La seconda giornata del B7klan J-Rock Fest, festival visual kei tenutosi a Parigi, è ebbra di attesa fin dal mattino, soprattutto dopo aver goduto del primo round il giorno precedente.
Noi, che dobbiamo rincorrere le conferenze stampa, abbiamo giusto il tempo di mangiare qualcosa ai truck organizzati all’esterno e di goderci un fuori programma. Yuuki, il tastierista degli An Cafe, decide di improvvisare un DJ set con le canzoni della band rubando la consolle a Miura Ayme, musicista e attore giapponese che per la due giorni francese si sta prestando ad intrattenere il pubblico con dei DJ set all’esterno a tema visual kei. Un drappello di fan si scatena sotto il sole cocente nelle coreografie abbinate ai brani più famosi degli An Cafe ed è il preludio alla gioia che di lì a poco la band giapponese porterà sul palco dell’Arena Grand Paris.
Alle 16.00 aprono le danze gli Imperial Age, band di origine russa ma operativa in Inghilterra, che ha tra le sue fila l’unica donna della manifestazione: Jane Odintsova. Tra bandiere e look a metà tra il mondo egizio e quello medievale, la band regala mezzora di rock metal sinfonico, con un impatto scenografico quasi cinematografico. Uniscono la carica travolgente del metal a linee melodiche orchestrali molto orecchiabili: energia e melodia allo stesso tempo.
AN CAFe
Ovviamente però l’attesa è tutta per gli An Cafe che seppure a ranghi ridotti causa l’assenza del chitarrista Takuya arrivano accolti a gran voce da tutta l’arena.
I quattro che si sono riuniti da pochi anni dopo un periodo di break, portano tanto entusiasmo e gioia sul palco. Il pubblico canta tutto, si lancia nelle coreografie accennate da Miku e Yuuki. Miku si è anche preparato un lungo discorso in francese e a turno ogni membro della band prova qualche breve frase in francese, con il pubblico che gradisce davvero molto.
I principali rappresentanti dell’Oshare Kei, quello stile colorato e gioioso nato intorno ad Harajuku, sono in realtà vestiti molto più sobri di una volta, privilegiando il nero. L’unica eccezione è come sempre Yuuki, con la sua tuta super colorata, un po’ come aveva abituato i fan negli anni, che balla e suona saltando e agitando le braccia, tanto da domandarsi come faccia a mantenere il tempo.





Dire che palco, platea e spalti sono pervasi dal divertimento è davvero riduttivo, ma non per niente sono la band che ha coniato il termine Nyappy e su “Cherry Saku Yuuki!! (Re:Bloom)” l’energia è davvero incontenibile. Per l’entusiasmo travolgente che hanno saputo trasmettere, il pubblico avrebbe voluto uno show ben più lungo, ma sicuramente non poteva esserci band migliore per aprire le danze e mandare subito su di giri l’arena.
AZAVANA
Con il pubblico ancora molto carico, l’uscita sul palco dei membri degli Azavana per sistemarsi gli strumenti è accolta dagli applausi. La band è quella di più recente formazione e quindi la meno conosciuta dal pubblico, che infatti è molto incuriosita dal gruppo, uscito dalle ceneri degli Ashmaze ed impreziosito dalla presenza di Ryo, ex frontman dei Virge. Finiti i preparativi, i quattro musicisti escono e poco dopo rientrano sulle note dalla loro canzone strumentale [ ]: fanno il loro ingresso uno ad uno sul palco, fino ad attendere il cantante.
È qui che si manifesta quella che potremmo definire la magia del palco: per chi qualche ora prima aveva partecipato alla conferenza stampa, la trasformazione che il vocalist Ryo mostra in scena è quasi sconvolgente. Scende giù dal palco come stesse facendo un solo gradino invece di un salto di oltre un metro di dislivello, sale sulle transenne e canta abbracciato dalle prime file. Il trasporto con cui il cantante vive i brani è palpabile da tutti, soprattutto quando si batte più e più volte il petto con il microfono, proprio a simulare quel battito del cuore che è sia sottofondo nel primo brano, sia il titolo dell’ultima canzone in scaletta: “Shinon”.







Photo by David Poulain, Jee Chung, Laura Gilli e Manon Violence
Una performance emotiva, ma anche pregevole tecnicamente quella del quintetto: il basso di Яyu non è mai banale, S1TK ha scelte musicali ben precise, Ryohei e Shiyu fanno scorrere veloci le dita sulle chitarre con grande sicurezza. Il gruppo propone un rock moderno dalle influenze alternative, capace di passare da atmosfere intime a improvvise esplosioni di energia, come in “Haiirono umi wo oyogu hotaru”, senza perdere di intensità e qualità.
La timbrica di Ryo richiama la tradizione del Visual Kei più classico: melodica, fortemente espressiva e impreziosita da un vibrato pronunciato che ne amplifica l’intensità emotiva. Il contrasto con i riff moderni e le ritmiche serrate della band è sorprendente, ma proprio questo equilibrio tra due anime così diverse diventa uno dei tratti distintivi del gruppo. Gli Azavana mantengono le promesse fatte in conferenza stampa, mettono tutti se stessi sul palco e lasciano il segno: il pubblico risponde alla grande e anche tra gli addetti ai lavori si rafforza la convinzione di avere di fronte una band di cui si sentirà parlare sempre di più.
JILUKA
E dopo le emozioni è l’ora del caos. Scendono in pista i Jiluka, la band più rumorosa e forse anche più glamour della due giorni. Abiti lunghi di pelle nera, intarsi e tagli, trucco nero pesante, guanti neri e chitarre in tono: un universo dark fantasy che ben si abbina alla loro musica metalcore, o meglio ancora electro gothic metal (EGM).
L’appeal di Sena, il chitarrista dai capelli rosa ed i tratti femminili, è innegabile, come è innegabile però la sua tecnica cristallina che si apprezza nei vari assoli che regala con la sua chitarra nera dai led rosa; quando rappa poi lancia il microfono senza farsi troppi problemi: magnetico. Ricko ha una voce modulabile che regola come vuole, è scatenato e non si risparmia nemmeno per un secondo, ma anche tra un growl e l’altro ha sempre il sorriso stampato sul volto.
Zyean alla batteria non perde un colpo e qualche volta si alza in piedi ad incitare i fan. Boogie, con il suo basso nero realizzato dall’italiana Overload Guitars, sembra uno stregone fantasy, un cavaliere oscuro, con quei suoi lunghi capelli corvini ed il collo dipinto di nero, ma basta che accenni un sorriso perché quell’immagine minacciosa svanisca.



A sinistra i bassi di Boogie – A destra le chitarre di Sena
Il ritmo è serrato, i brani sono potenti e rapidi: aprono con Kult ed in sequenza sciorinano VenΦm, BLVCK e S4vage. Non c’è davvero spazio per riprendere fiato, i Jiluka spremono tutte le loro energie per regalare una prestazione memorabile ai fan dimostrando perché sono una delle band visual kei e metalcore più in ascesa anche a livello internazionale.
Sena e Boogie dei Jiluka con Mana dei Moi dix Mois, nel backstage dei B7klan J-Rock Fest a Parigi
D’Espairsray
È l’ora dei pezzi da novanta e vista l’attesa di ben 15 anni il tripudio che si scatena all’entrata in scena dei D’ESPAIRSRAY è del tutto comprensibile. La band, con un look nettamente più sobrio rispetto ai tempi che furono, apre con la potenza di “Garnet” ed i decibel del pubblico si alzano: comincia il viaggio nel tempo e torniamo nei primi anni 2000.
Hizumi sembra essersi finalmente ripreso da quei suoi gravi problemi alla voce che lo avevano tenuto lontano dalle scene così a lungo e non si risparmia, il suo carisma è rimasto intatto.

Il loro è un rock classico, con alcune incursioni nell’hard rock e nel metal. I fan che li hanno conosciuti da adolescenti sono al settimo cielo, cantano a squarciagola. Anche chi non ha vissuto gli anni d’oro della band apprezza questo rock più alla portata di tutti con brani come “Forbidden”, mentre con “Born” e il nuovo singolo “Rapture” il pubblico continua a lasciarsi trascinare.
Il dietro le quinte dei D’ESPAIRSRAY al B7klan J-Rock Fest a Parigi (dal profilo ufficiale instagram della band)
“Love is Dead” la canta anche chi non conosce minimamente il brano, tanto è alto l’appeal della band e della loro musica.
Se poi la band, prima di chiudere con l’energica Mirror, annuncia il ritorno in Europa nel 2027, cosa si può volere di più?
MOI DIX MOIS
Un quarto d’ora di pausa e finalmente sul palco salgono quelli che si possono definire i veri headliner dell’intero festival: tocca infatti ai Moi dix Mois.
Pubblico in delirio per la band di Mana, che con la sua chitarra dalla croce blu accende letteralmente l’entusiasmo incontenibile della folla. Sale sul palco per ultimo il cantante Seth, capelli cotonati viola, bustino in pelle nero, calze a rete: lui e Mana sono l’emblema vivente del visual kei delle origini. La lunga scaletta si apre con “Dialogue Symphonie” e vede Angelica e la famosissima Solitude all’inizio dello show. Seth più volte si ferma a parlare al pubblico, anche se sempre in giapponese, e arriva il momento di “monophobia”. Sulla tanto attesa “La dix croix”, uno degli inni dei Moi dix Mois, il pubblico agita i propri scettri luminosi con il simbolo della band.

Dopo “Ange – D side holy wings” la band esce tra i saluti, ma torna poco dopo con l’encore di due pezzi: “forbidden” e “Je l’aime”. Seth canta con una lanterna in mano.
Mana ringrazia il pubblico con teatrali inchini ed esce, ma poco dopo i membri rientrano per il secondo encore dedicato esclusivamente alla canzone “Pagent”.
La storia del visual kei
La loro estetica è unica, o meglio, è l’originale dato che Mana è uno dei fondatori dello stile gothic lolita, ma anche la musica lo è: i brani uniscono orchestrazioni sinfoniche, richiami alla musica sacra, hard rock e metal, creando un linguaggio immediatamente riconoscibile. Un genere per alcuni versi più difficile da capire e apprezzare, ma sono sicuramente dei maestri nella composizione e nell’amalgamare strutture così diverse.
L’esperienza degli anni si vede, così come si vede l’importanza del senso estetico, della costruzione dell’immagine: niente è lasciato al caso, non le scenografie, né le movenze. I Moi dix Mois sono padroni della teatralità e del palco, dimostrando ancora una volta perché sono considerati tra i principali protagonisti del visual kei. Quando al termine del secondo encore se ne vanno, la sensazione è di avere assistito ad una sorta di rito religioso, con fan piangenti che considerano la band una sorta di divinità.
A riportare tutti alla normalità ci pensa il chitarrista Ryusuke che saluta e fa foto con il pubblico accompagnato dal suo peluche di Ratatouille.

si chiude il sipario
Termina così la seconda giornata del B7klan J-Rock Fest e come spesso accade in eventi di questo calibro convivono tante emozioni: la soddisfazione per aver partecipato ad un evento senza precedenti, la gioia di aver visto dal vivo i propri artisti preferiti, la sorpresa per averne scoperti di nuovi, ma al contempo quell’amarezza tipica di chi sta già soffrendo perché è finita e quella speranza di poter rivedere presto i propri beniamini.
Il B7Klan J-Rock Fest ha mantenuto le promesse, offrendo due giornate di musica che hanno pienamente soddisfatto le aspettative del pubblico: le band che si sono esibite sono state eccezionali per nome e storia, ma anche per la qualità tecnica delle loro performance. Hanno dato tutte il massimo per rendere felici i propri fan e lasciare una buona impressione in chi non li conosceva.
Ed infatti tutti, fan e addetti ai lavori, lasciano l’Arena Grand Paris con la stessa speranza: che questo non sia stato un episodio isolato, ma l’inizio di una nuova tradizione per il visual kei in Europa.
LINK UTILI
Le nostre impressioni sul Festival
Il reportage della prima giornata del festival
Sito ufficiale degli An cafe
Profilo instagram ufficiale degli Azavana
Profilo instagram ufficiale dei Jiluka
Pagina instagram ufficiale dei D’Espairsray
Profilo instagram ufficiale dei Moi dix Mois















