L’emergenza covid in Giappone e le nuove restrizioni

Yoshihide Suga

Recentemente sono state implementate delle nuove misure di contenimento delle entrate nel paese da parte del governo giapponese. Questo a causa dei nuovi preoccupanti sviluppi sul panorama internazionale per quanto riguarda la pandemia da SARSCoV-2. Vediamo dunque cosa è cambiato e quali sono le conseguenze sugli ingressi dopo la proclamazione dello stato di emergenza covid in Giappone.

LE CAUSE E L’ANNUNCIO DELLE NUOVE MISURE

Durante una conferenza stampa tenutasi mercoledì 13 gennaio 2021, il Primo ministro Suga Yoshihide ha annunciato un inasprimento delle misure di contenimento della pandemia in corso stabilendo delle nuove restrizioni agli arrivi nel paese dall’estero.

Le cause della decisione, stando a quanto affermato da Suga, sarebbero il crescente numero di contagi all’interno del Paese, che hanno raggiunto il più alto numero mai visto nell’arcipelago dall’inizio della pandemia proprio durante questo inverno, e la scoperta di alcune mutazione del Covid-19 nel Regno Unito, in Sudafrica e in Brasile. Le variazioni si sarebbero propagate fino a raggiungere lo stesso Giappone al momento dell’ingresso di alcuni contagiati ignari provenienti dai suddetti Paesi.

Per quanto riguarda questi nuovi ceppi in particolare, il fattore preoccupante sarebbe l’altissima contagiosità. Essa è maggiore di circa il 70%, e rischierebbe di provocare un’onda di contagi che manderebbe al collasso il sistema sanitario nipponico. Analizziamo nel prossimo paragrafo quali saranno le conseguenze di questa scelta.

Mappa emergenza covid in Giappone
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La distribuzione dei casi in Giappone in gennaio 2021
I CAMBIAMENTI con lo stato di emergenza covid in Giappone

Da metà gennaio, sono stati vietati tutti gli arrivi nel paese da nazioni estere, anche quelle che prima non erano soggette a particolari restrizioni. Un’eccezione è fatta per coloro che tornano presso la propria residenza e lo possano provare tramite permesso di soggiorno o che hanno la cittadinanza giapponese. Anche queste persone però dovranno sottoporsi a misure precauzionali, potendo accedere al Paese solo dimostrando con l’esito negativo di un tampone di non essere malate. I tre tipi di tampone riconosciuti per entrare in Giappone sono quello nasofaringeo, quello tramite analisi della saliva e quello tramite antigeni. In ogni caso, è necessario sottoporsi a tampone anche in aeroporto; in caso di negatività del risultato è possibile procedere con la quarantena fiduciaria di 14 giorni presso la propria abitazione o struttura adatta.

Chi non fosse in possesso di un tampone negativo, si dovrebbe fermare in una struttura designata per 3 giorni dopo un test eseguito in loco. Al termine di questi 3 giorni sarebbe sottoposto a un ulteriore tampone e, nel caso l’esito dovesse mostrarsi effettivamente negativo, sarebbe loro richiesto di fermarsi a casa per altri 14 giorni come misura di ulteriore sicurezza.

Per quanto riguarda tutti gli altri, l’entrata nel Paese è sospesa, salvo che in un caso eccezionale; è stato infatti permesso l’ingresso fino al 21 gennaio a tutti coloro che avessero ricevuto l’autorizzazione all’atterraggio entro dicembre e solo per motivi lavorativi.

È previsto che le nuove misure contenitive durino fino al 7 febbraio, ossia quando nelle province di Tokyo, Kanagawa, Chiba, Saitama, Tochigi, Osaka, Kyoto, Hyogo, Aichi, Gifu e Fukuoka terminerà lo stato di emergenza. Se però i casi non dovessero diminuire durante questo periodo è molto probabile che esso venga prolungato, così come il bando sugli arrivi.

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Il famosissimo incrocio di Shibuya semi-deserto ad aprile 2020

LE ATTUALI REGOLE E LE CONSEGUENZE PER CHI NON LE RISPETTA

Coloro che entrano in Giappone dai Paesi con restrizioni ai viaggi devono sottoporsi a un tampone con esito negativo e presentarlo al proprio arrivo. Inoltre, si sottoporranno a un secondo tampone all’arrivo e dovranno, indipendentemente dall’esito, trascorrere una quarantena di 14 giorni a casa o presso strutture adatte. Sempre all’arrivo, inoltre, devono consegnare un giuramento che assicura alle autorità l’accettazione di tutte le norme previste a causa della pandemia.

Covid19-Giappone

Per coloro che, invece, dovessero tornare da un Paese in cui è stata scoperta una variante del SARS-CoV-2 sarà necessario sottoporsi a un tampone dopo tre giorni di isolamento presso una apposita struttura. Se l’esito dovesse essere negativo, essi potrebbero trascorrere il resto del periodo di quarantena presso la propria abitazione. A tutti coloro che entrano nel Paese è richiesto di monitorare le proprie condizioni fisiche per tutta la durata dell’autoisolamento. Si richiede inoltre di scaricare su un dispositivo l’applicazione COCOA, che permette di fornire la propria posizione in tempo reale.

Per quanto riguarda le sanzioni, il nome di tutti coloro che dovessero violare le norme stabilite dal Governo per contenere la diffusione nel nuovo Coronavirus sarebbe reso noto al pubblico. Per gli stranieri le pene potrebbero essere più severe; potrebbe per esempio essere revocato il permesso di soggiorno con conseguente deportazione da parte delle autorità competenti.

Nel caso si voglia conoscere di più riguardo alla situazione giapponese e alle condizioni di entrata previste nel paese o tenersi aggiornati con le ultime novità è possibile visitare il sito del Ministero della Sanità giapponese e quello del Ministero degli Esteri.

Cosa sappiamo del coronavirus in Giappone, articolo di marzo 2020
Riflessioni sull’emergenza covid in Giappone, febbraio 2020

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