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Storia e sviluppo della poesia giapponese

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La poesia giapponese è molto diffusa in tutto il mondo, trovando apprezzamenti anche da molti praticanti non giapponesi, venendo perciò scritta e parlata anche in altre lingue, specialmente l’inglese. Una delle sue peculiarità più note e ammirate è la capacità, da parte di ogni componimento, di esprimere le emozioni umane attraverso lo scorrere del tempo. Infatti, già all’inizio del VII° secolo, durante la stesura del Kojiki, il più antico libro di storia scritto in giapponese, si possono registrare diverse poesie già molto simili alla poesia odierna, sia dal punto dello stile che dei contenuti.

Tuttavia, la prima vera e propria raccolta di poesie giapponesi, il Manyoshu, risale al periodo Nara, nel VIII° secolo. Nel Manyoshu si registrano più di 4.500 componimenti poetici, che spaziano da argomenti riguardanti la corte e la vita imperiale alla gente comune e alla vita quotidiana. All’epoca la poesia non era considerata solamente una semplice arte, ma un vero e proprio strumento pratico per esprimere le proprie emozioni e i propri sentimenti. Era infatti comune, per esempio, inviare poesia d’amore per confessare il proprio amore, come era altrettanto comune mantenere e coltivare una relazione attraverso lo scambio di poesie.

Tuttavia, la poesia non era utile solo a scopi personali, fu infatti molto importante anche dal punto di vista politico in quanto era necessario avere la capacità di produrre un buon componimento poetico per poter entrar a far parte della società aristocratica.

In questo modo, la poesia è rimasta un’attività molto importante nel corso dei secoli, come durante il periodo Heian (dal IX° al XII° secolo), quando il passatempo preferito dei nobili e degli studiosi era proprio comporre e recitare poesie durante le numerose feste di corte. Nel corso della sua lunga e infinita storia la poesia ha subito vari cambiamenti e modifiche, specialmente dal punto di vista dello stile, come in periodo Edo, dove il celebre poeta Matsuo Basho rese popolare l’haiku, o nel periodo Meiji, durante il quale Masaoka Shiki introdusse le forme moderne dell’haiku e del tanka.

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I diversi stili di poesia giapponese

La prima forma di poesia giapponese prende il nome di waka, termine che si riferisce a qualsiasi genere di componimento poetico scritto in lingua giapponese. Durante il periodo Heian, particolarmente fruttuoso per la poesia, erano le donne le principali scrittrici di waka, in quanto gli uomini tradizionalmente preferivano scrivere in cinese. La raccolta più famosa di questo periodo è l’antologia Kokin Wakashu, pubblicato nel 902 e contenente ben 20 volumi di waka, tra cui le poesia di Ono no Komachi e di Fujiwara no Okikaze.

Il tanka è, invece, il nome moderno della poesia giapponese classica che si compone, solitamente, di cinque frasi (5, 7, 5, 7 e 7 sillabe). Fin dalla compilazione del Manyoshu, il tanka non era altro che uno dei generi appartenenti alla grande categoria degli waka, insieme ai choka e ad altri tipi di componimenti. Tuttavia, già dai tempi del Kokin Wakashu, tutte le varie forme di poesie, tranne il tanka e il choka, che comunque stava lentamente perdendo la sua importanza, si erano effettivamente estinte. Di conseguenza, la parola waka divenne sinonimo di tanka fino alla fine del XIX° secolo, quando si decise di adottare solamente il termine tanka per riferirsi alla poesia moderna giapponese.

I choka sono forme versatili di poesie solitamente abbastanza lunghe, composti da versi alternati da cinque e sette sillabe in un numero indefinito di frasi, anche se solitamente si tende a non comporre mai choka più corti di nove versi né più lunghi di 150 versi. Sebbene manchi della semplicità caratteristica dell’haiku e del tanka, motivo per il quale perse importanza velocemente in epoca Heian, il choka, grazie alla sua lunghezza, permette lo sviluppo di temi particolari e complessi che sarebbe impossibile esprimere in forme più brevi.

Nel XII° secolo nacque lo stile poetico renga, una forma collaborativa di poesia che comprende due o più strofe, con i versi di apertura chiamati hokku. Il renga nacque, in realtà, come forma di “gioco tra poeti”, in quanto il suo componimento consisteva in un poeta che “dava avvio al gioco” scrivendo l’hokku, mentre il poeta successivo doveva comporre la strofa successiva, di sette sillabe a verso, e così via. Un noto compositore di renga fu proprio Matsuo Basho.

Gli haiku

L’haiku è una forma molto breve di poesia. Composto da tre frasi di 5, 7 e 5 sillabe, era originariamente parte di una serie di poesie, chiamate renka, che tuttavia presto iniziò ad essere apprezzato a parte fino a creare un genere completamente indipendente.

Tuttavia, fu solo durante il periodo Meiji che, grazie al famoso poeta Masaoka Shiki, si definirono accademicamente le regole dell’haiku seguite tutt’oggi. Innanzitutto, si appurò la lunghezza del componimenti: tre frasi con versi alternati di 5 e 7 sillabe. Successivamente si evidenziò la necessità di inserire i riferimenti stagionali (Kigo, letteralmente “parola stagionale”, o Kidai, “argomento stagionale”), considerati uno degli elementi caratterizzanti degli haiku; e infine si confermò la presenza dei kireji, “parole taglienti”, all’interno dei componimenti. I kireji esprimono il momento della separazione di due immagini o idee nella poesia e, all’interno di un haiku, rappresentano lo sfondo dell’intera poesia.

A partire dal XX° secolo il genere dell’haiku guadagnò popolarità in tutto il mondo, iniziando ad essere tradotto e composto anche in lingue straniere, anche se all’inizio c’era effettivamente poca comprensione dei suoi principi da parte del mondo occidentale. Uno dei primi sostenitori dell’haiku in lingua inglese fu proprio il poeta giapponese Noguchi Yone, che si occupò di spiegare l’haiku ai poeti americani nel suo articolo del 1904 “Una proposta ai poeti americani”.

Esempio di haiku tradotto in italiano del poeta Kobayashi Issa (1763-1827):

“Ciliegi in fiore sul far della sera

anche quest’oggi

è diventato ieri.”

Kobayashi Issa
FONTI

Encyclopedia of Japan, Poetry of Japan
MasterClass, 10 types of japanese poetry: a guide to japanese poetic forms
Libreriamo, I 10 haiku più belli della letteratura giapponese
Il Man’yoshu: la più antica antologia poetica giapponese di Alessandro Bianco

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