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Differenze tra il Kansai-ben e la parlata di Tokyo

Osaka

Le differenze tra il Kansai-ben  e la parlata di Tokyo sono molte e non si limitano solo al vocabolario o all’accento. Infatti, arrivano a toccare il cuore di una lingua, ovvero la grammatica.

Ma quali sono esattamente le caratteristiche che rendono questo dialetto diverso dal giapponese standard? Ora vedremo alcune di queste differenze nei vari ambiti della lingua.

DIFFERENZE nella forma negativa

La grande differenza tra il Kansai-ben e la parlata di Tokyo qui sta nella costruzione della forma negativa. In generale, la desinenza del negativo non passato in forma piana che in standard sarebbe -nai in dialetto diventa -hen:

Ikahen da Ikenai (Non andare/non va)
Kamawahen da Kamawanai (Non importare/non importa)
Wakarahen da Wakaranai (Non capire)
Arahen da Nai (No/non esserci)
Osaka il ponte
Il famoso ponte di Dotombori a Osaka
PAROLE CONTRATTE

Molte parole e alcune strutture grammaticali in Kansai-ben vengono contratte e non sempre è facilissimo risalire alla forma originale. Qui di seguito ci sono alcune parole contratte di uso comune:

Chau da Chigau (sbagliato/no)
Omoroi da Omoshiroi (interessante)
Yo da Yoku (bene)
Cho da Chotto (un po’/un attimo)
FONOLOGIA E Vocabolario

Un’altra differenza molto evidente è sicuramente la differenza della copula non formale. Infatti, la copula del giapponese standard da (/だ) e tutte le sue varianti vengono sostituite in questo dialetto dalla sillaba ya (や).

Per esempio:
Daroo (だろう), che sarebbe il verbo essere nella sua forma condizionale, indice di incertezza, diventerà in Kansai-ben yaro (やろ) 
Dakara (だから), che in giapponese ha valore causale con il significato “perciò”, “siccome”, diventerà quindi yakara (やから)
Datta (だった)ovviamente è yatta (やった), cioè il passato del verbo essere

Per quanto riguarda la fonologia invece, una delle cose che salta più all’occhio, o meglio, all’orecchio, è l’accorciamento di molte vocali lunghe. Queste invece nella parlata standard di Tokyo sarebbero allungate e sapere se una vocale è lunga o corta in giapponese è essenziale, un po’ come le doppie da noi. Ma non è solo questo, infatti nel Kansai avviene anche l’esatto opposto, ovvero l’allungamento di molte vocali che invece sarebbero corte nello standard. Questo rende le cose abbastanza complicate per una persona che sta ancora imparando il giapponese e suona piuttosto strano invece per qualcuno che viene dall’area di Tokyo.

Per fare qualche esempio di accorciamento, la parola ikou (行こう) di difficile traduzione in italiano senza un contesto, ma che spesso significa “dai, andiamo” in senso esortativo o volitivo, la ritroviamo nella parlata dialettale come iko (行こ). Oppure, l’espressione souda (そうだ) diventa soya (そや), poiché, oltre a essere contratta, c’è la variazione della copula che abbiamo visto prima.

La tessera del treno a Osaka
Una curiosità: la tessera per la metro e i treni della regione del Kansai si chiama ICOCA, cioè un acronimo di “IC Operating CArd”, ma è anche un gioco di parole con il verbo andare contratto iko + ka (行こか). Questa espressione nel dialetto del Kansai suona come “Andiamo?” Foto di Kyoww – Dominio pubblico

La copula formale desu (です), che in giapponese standard viene pronunciata quasi senza “u”, come [des], in Kansai-ben spesso è pronunciata facendo sentire chiaramente anche la vocale finale.

Uso del kansai-ben

Come ultima cosa, spesso le persone che parlano questo dialetto, per dare più enfasi a ciò che dicono in situazioni informali, ripetono la stessa parola due volte o tolgono la vocale finale degli aggettivi in -i.

Per esempio, potremmo sentire spesso l’espressione kamahen, kamahen (versione contratta di kamawahen che abbiamo visto prima), che significa “non preoccuparti” “non fa niente, tranquill*”. Oppure, chau chau che significa grossomodo “no, non è questo/così”

Per quanto riguarda gli aggettivi invece avremo parole che suonano così:
– Omoro da omoroi (che viene quindi ulteriormente contratto)
Atsu da atsui
(caldo)
 Ita
da itai (far male, doloroso)

CONCLUSIONE

Insomma, di differenze tra il Kansai-ben  e la parlata di Tokyo ce ne sono molte e alcune volte possono mettere anche in difficolta un parlante non esperto. Di solito gli abitanti della regione del Kansai sono molto fieri del proprio dialetto caratteristico. Ma anche se volessero nasconderlo probabilmente verrebbero scoperti alla prima frase. Infatti, di solito basta solo l’intonazione di una frase o l’accento diverso su qualche parola a far capire da dove viene il parlante, non diversamente da come succede in Italia in fondo, no?

Qui sono elencate solo alcune delle differenze, ma non si smette mai di imparare. Se volete saperne di più e avere informazioni di prima mano vi consiglio di consultare i siti che ho usato come fonti.

FONTI

Kansai-ben, self-study site for Japanese Language Learners: http://www.kansaiben.com/ di Ikue Shingu
TOMOせんせいの日本語 Q and A: https://teach-nihongo.com/kansai-dialect/ di Tomo Sensei
Il dialetto del Kansai, Elena Santella
Kansai Hogen (Il dialetto del Kansai) di Claudio Pieretti

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