In occasione della sua performance al Giardino Padovanelle a Padova, non ci siamo fatti perdere l’occasione ed abbiamo inviato Gloria, nostra esperta musicale, per un’intervista a Sana Takizawa, ex chitarrista dei Mask ed ora artista solista in tour in Europa ed in Italia. Sana Takizawa era a Padova ospite del format Asian Pop Fest, organizzato dall’Associazione giapponese Ochacaffè e da K-ble Jungle.
LE ORIGINI NEL MONDO VISUAL KEI
GT – Hai una lunga carriera alle spalle, ma hai attraversato diverse fasi: MASK, Seven, Kαin e poi il tuo percorso solista. Guardando indietro, cosa ti hanno lasciato queste esperienze? C’è qualcosa che hai imparato da ciascuna di queste realtà?
Sana: Nel periodo in cui facevo parte delle band ho imparato la forza del gruppo nel creare canzoni, mentre lavorando da solo ho imparato soprattutto l’importanza della comunicazione diretta con le persone. Sono andato in diversi paesi come Ucraina, Russia, Bielorussia, Kazakstan, USA. Andando in diversi paesi ho aumentato la capacità di comunicazione. É questo l’aspetto principale della carriera da solista: quando ero nelle band anche se non parlavo andava bene lo stesso perché c’era il cantante a parlare, ma ora devo occuparmi personalmente di tutto, compresi i rapporti con le persone.
GT: Sei stato parte di una scena molto specifica come quella visual kei. Dopo tanti anni, quanto è ancora importante questa cultura nella tua identità artistica?
Sana: Della cultura visual kei resta l’attenzione al make-up, all’abbigliamento, ma anche la comunicazione con il pubblico. Per esempio come durante “Where’s my Honey”, la compartecipazione, il cercare di coinvolgere il più possibile il pubblico, è una caratteristica che ho imparato come artista visual kei.
GT – Ad inizio luglio siamo stati a Parigi per il B7Klan J-Rock Festival dedicato al Visual Kei, e abbiamo assistito al concerto di Yoshiki durante il Japan Expo. Dopo tanti anni di carriera, come guardi oggi alla scena visual kei? Ci sono artisti delle nuove generazioni che ti hanno colpito?
Sana: Sul palco del B7Klan Fest erano presenti diverse generazioni di artisti, comprese band nate nello stesso periodo dei Mask. Della vecchia scena gli An Café erano dello stesso periodo e allo stesso livello dei Mask. Delle generazioni più recenti una nuova band che mi sembra fantastica sono i Kizu, che so essere stati al festival.
LE ESPERIENZE INTERNAZIONALI
GT: Fin dallo scioglimento dei Mask come solista hai costruito una forte dimensione internazionale. Nel 2017 dichiaravi già 90 concerti in 20 paesi . Come mai hai scelto di puntare così tanto sui concerti all’estero?
Sana: Sì, ormai ho fatto più di 300 concerti all’estero. All’inizio volevo andare in Europa, ma in Francia, Germania ed in Italia c’erano già band famose come i MUCC, quindi ho cercato dei paesi in cui nessun artista visual kei fosse mai arrivato. L’ho fatto anche contattando direttamente eventi ed enti su Facebook per andare in luoghi non esplorati dal genere e quindi dare originalità al mio percorso andando in Bielorussia, Russia, Ucraina, Lettonia, Estonia, Georgia e quasi tutta la zona balcanica.

GT: SAW non è un normale album rock, ma un album molto personale. si percepiscono tanti stili e generi diversi. Come è nato il progetto?
Sana: Ancora prima di Saw avevo realizzato in Giappone questo album “AI” (che in giapponese vuol dire amore, ma in inglese la pronuncia è sia di “occhio”, quindi “vedere”, che “io”), quindi aveva tre significati. Dopo aver lanciato questo CD sono andato in tour in Ucraina con questo progetto e durante i concerti si è creato un mix di atmosfere: c’erano queste canzoni e la gente parlava bevendo, chiacchierava e io ho voluto raccogliere tutte questi suoni, queste atmosfere. Anche tutte le atmosfere ed i paesaggi che ho visto passando in Ucraina, Armenia e in Francia dove ho incontrato un mio amico. Questo mix di atmosfere durante i concerti e di paesaggi visti sono poi convoluti in Saw.
GT: La traccia 7 si intitola “Where’s my Honey? – Dnipro”, riporta addirittura il nome della città in ucraino. Che legame hai con quella città? È una canzone che ha un significato speciale per te?
Sana: Le registrazioni che ci sono nella canzone sull’album sono avvenute a Dnipro. Mi ero accorto che c’era una ragazza di Dnipro che postava tutti i giorni contenuti su di me. Quando sono andato a Dnipro ho finalmente potuto incontrarla e fare un concerto con lei presente. Ha costituito una sorta di fanbase lì a Dnipro e sono molto grato a queste persone.
GT: cosa ti porti dietro da questa esperienza e dalle persone che hai incontrato? È cambiato qualcosa in te, nel modo di vedere il mondo e te stesso come persona ed artista?
Sana: Ho fatto 22 concerti in Ucraina nel 2020, ma vado ogni anno dal 2014. Solo nel 2022 non sono andato. Sono stato anche nel Donbass, in questa zona in cui già c’era l’inizio del conflitto, seppure non ce ne fosse coscienza a livello mediatico, ma il clima di certo non era tranquillo. É stata la mia prima volta in Ucraina ed io ero veramente preoccupato, perché le news come la CNN dicevano che l’Ucraina era davvero pericolosa. Ma gli organizzatori mi dissero che si trattava solo di una zona, così mi sono fidato dell’organizzazione ed in effetti era tutto tranquillo. Le persone erano davvero accoglienti e ne sono stato molto sorpreso. Mi sono innamorato dell’Ucraina e della sua gente. Così mi sono sentito come fosse casa mia.
Ma nel 2022 è iniziata la guerra non sono andato, sono tornato nel 2023 e le persone erano sorprese di vedermi, ma sono andato perché ormai la considero casa mia. E allora ho anche iniziato a comprendere un po’ di più i sentimenti di Michael Jackson quando parlava di pace. Io voglio la pace per l’Ucraina. Questo sentimento mi ha fatto molto crescere e mi ha fatto cambiare anche la mia visione artistica. Prima era solo un visual kei, adesso capisco di più la visione di Michael Jackson. E tra poco tornerò in Ucraina anche se è pericoloso.
GT: L’album si apre con “Sunrise” e si chiude con “Voyage”. Considerando il forte legame di SAW con i luoghi e le esperienze vissute, questi due titoli rappresentano anche una sorta di viaggio personale e artistico?
Sana: La tracklist è cambiata in seguito al viaggio che ha fatto durante il tour di AI. Ho riordinato le tracce in modo che fossero effettivamente una storia intera che percorreva l’album come un sole che sorge e poi tramonta. C’è anche una canzone che è Sangae che è quando si rompe una maschera, ed è sempre parte di questo viaggio. La mia carriera non è solo e l’ultima, ma è parte di un viaggio: dalla rottura della maschera (quindi la fine dell’avventura con i Mask), ma anche Wake me Up, come lo svegliarsi per la partenza di questo viaggio. Tutte le tracce sono relative a questo viaggio.
GT: L’album sembra essere un lavoro totalmente indipendente, dove hai seguito tutti gli aspetti creativi. Oggi infatti sei autore, compositore, interprete e produttore del tuo lavoro. Cosa significa avere questo livello di controllo sul processo creativo?
Sana: La prima cosa che ho provato è stata la paura, perché tutta la responsabilità era su di me. È capitato per esempio un momento in cui in fase di mixaggio mi sono reso conto che mancava parte, ma non c’erano persone, tecnici, produttori che potessero occuparsene e ho dovuto gestire tutto da me e sistemare il problema. Quindi una maggiore libertà, ma anche una maggiore responsabilità. Nella traccia “Clear” all’inizio non capivo perché ci fosse una nota continua e non riuscissi a sistemarlo. È stata una sfida, che dovevo sistemare, ma è stato anche un lavoro divertente ed interessante lavorare in autonomia.
L’Italia ed i progetti futuri

GT – Venendo all’Italia, come sono andati i concerti di Rimini e di Padova?
Sana: A RiminiComix c’erano molte persone, ma a dire il vero anche molto giovani, quindi erano più persone lì per la festa che per i singoli concerti. Però anche se erano molto giovani ho percepito il calore italiano. A Padova il pubblico all’inizio è stato un po’ più freddo e posato, più composto, ma dopo aver rotto il ghiaccio ho percepito comunque il calore e la partecipazione. E mi sono stupito che dopo il concerto siano arrivate persone a parlarmi a livello anche personale: un signore mi ha invitato a fare un giro sull’ultraleggero e uno studente mi ha consigliato un artigiano di chitarre in zona.
GT: Nella discografia dei MASK c’era una canzone che si chiamava: BOYS BE AMBITIOUS. Un motto molto famoso in Giappone. Guardando alla tua carriera, pensi che le ambizioni che avevi allora siano state soddisfatte? E quali sono oggi le tue nuove ambizioni?
Sana: Oh, era la mia canzone preferita nei Mask. Beh, quando ero giovane volevo farmi conoscere da tutto il mondo. Adesso sono stato in tanti posti in Europa, in Europa dell’Est, a Parigi in tantissime città quindi direi che tutto sommato la mia ambizione giovanile si è realizzata. In Italia ho altre tappe del tour in città che ho in programma di visitare, Rovigo, Pescara, ecc. Ci sono tante città in cui gli artisti giapponesi non fanno i tour, non esistono solo Milano e Roma, ma quasi nessuno va nelle altre. Il mio sogno è fare in Italia la stessa cosa che ho fatto in Ucraina. Ho visto che quando un artista giapponese viene in Italia va sempre a Milano e Roma, ma non ci sono tour in giro per l’Italia. Il mio sogno è adesso di fare una cosa simile.
GT: Le prossime date italiane?
Queste le tappe italiane del tour europeo:
- 16, 18 luglio: RiminiComix, Parco Federico Fellini a Rimini
- 22 luglio: Asian Pop Fest / Ochacaffesta a Ippodromo Padovanelle, Padova
- 22 agosto a Rosolina Comix (Rovigo)
- 11, 12, 13 settembre Pescara Comix, Montesilvano (PE)
- 25-26 settembre Chiavari in Cosplay (Genova)
- 3 ottobre Rovigo Comics Piazza Vittorio Emanuele II, Rovigo
LINK UTILI
Il profilo instagram dell’artista
L’album di Takizawa su Spotify
Il nostro report sul concerto di Yoshiki al Japan Expo di Parigi di Gloria Turatello
Il festival J-Rock B7Klan di Gloria Turatello















