Hirokazu Kore-eda
Un autore che più volte è stato accostato a Yasujiro Ozu, sia per i temi che tratta sia per le analisi che fa delle dinamiche familiari, è Hirokazu Kore-Eda.
Hirokazu Kore-eda si è formato all’Università, laureato alla Waseda nel 1987 in letteratura e sceneggiatura. Gli studi lo hanno portato ad accedere a film di nazionalità e periodi diversi, non mancano infatti nei suoi film citazioni continue verso film americani, francesi e italiani.
E’ nato nel 1962 ed è ormai un regista affermato, con quindici film (al 2021) all’attivo come regista. È sicuramente l’autore più rappresentativo della cinematografia giapponese all’estero, insieme a Kitano. Due volte premiato a Cannes, tre volte in competizione al festival di Venezia, nei prossimi anni non sorprenderebbe nel suo palmares anche un Oscar.
Alcune opere
Ha esordito nel 1995 con Maboroshi, una pellicola che tratta di temi che si riproporranno spesso nella sua filmografia: il ruolo dei genitori, il lutto, la memoria.
Il film seguente è quello con cui spiazza tutti: Wonderful life (1998), che lo fa conoscere grazie ai premi vinti in diversi festival internazionali. Una storia che parla di ricordi, di scelta, di vita ultraterrena.
Il più recente Il terzo omicidio è un giallo incentrato sulle relazioni umane, che tratta uno dei temi più cari al regista, quello della verità.

STILE E CONTENUTI
Senza fare un riassunto di tutta la sua filmografia è interessante vedere perché questo autore è arrivato così in alto:
- Nella progressione stilistica di questo regista, film dopo film, i temi si fanno sempre più attuali: famiglie che si sfaldano, bambini che devono crescere rapidamente, solitudini che si amplificano a tutti gli strati della società. Come per Ozu, più la società si fa consumista e si lascia colonizzare dalla competizione economica più i suoi personaggi soffrono;
- Il ruolo della memoria è fondamentale: in pratica in ogni film si avverte il peso dei ricordi; la nostalgia di eventi passati o la difficoltà di rimuovere un passato che ancora si fa sentire (e in questo caso è da vedere Little Sister, film del 2015);
- Spesso utilizza eventi naturali, o la natura stessa, a sostegno della trama: il mare, la pioggia, il passaggio delle stagioni, la contemplazione di un fiore (come in Air Doll), o di un insetto. Queste sono nell’universo di Kore-Eda riflessioni di tipo esistenziale e di presa coscienza della taglia infinitamente piccola dell’uomo davanti alla natura.
Air Doll di Hirokazu Kore-eda
Senza entrare nella trama dei dettagli, per non fare spoiler, questo film è tra tutti i possibili emblematico della produzione di Kore-eda. E’ un film che tratta una condizione che ormai è divenuta patologia diffusa nei paesi più economicamente evoluti, quella della solitudine. È quindi un film estremamente attuale. Quest’opera non è stata ancora distribuita in Italia, ma la potete trovare in DVD, con i sottotitoli in francese (niente d’incomprensibile, i dialoghi sono molto semplici).
Trattando la solitudine, in questa storia Kore-Eda fa una scelta intelligente: non è quella di mostrarci un personaggio solitario o emarginato (come fa spesso il cinema americano, Joker su tutti) ma è quella di farci vedere la condizione della società attraverso gli occhi di una bambola gonfiabile, inanimata. Un mattino essa diventa, per magia, come un moderno pinocchio, un essere vivente, seppur non completamente umano.

Uno sguardo sulla società
È attraverso lo sguardo di questo oggetto umanoide che si anima che Kore-eda fa un affresco della società contemporanea giapponese.
I personaggi che incontra Nozomi (è questo il nome che gli ha dato il ragazzo che l’ha comprata, lo stesso nome dell’ex-fidanzata e che come tale la tratta) soffrono tutti di solitudine. Il suo proprietario, un cameriere che fa una vita frustrante e senza relazioni; l’impiegata di un ufficio che ha paura di invecchiare; il collega del videonoleggio presso il quale Nozomi ha trovato un lavoro; il ragazzo con cui ha una breve relazione, anche lui lasciato dalla fidanzata, di cui conserva ancora le foto. Sono tutti soli.
Da un lato Kore-eda non dà scampo alla società giapponese, mostrandocela intrappolata dal lavoro e da poche relazioni umane. Dall’altro, però, sin dal momento in cui comincia ad animarsi, lo sguardo di Nozomi si riempie di stupore verso il mondo e l’entusiasmo si rinnova ogni giorno anche per il più piccolo particolare a sottolineare la bellezza che abbiamo davanti agli occhi quotidianamente.
La solitudine in Air Doll di Hirokazu Kore-eda
Alla nostra protagonista piace essere in vita per la scoperta continua che le si pone davanti. Ma allo stesso tempo, di fronte alla consapevolezza che acquisisce a poco a poco verso le difficoltà e la crudeltà della vita stessa, più volte si chiede se è bene che abbia sviluppato un cuore e quindi una sensibilità. Verrebbe da pensare che questa è una domanda che l’autore fa a se stesso in riguardo alla sua, di sensibilità.
I momenti sicuramente più interessanti del film sono l’incontro con un anziano che le parla della fragilità e della brevità della vita e quello con il suo inventore, il fabbricante di bambole gonfiabili. Nascere, riprodursi, morire, come l’insetto di cui parla l’anziano, fa riflettere sul senso della vita cui più avanti è data una risposta, nel dialogo tra la bambola e il suo creatore. L’uomo chiede a Nozomi se sia valsa la pena avere un cuore ed essere in vita. Nozomi, finalmente consapevole, risponde di sì’ e lo ringrazia per averlo creato.
La vita è dura, è dolorosa, ma è meglio essere nati.
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