Shinju – il doppio suicidio d’amore

Teatro dei burattini in epoca Edo

Nel periodo Tokugawa (1603-1868), in Giappone come in molti altri Paesi del mondo, il matrimonio era un patto politico e sociale, non veniva stretto per amore. Questo era vero soprattutto per la classe dei guerrieri e per gli abitanti delle città, dove il matrimonio per amore era fortemente scoraggiato. Infatti, era visto anche come un gesto puramente egoista, che non teneva conto del gruppo familiare a cui si apparteneva. Ciò portava spesso gli innamorati al doppio suicidio d’amore, in giapponese shinju (心中 i caratteri che lo compongono significano “cuore” e “centro/dentro”). La pratica venne messa fuori legge sotto lo shogun Yoshimune (al potere dal 1716 al 1745), ma continuò a essere presente nelle cronache e ad essere al centro di molti drammi teatrali.

significato dello shinju

Questa pratica era una vera e propria prova d’amore, per dimostrare la genuinità del loro sentimento. C’era però anche una componente di ribellione e critica sociale, dato che l’infelicità dei due amanti era causata proprio da quelle norme sociali non scritte che portavano gli amati a sentirsi in colpa per i propri sentimenti e desideri. Dall’altro lato, però, le norme non potevano essere ignorate e ciò non lasciava altre vie d’uscita, perché qualunque scelta li avrebbe condotti all’infelicità.

Ecco che allora si sviluppò l’idea del contrasto giri-ninjo (dovere-sentimento) che tanto ebbe posto nella letteratura e nel teatro dell’epoca.

C’è da dire che almeno la società giapponese non ha mai condannato moralmente il suicidio, venendo considerato un modo onorevole per morire o addirittura una forma di riscatto personale. A differenza di altre religioni che esercitano una ferrea campagna contro il suicidio, come ad esempio il cristianesimo, che considera il suicidio un gravissimo peccato, in Giappone sia lo shintoismo sia il buddismo non condannano il suicidio. Quindi, almeno dal punto di vista della morale religiosa, i due amanti erano salvi.

Ancora al giorno d’oggi il suicidio nel Paese ha un’altissima incidenza (16,7 ogni 100 000 persone nel 2017). Tra le maggiori cause non c’è più l’amore, ma la crisi economica, la pressione sociale, la solitudine.

Suicidio in Giappone
Suicidio

DOPPIO SUICIDIO D’AMORE A SONEZAKI

La più famosa opera teatrale che parla di questo fenomeno è Doppio suicidio d’amore a Sonezaki, scritta dal drammaturgo Chikamatsu Monzaemon (1653-1724), uno degli autori più celebri e apprezzati di teatro con burattini, il bunraku. La vicenda è ispirata a fatti reali, avvenuti ad Osaka nel 1703, che è anche l’anno della prima messa in scena dello spettacolo. Rappresentazione che sconvolse il pubblico, con i suoi tre atti ispirati ad un fatto realmente accaduto a Osaka appena un mese prima della messa in scena dello spettacolo.

TRAMA

La storia parla di un amore impossibile tra un mercante e una cortigiana all’interno del rigido sistema di regole del feudalesimo giapponese.  Il protagonista maschile è Tokubei, un giovane buono e dal cuore grande ma non molto agiato, mentre la controparte femminile è la cortigiana Ohatsu e i due sono è profondamente innamorati. Tokubei però ha un rivale in amore: il suo amico Kuheiji. Il primo presta dei soldi al suo amico, che gli promette di ridarglieli dopo pochi giorni, invece viene ingannato e i documenti del prestito falsificati. Tokubei va in bancarotta e rischia di essere esiliato da Osaka o arrestato e poi ucciso per tentata estorsione. Kuheji vuole far fuori Tokubei per avere Ohatsu tutta per sé e si vanta delle sue malefatte. I due amanti, che non possono più sopportare questa situazione, decidono di suicidarsi la notte stessa.

Doppio suicidio d’amore a Sonezaki ebbe talmente successo all’epoca della messa in scena da venir vietato per rischio molto elevato di emulazione dello shinju.

fonti

Krapp’s Last Post L’amore della morte, di Salvatore Insana
Associazione culturale Giappone in Italia Addio a questo mondo, di Rossella Marangoni

Il poeta del passato giapponese: Nagai Kafu

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