L’umanesimo di Yoshiyuki Tomino

Zambot III di Yoshiyuki Tomino

Real Mecha Era. Blood and steel on the battlefield: in tutta la storia dell’arte, come in quella degli anime, le varie fasi o periodi s’intrecciano ed evolvono uno nell’altro, nuovi artisti hanno nuove idee che si sovrappongono e influenzano le vecchie. La carriera di Yoshiyuki Tomino ne è la prova! L’umanesimo di Yoshiyuki Tomino ha portato enormi cambiamenti nel mondo dei mecha e dell’animazione in generale.

Tomino entra nel mondo dell’animazione lavorando per la Mushi Production, nel 1963 collabora prima alla stesura dello story board di AstroBoy del grande maestro, nonché inventore, del manga moderno Osamu Tezuka, poi a quello di Heidi di Myazaki. Come gli artisti rinascimentali lasciavano la bottega del maestro per cercare una propria fama creandone una propria (pensate a Raffaello allievo del Perugino), Tomino lascia la Mushi Production per fondare con altri suoi collaboratori quella che diventerà la Sunrise.
Tra il 1977 ed il 1979 con Zambot III, Daitarn III e soppratutto Kido Senshi Gundam, Tomino e la Sunrise danno  vita al filone Real Robot, chiudendo così la prima fase mecha di Nagai e della Toei Production.
Un vero e proprio passaggio da medioevo a rinascimento. Esagero? Proprio no: l’esempio non è scelto a caso, si può dire che con Gundam, saga in corso tutt’ora (Gundam AGE, Gundam Unicorn e Gundam Build Fighters), al vecchio mondo di valori e ideali si sovrappone, come con l’avvento del rinascimento,  una prospettiva umanistica all’anime robotico, un punto di vista decisamente antropocentrico in cui l’essere umano, le sue emozioni e i suoi tormenti, sono al centro della narrazione (umanesimo-animesimo?).

Zambot III cartone animato di Yoshiyuki Tomino
Zambot III, anime giapponese di Tomino

Zambot III

La serie Zambot III come molte di quegli anni, influenzate dal successo di Getter Robot, è basata su un mecha componibile, tre veicoli che formano il Robottone.
In questa serie si vedono già i primi elementi di cambiamento. Sarà dedicata maggior attenzione alle conseguenze della guerra sulla popolazione, con esodi, campi profughi, rivolte. Nelle serie di Nagai Go non si vedono mai le conseguenze degli attacchi dei vari mechasauri sui civili, non si fa mai accenno ne’ al problema della ricostruzione ne a quello dell’impatto psicologico dell’invasione sulla popolazione. Questo ci porta ad un’altro elemento centrale nella narrazione di Zambot III, cioè  quello del razzismo.
I tre piloti dello Zambot non sono terrestri ma discendenti dei Jin. I Jin sono un popolo alieno rifugiatosi sulla Terra per sfuggire all’invasione del loro pianeta da parte delle armate di Gaizok e Killer Butcher.

Due secoli dopo, quando anche la Terra viene attaccata degli stessi nemici, i terrestri accuseranno i discendenti dei Jin, le famiglie dei tre piloti e i piloti stessi (ragazzini di 14 anni) di essere i veri responsabili della guerra. per aver attirato gli invasori. Accecati dalla paura, permetteranno anche al generale nemico di posarsi sulla Terra per poi rinsavire a l’ultimo minuto, appoggiando di nuovo i Jin e Zambot III.
Altra particolarità di quest’opera è la quantità esagerata di personaggi secondari, tutti parenti e di razza Jin. Si va dalla nonna di Kappei, 1mo , passando dai cugini della famiglia Kamie per arrivare fino al cane!
Tomino in questa serie, di cui è il regista principale, introduce già l’elemento drammatico della morte, anche dei protagonisti principali, che caratterizzerà le sue future opere fino a farli guadagnare il soprannome di KillThem’ll Tomino (Minagoroshi no Tomino).
Zambot avrà uno dei più tragici finali della storia degli anime, muoiono tutti tranne Kappei. Gaizok non è altro che un enorme PC programmato per decidere se un essere può morire o vivere, ed ha deciso che meritiamo tutti di morire!

Yoshiyuki Tomino ospite del San Marino Anime Festival
Yoshiyuki Tomino al San Marino Anime Festival

Daitarn III

In Daitarn III  Yoshiyuki Tomino ribalta il concetto di serie drammatica con il suo protagonista tormentato. Qui l’eroe Arran Banjo (BENJO) è un incrocio tra Bruce Lee e 007, uccide Meganoidi a mani nude con mosse degne del primo, soccorre e fa innamorare più donzelle del secondo. Il tono è fortemente umoristico  anche se il fil rouge dell’anime resta drammatico: unico ed ultimo obbiettivo di Benjo sarà quello di eliminare tutti i Meganoidi che come cantavo I Meganoidi “non vincono mai…”
Tra l’altro questi poveri esseri sono stati creati da un scienziato pazzo su Marte, per poi sfuggirgli di mano, e vendicarsi attaccando la Terra. Perciò l’anime tocca anche questioni etiche sulla manipolazione genetica e mentale dell’essere umano. Un tema che verrà approfondito in Macross.
Infine le mille citazioni tratte da film, libri, fumetti (ep. 32 Morte Nera) e da altri anime mecha, fanno di Daitarn uno dei primi prodotti  fatto da e per i primi nerd!
Il maestro Tomino è stato ospite di festival europei in varie occasioni, ricordiamo soprattutto la sua presenza al San Marino Anime Festival. L’umanesimo di Yoshiyuki Tomino continua in un prossimo articolo dedicato al maestro, online a breve!

Disegno di:

Progetto Robotmadness: https://www.facebook.com/ruggine610/
Disegni: Riccardo “Ruggine” Pieruccini Website: https://www.ruggine.info/
Colori:  Daniele Rudoni Website: https://www.danielerudoni.com/

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[…] che viene prodotto a livello di fantascienza. Non per niente, definiamo la sua rivoluzione “L’umanesimo di Yoshiyuki Tomino“!Il Maestro ha perfino un attivissimo fan club in Italia: il Gundam Italian […]

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