, l’uso scorretto delle bacchette).

Espressione metaforica dell’esistenza, il cibo diventa spesso protagonista della letteratura giapponese, come nelle opere di Ogawa Ito e Banana Yoshimoto.

Cucina giapponese, letteratura e scrittori noti
Il Ristorante dell'Amore Ritrovato

Ogawa Ito, food blogger seguitissima, esordisce nel 2008 in Giappone con Shokudo Katatsumuri, Il ristorante dell’amore ritrovato, che diventa subito un best-seller. Il grande successo, dovuto da una parte alla piacevolezza della storia, si inserisce in un contesto di prolificazione di saggi, riviste, programmi televisivi, fiction, blog dedicati al tema. Esattamente come Ringo, la protagonista del romanzo, l’interesse di Ogawa Ito per la cucina nasce dall’osservazione della nonna nel momento in cui cucinava. Come lei stessa afferma : “Per me la cucina era quella di mia nonna, non di mia madre. Ho imparato a cucinare quando ho iniziato a preparare bentō per il mio fidanzato”.

Il cibo diventa il mezzo privilegiato per esprimere le proprie emozioni. Dopo una profonda delusione d’amore, Ringo trova rifugio nel silenzio e nel paese natale dove decide di aprire un piccolo ristorante; i piatti che cucina sono l’esternazione dei propri sentimenti e grazie al cibo Ringo riesce ad esorcizzare il dolore e ritornare alla vita. Come le parole, anche il cibo nutre l’anima: il soul food, i cibi che i giapponesi considerano immancabili, è un concetto ampiamente diffuso nel paese del sol levante e per Ogawa Ito esso è rappresentato dal cibo di tutti i giorni, ma anche dall’ultimo piatto da mangiare prima di morire come il tamago kake gohan, il riso bianco con l’uovo.

La cena degli adii

Ne La cena degli addii (Atsuatsu wo meshiagare), il cibo accompagna i personaggi delle quattro storie verso il congedo dal mondo, da un amore o da un luogo caro, quasi come a sancire la sua sacralità: il culto della buona cucina, l’accurata preparazione di un piatto non sono solo un modo per provvedere al nutrimento, ma sono riti imprescindibili che attraversano ogni fase della vita umana, come la nascita e la morte.

È intorno a questi temi, e più precisamente alla solitudine che deriva dalla morte di un caro, che ruota il romanzo forse più famoso di Banana Yoshimoto, Kitchen. Pubblicato nel 1988 in Giappone, il romanzo ottiene un successo enorme: la leggerezza e la semplicità della penna dell’autrice, che ricorda molto gli shōjo manga (manga dedicati ad un pubblico femminile), e la straordinaria normalità dei fatti narrati contribuiscono a rendere quest’opera universale.

Mikage, narratrice e protagonista, rimasta sola al mondo dopo la morte dei genitori e della tanto adorata nonna, trova un rifugio sicuro nella cucina, luogo simbolico di calore, affetto e famiglia. Nonostante il titolo, il romanzo non parla di cucina, ma ogni episodio rilevante può essere ricollegato al mondo culinario: i ricordi della nonna, con la quale guardava la tv, prendendo un caffè o un tè verde; la prima colazione con Eriko, quella donna che in fondo era un uomo e che l’aveva accolta come una figlia dopo la morte della nonna.

La stessa identica cosa ha un sapore migliore se ce la prepara qualcun altro

Banana Yoshimoto

È come se il cibo tanto caro a Mikage, che abbandonerà l’università per dedicarsi alla cucina, ripercorresse con lei le fasi più importanti della sua vita, che hanno impresso un segno indelebile (come la morte della nonna e di Eriko o il profondo legame d’amicizia con Yūichi ).

L'abito di piume

Il cibo è un mezzo per riconciliarsi con se stessi e con il mondo, esattamente come ne L’abito di piume (Hagoromo), altro delicato esempio del binomio cibo-letteratura, che in questo caso si traduce nel trasferimento di Hotaru nel paesino natale, per aiutare la nonna nel suo piccolo bar dove si servono birra e mochi fritti. Un ritorno alle origini, alla parte più autentica di sé, dove un gesto semplice come cucinare si carica di un significato molto più profondo, quello della cura e dell’amore per gli altri, perché “la stessa identica cosa ha un sapore migliore se ce la prepara qualcun altro”.

Il bisogno di portare sulle proprie pagine la relazione intima fra il cibo e l’uomo nasce dalla consapevolezza che nutrirsi è un’esperienza essenziale dell’essere umano, esattamente come nascere e morire, così come lo sono il dolore, la felicità e l’amore.

Ecco spiegato il grande successo di queste due autrici, che partendo da due punti di vista differenti, sembrano sussurrarci che l’amore passa attraverso i piccoli gesti quotidiani e che la speranza è l’unica via per riconciliarsi con se stessi e alleviare anche il dolore più profondo.

Cucina giapponese e letteratura giapponese sono una coppia sposata da molti anni, e con nessuna intenzione di divorziare, pilastri fondamentali della cultura giapponese.

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