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Sumo: lotta e tradizione

sumo: lotta e tradizione

Anche se non siete appassionati della cultura giapponese, vi sarà sicuramente capitato di vedere su internet o in televisione immagini raffiguranti uomini giganteschi cercare di sollevarsi a vicenda su un ring. Si tratta di una pratica simile al wrestling, chiamata sumo. Il sumo è lotta e tradizione.

Storia e spirito del sumo

Il sumo (相撲) è lo sport nazionale del Giappone e consiste in una lotta corpo a corpo in stile giapponese. Il termine sumo deriva dal verbo giapponese sumau che significa “combattere” o “lottare”. I kanji utilizzati per scrivere la parola sumo, però, non derivano dal verbo, bensì dall’espressione sumai no sechi (相撲の節), utilizzata per descrivere competizioni di lotta che si svolgevano nella corte imperiale in periodo Heian.

Il sumo giapponese, uno sport antico
Lottatore di sumo

Come possiamo dedurre dall’etimologia del termine, il sumo possiede forti legami con la tradizione e la cultura autoctona. Ha alle proprie spalle una storia centenaria, che si riflette in peculiari elementi rituali mantenutisi al suo interno, come ad esempio il rituale di purificazione con il sale di derivazione Shinto. Questi riferimenti alle pratiche shintoiste derivano dal fatto che il sumo nasce come antica danza rituale eseguita per ottenere un buon raccolto.

Addirittura, sembra che il primo vero e proprio riferimento alla pratica del sumo si trovi all’interno del Kojiki: al suo interno si racconta come il possesso delle terre delle isole del Giappone fu deciso tramite uno scontro di wrestling tra due kami, Takemikazuchi e Takeminakata.

Il wrestling giapponese

Probabilmente, questo forte legame con la cultura giapponese e con la religione shintoista ha portato ad una scarsa diffusione internazionale di questa disciplina: il Giappone è l’unico stato in cui il sumo viene praticato a livelli agonistici e professionali. Tuttavia, nell’ultimo decennio, si è visto un aumento di atleti stranieri amatoriali.

Altro aspetto peculiare, legato alla tradizione, è che solo gli uomini possono praticare questa disciplina. Infatti, secondo la tradizione Shintoista e Buddhista, le donne sono considerate “impure” a causa del sangue mestruale. Per questo motivo, in linea generale, alle donne non viene concesso di praticare questa arte marziale e le poche eccezioni presenti sono solo a livello amatoriale.

Gli incontri di sumo

Le regole di un incontro di sumo sono molto semplici: il lottatore, in giapponese rikishi o sekitori, che per primo esce dal ring o tocca il suolo con qualsiasi parte del corpo che non siano i piedi, perde. Queste lotte avvengono in un ring creato appositamente per gli scontri di sumo: uno spazio circolare sopraelevato chiamato dohyo, fatto di argilla e ricoperto di sabbia.

Un incontro solitamente dura alcuni secondi, ma in alcuni casi può durare anche qualche minuto a seconda dell’abilità dei lottatori. Non ci sono restrizioni di grandezza o di peso all’interno di questa disciplina, perciò può capitare che tra due wrestler ci siano grosse differenze di stazza. La mancanza di restrizioni di peso ha reso l’aumento di massa parte integrante dell’allenamento di un rikishi.

Tuttavia, l’unico requisito che un aspirante lottatore deve possedere per diventare un rikishi a pieno titolo è superare i 173cm di altezza.

Vita da wrestler e l’associazione japan sumo

Oltre alla difficoltà di aumentare il proprio peso, i rikishi devo affrontare altre dure prove durante il loro allenamento. In generale, la vita del rikishi segue le regole dettate dalla Japan Sumo Association, che per prima cosa richiede che tutti i wrestler vivano insieme in un centro comune di addestramento, conosciuto in giapponese col nome di heya. All’interno di questo centro d’addestramento tutti gli aspetti della vita quotidiana vengono regolati da una tradizione rigida. Ad esempio, gli aspiranti rikishi devono a farsi crescere i capelli per poi legarli nel tipico codino simboleggiante lo stile dei samurai in periodo Edo.

I giovani lottatori hanno altre numerosissime regole di abbigliamento da rispettare. Ad esempio, il loro modo di vestire varia a seconda del luogo e del livello dell’atleta: quando si trova in un luogo pubblico dovrà indossare un vestito tradizionale giapponese che lo renda identificabile immediatamente come rikishi. Invece se il wresler si trova all’interno del campo, ma ha un livello basso, potrà vestirsi solo con uno yukata di cotone e sandali in legno.

Di fatto, la qualità e la tipologia dei vestiti di un atleta di sumo migliora con l’aumentare del livello del lottatore. Questa distinzione a seconda dei livelli non è presente solamente nel vestiario, ma anche in aspetti della vita quotidiana: i livelli più bassi sono costretti ad alzarsi prima o a lavarsi e mangiare dopo i sekitori più esperti. Di conseguenza, anche gli alloggi dei wrestler più abili saranno più spaziosi e riforniti degli altri.

Questa regole si tramandano invariate nel tempo poiché la Japan Sumo Association è composta solamente da ex atleti di sumo: si ritiene che essi siano gli unici in grado di allenare nuovi rikishi.

Le regole del sumo, arte marziale giapponese
Arbitro di un incontro di sumo

Gradi e tornei ufficiali

La Japan Sumo Association ha istituito sei tornei annuali principali: due sono tenuti a Tokyo, gli altri si tengono rispettivamente a Osaka, Nagoya e Fukuoka. Ogni torneo dura circa due settimane,  durante le quali gli atleti combattono almeno una volta al giorno, tranne i wrestler di livello minore che combattono di meno.

Tutti i praticanti professionisti fanno parte di una classifica gerarchica a sei livelli (banzuke) su base meritocratica, redatta in base all’andamento dell’atleta nei tornei ufficiali. Coloro che possiedono più vittorie che sconfitte potranno avanzare di grado, al contrario si retrocede.

L’unico titolo dal quale non si può retrocedere è il più alto, chiamato yokozuna ; tale titolo è molto difficile da ottenere, basti pensare che sono solo 72 gli atleti che hanno raggiunto tale categoria nell’intera storia dello sport  e appena tre sono in attività oggi. Per diventare yokozuna solitamente un atleta deve vincere per due anni di fila il torneo della classe più alta, la makuuchi. Nella makuuchi  possono entrare solamente 45 wrestler, i quali vengono suddivisi in ulteriori 5 livelli. Una volta diventato yokozuna, il titolo si mantiene a vita. Tuttavia, per correttezza, l’atleta deve riuscire a mantenere la carica. Se uno yokozuna dovesse registrare più sconfitte che vittorie in un torneo, è consuetudine che l’atleta decida autonomamente di ritirarsi.

Le altre divisioni, dalla seconda più alta alla più bassa sono: juryo, makushita, sendanme, jonidan e jonokuchi. Unendo tutte le divisioni, si possono contare solamente seicento atleti; includendo anche i praticanti a livello amatoriale, si arriva a circa ottocento atleti. Di conseguenza, nonostante l’aumento di praticanti citato in precedenza, il sumo non può essere considerato come uno sport di massa.

Come vedere il sumo: lotta e tradizione

Pur essendo uno sport praticato da poche persone, resta uno tra i più amati e seguiti, soprattutto in terra natia! Se voleste vedere dal vivo un incontro di uno dei tornei principali, dovreste giocare di anticipo. Infatti, capita spesso che i biglietti dello stadio vengano presto esauriti, soprattutto nei weekend e durante le feste nazionali. Questa fama si riflette anche al di fuori degli stadi, infatti, e i lottatori più forti diventano dei veri e propri personaggi pubblici. Coloro che si guadagnano il favore gli incontri di sumo registrano ascolti altissimi sulla televisione giapponese del pubblico spesso compaiono in programmi televisivi o in altri eventi sportivi.

Per tutte queste ragioni il sumo è considerato un appuntamento immancabile a livello nazionale. In un futuro prossimo speriamo di poter assistere ad un ulteriore aumento di notorietà!

In Italia abbiamo alcuni praticanti del sumo, con incontri e tornei. Un’altra arte marziale giapponese che ha sempre più seguaci in Italia è il kendo, la via della spada.

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