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La prima giornata del B7klan J-Rock Fest

Il palco dell'Arena Grand Paris

Mentre i primi fan, sotto il sole rovente di Parigi, sono in fila dalle prime ore del mattino per partecipare ai Meet&Greet e alle sessioni di photo con le band, per noi la prima giornata del B7klan J-Rock Fest comincia ufficialmente verso pranzo con la partecipazione alle conferenze stampa di MUCC e LM.C. A seguire ci si sposta nel parterre dell’Arena Grand Paris, dove è già in corso il dj set di DJ SiSen, che precede l’arrivo delle band protagoniste del main show: alle 16.00 sono i padroni di casa Souffre ad aprire le danze.

I francesi hanno un look che ricorda vagamente i cavalieri medievali: il cantante indossa un soprabito bianco e croce nera (tipo tabardo medievale). La band spinge con il suo metal per accendere il pubblico nella mezzora assegnata. Un sound potente e diretto, che punta più sull’impatto che sulla complessità, ideale per rompere subito il ghiaccio. Il gruppo francofono è in linea con quanto ci si aspetti da un festival visual kei ed il pubblico risponde al meglio.

Quando i francesi terminano, lasciano lo spazio ai -Musyozoku-, la band scelta dai fan tramite contest.

Musyozoku

Il cantante scatenato sale sul palco vestito di nero, con uno zainetto rigido rosso ed inizia a cantare e rotolarsi sul palco, canta con il microfono in bocca, alterna voce da bambina a growl e a un certo punto si lancia giù dal palco per salire sulle transenne, mentre al suo fianco il chitarrista Rito resta composto ed il bassista dai capelli verdi ed il viso bianco ricorda vagamente il Joker di Batman. Mezzora di show, dove l’impressione è quella di assistere più a una performance teatrale che a un semplice concerto: musica, recitazione e follia scenica diventano un’unica cosa. Anche la loro musica riflette questa identità: un rock moderno ma contaminato da influenze metal e melodie disturbanti, con repentini cambi di atmosfera che rendono ogni brano imprevedibile a partire da una delle prime canzoni in scaletta “Gouon to Needle”.

Dopo lo show il pubblico, entusiasta, continuerà a ripetere all’infinito: Soiya Soiya Soiya Soiya!!!

KIZU

Dopo una breve pausa salgono sul palco i Kizu, band dalla storia bizzarra: attivi dal 2017, hanno costruito la propria discografia soprattutto attraverso singoli, fino alla pubblicazione nel 2021 di “Kataki”, un album best of che raccoglie brani già pubblicati. Solo il 5 agosto 2026 è arrivato quello che la band stessa definisce il suo “1st Last Album”, “Gokuraku yori Gokujou no Ame”, uscito pochi giorni dopo il festival. Eppure hanno già annunciato un periodo di pausa nel 2027 fino a data da destinarsi.

Il look dei membri è diverso tra i quattro: se il cantante si presenta in completo di broccato oro e blu, il chitarrista è un cowboy di velluto rosso vestito, mentre il bassista indossa pantaloni bianchi ed un crop top che mette bene in evidenza gli addominali scolpiti mentre ammicca al pubblico femminile.

Nonostante LiME salti giù dal palco e vada a cantare sulle transenne, il più scatenato è sicuramente il batterista Kyonosuke, vestito con una tuta verde dalle spalle a punta, pantaloni con il taglio alle ginocchia ed una sopragonna di ruche nere attaccata al retro.

La band sceglie una scaletta varia, per mostrare tutte le sfaccettature musicali del gruppo, non solo il lato più heavy. Partono infatti con Jigoku, e poco dopo LiME impugna la chitarra acustica per regalare una bellissima versione di Heisei.

Photo by Manon Violence

La qualità della band è davvero alta, la scrittura e la voce del cantante LiME sono di impatto. Il loro è un costante equilibrio tra aggressività e melodie, che rende evidente perché siano considerati una delle realtà più interessanti della nuova scena visual kei.

Lo dimostrano gli altri brani che il gruppo inserisce in scaletta come Oni e Strawberry Blue. Quando l’ultima canzone R/E/D/ termina è il batterista a trattenersi di più, lanciando bacchette al pubblico e correndo da una parte all’altra del palco, con un entusiasmo quasi infantile che trascina tutti.

LM.C

Tocca agli LM.C, ma prima della loro performance viene ricordato al pubblico che durante la loro esibizione è vietato fare foto e video.

Maya ed Aiji arrivano sul palco indossando due tute nere semilucide, dalle maniche ampie, piene di lacci bianchi in cui si leggono nome della band e del blog. Lo storico duo, che manca dall’Europa dal 2014, è accompagnato sul palco da due ottimi turnisti, e apre con Let Me’Crazy.

L’attenzione è subito catturata da Maya, un artista con un’aura autentica, capace di attirare lo sguardo anche quando è immobile e silente. Il vocalist alterna due microfoni per gli effetti sonori, manovra il synth, suona il tamburello, balla e tutto questo nonostante qualche problema tecnico alla strumentazione che non lo ferma minimamente, anzi, ne mette in luce la professionalità, che procede senza far notare ai più gli intoppi (noi della stampa vediamo le piccole smorfie solo perché siamo sotto il palco davanti a lui).

Nei pezzi elettro pop punk e funky rock, sostenuti dalla chitarra di Aiji, il duo è scatenato e travolgente tra i laser verdi. Sul palco l’energia è continua, contagiosa, e il pubblico salta e canta praticamente ogni brano, scatenandosi soprattutto quando parte “88“. Per quanto il focus sia su Maya, Aiji non è solo una spalla, ma un complice perfetto in questo duo ben amalgamato.

Dopo “The Buddha”, gli LM.C chiudono fra il tripudio generale con una delle loro canzoni più rappresentative e una delle preferite dai fan, “Boys&Girls”.

Maya beve e schizza acqua sul palco, raccoglie lo striscione preparato dai fan e lo agita con gioia, dimostrando la sua soddisfazione per la risposta entusiasta del pubblico alla performance. A nostro parere una prova condotta magistralmente nonostante qualche piccola difficoltà tecnica.

MUCC

A seguire sale sul palco una delle band più attese e simbolo del visual kei: fondati nel 1997 i MUCC si presentano con la formazione originale. Nel corso degli anni il trio è passato dal look teatrale ad un’estetica molto più sobria, anche se Tatsuro ha un forte trucco nero e indossa dei mezzi guanti di pelle a coprire principalmente le dita.

Esordiscono con “Suiren” e “Psycho”, passano da questi brani nu metal a brani più soft come “AO” e “Never Evergreen”. Ma vista la varietà sviluppata nel corso dei 30 anni di carriera, non mancano pezzi blues come “Lip Stick”, con tanto di armonica a bocca. Dopo la fase centrale più soft, decidono di spingere nuovamente tornando a pezzi più hard rock come “Nirvana” ed “Heide”. Come nella loro tradizione, mischiano metal, rock alternativo, punk, elettronica e momenti molto melodici, senza mai perdere di intensità.

Tatsuro è il fulcro dello show: si muove continuamente, alternando momenti più contenuti ad esplosioni di energia e coinvolgendo il pubblico con grande naturalezza. Miya e Yukke gli fanno da contrappunto con movenze altrettanto energiche e interagiscono più volte tra loro, mostrando la dinamica di un gruppo affiatato da anni. La lunga esperienza della band si percepisce nella sicurezza con cui affrontano una scaletta così varia, passando da atmosfere più cupe e aggressive a momenti quasi intimi senza perdere coesione.

Dopo quasi un’ora di performance, mantenendo alta anche l’intensità emotiva, scelgono di chiudere con “Saishuu Ressha”, per un finale emotivo e nostalgico con cui si congedano dal pubblico in visibilio.

VERSAILLES

É l’ora degli headliner: i Versailles salgono sul palco alle 21.40 con i loro abiti rococò, in pieno stile corte francese.

Il pubblico è in delirio all’entrata in scena del cantante Kamijo, con la marsina bianca ed i capelli ondulati che fanno letteralmente impazzire le fan vestite in abiti ampi e merletti. È un tripudio di fiocchi e rose.

Entrano sulle note di “Prelude” e passano subito ad “Aristocrat’s Symphony”. Quando inizia “Masquerade” il pubblico esplode e diventa quasi assordante. Sul piano musicale la band alterna cavalcate power metal a melodie neoclassiche, mantenendo sempre quell’eleganza aristocratica che è il marchio di fabbrica del gruppo.

Kamijo beve acqua dai calici di cristallo, anche in questo è molto scenografico ed in tema con l’estetica aristocratica: nulla è lasciato al caso.

Spesso si avvicina al chitarrista Hizaki, con il suo ampio abito rosso e la chitarra rossa con le rose dorate, mentre dall’altra parte Teru indossa stivaloni alti, pantaloncino corto e una lunga e ricca marsina blu elettrico, con mantello bianco. Masashi al basso ed il batterista turnista Hiroki sono i meno appariscenti.

Teru, Kamijo e Hiroki nel backstage del B7klan J-Rock Fest

Kamijo tra un sorso e l’altro ricorda che tra noi ci sono dei vampiri ed intona “Vampire” tra l’estasi generale, scivolando poi verso The Revenant Choir con cui chiudono la prima serata del festival.

Li attende poi il meet&greet con i fan.

La prima giornata del B7klan J-rock Fest va in archivio con un successo e la trepidante attesa dei presenti per il giorno successivo. Quasi tutti i presenti hanno infatti scelto l’abbonamento per l’intera due giorni, decisi a non perdere nemmeno uno degli artisti in cartellone.

LINK CORRELATI

Le nostre impressioni generali sul B7klan J-Rock Fest

Il profilo instagram dei -Musyuzoku-

Il profilo instagram degli LM.C

La pagina instagram dei KIZU

Il profilo instagram degli MUCC

La nostra presentazione dei Versailles

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