La guerra sino-giapponese

La bandiera dell'impero Qing

Il primo grande conflitto armato con l’estero dopo la Restaurazione Meiji, in giapponese Meiji ishin (明治維新), avvenne nell’occasione della guerra sino-giapponese. Essa si consumò tra il 1894 e il 1895, portando alla vittoria l’esercito giapponese. Vediamone ora le premesse e lo svolgimento effettivo.

LE PREMESSE DELLa guerra sino-giapponese

La regina Min, nemica dei filogiapponesi
Ritratto della regina Min

Una delle prerogative forse più popolari nella classe politica del periodo Meiji fu la necessità di tutelare e difendere gli interessi nazionali in Asia Orientale contro la continua avanzata con scopi colonialisti dei paesi occidentali. Questo spinse il Giappone ad attuare una serie di operazioni diplomatiche e militari sul continente per riuscire a difendere la propria area di influenza.

Questo, però, aveva fatto emergere delle ostilità con un’altra nazione che in passato aveva avuto un ruolo predominante nel mantenimento dell’ordine internazionale in Asia, ossia la Cina, a quel tempo controllata dall’ultima dinastia imperiale, la dinastia Qing.

Un motivo di grande contrasto fra i due imperi fu sicuramente la presenza di disordini nel Regno di Corea anche, ma non solo, in occasione dei due tentativi di colpo di stato nel 1882 e 1884. Venivano definiti rispettivamente “incidente Imo”, in giapponese jingo jihen (壬午事変) e “incidente gapsin”, in giapponese koshin seihen (甲申政変). Il primo consistette in alcuni tumulti popolari in seguito ad una carestia e al mancato pagamento dei soldati e vi rimasero uccisi anche alcuni giapponesi. Il secondo fu un colpo ordito da alcuni filo-nipponici radicali, che volevano colpire i filo-cinesi capeggiati dalla regina Min. Negli scontri con le forze cinesi ci furono anche dei caduti fra i civili giapponesi residenti.

Sull’orlo del conflitto

La precaria situazione perdurò fino all’inizio degli anni Novanta del secolo, quando fenomeni quali corruzione, eccessiva tassazione e speculazione sul prezzo dei cereali portarono una nuova insurrezione, questa volta dei contadini istigati dal movimento religioso dei Dong Hak (in hangul 동학). Le forze giapponesi e cinesi arrivarono insieme a sedare i tumulti, notificando all’altra nazione la mobilitazione solo a fatto avvenuto. I giapponesi proposero di mantenere delle truppe sul luogo per sicurezza, ma i cinesi rifiutarono, alché il governo giapponese decise di chiedere a quello coreano se fosse subordinato a quello cinese o meno.

In seguito alla risposta negativa e dopo falliti tentativi di negoziato, il governo giapponese diede un ultimatum al governo coreano con condizioni assai svantaggiose per il ritiro delle truppe. Alla mancata risposta i giapponesi sostituirono il re Gojong con suo padre, l’ex reggente con il titolo di daewongun, per quanto a governare il paese ci fosse di fatto il ministro giapponese incaricato Inoue Kaoru (井上馨). L’ordine del daewongun di cacciare le forze cinesi presenti a sud della capitale Hanseong (한성) e più precisamente nella città di Asan (아산) diede inizio alla guerra tra Cina e Giappone.

Una battaglia della guerra sino-giapponese
Stampa di Toshikata MIzuno ritraente una battaglia della guerra sino-giapponese

LO SVOLGIMENTO DEL CONFLITTO

Le forze giapponesi ottennero presto delle vittorie sul fronte meridionale e decisero quindi di procedere a nord fino a Pyongyang (평양), nell’attuale Corea del Nord, che raggiunsero il 15 settembre. Qualche giorno dopo, alla foce del fiume Yalu, che oggi scorre al confine fra la Corea del Nord e la Repubblica Popolare Cinese, ci fu una battaglia fra la flotta giapponese comandata da Ito Sukeyuki (伊東祐亨) e la flotta cinese di Ding Ruchang che terminò con la ritirata cinese e l’avanzata giapponese in territorio nemico. I giapponesi si divisero; la prima armata guidata da Yamagata Aritomo (山縣有朋), notevole statista di periodo Meiji oltre che militare d’alto rango, avrebbe proseguito verso Pechino attraverso lo Yalu. La seconda armata sotto Oyama Iwao (大山巌) avrebbe invece preso tramite una manovra con un’ulteriore divisione sia la penisola del Liaodong sia quella dello Shandong e le basi ivi presenti di Lushun e Weihaiwei.

Dopo la caduta delle basi di Lushun nel novembre 1894 e di Weihaiwei nel febbraio 1895, apparve chiaro che la vittoria giapponese fosse inevitabile. Li Hongzhang, generale dell’esercito Qing, venne mandato in Giappone come negoziatore, dove giunse il 19 marzo. Iniziarono quindi le trattative di pace.

Mappa di Taiwan dopo la guerra Cina Giappone
“taiwan-map” by larrywkoester is licensed under CC BY 2.0
Mappa raffigurante Taiwan e le isole Penghu, cedute dopo la guerra sino-giapponese al Giappone

LA PACE

Le delegazioni di pace giapponese e cinese si incontrarono a Shimonoseki (下関), nell’attuale prefettura di Yamaguchi (山口県). Le trattative si dimostrarono subito ostiche, in quanto i giapponesi posero delle condizioni decisamente onerose per la controparte: la situazione si sbloccò dopo poco però, in quanto un estremista tentò di uccidere Li Hongzhang con un colpo di pistola, ferendolo soltanto. Questo indebolì quindi il potere negoziale del Giappone, che pose all’avversario l’armistizio incondizionato, escludendo solo Taiwan e l’arcipelago circostante.

Il trattato firmato dalle due potenze il 17 aprile prevedeva le seguenti conseguenze: il riconoscimento da parte dell’impero cinese dell’indipendenza della Corea; la cessione della penisola del Liaodong al Giappone, nonché di Taiwan e delle adiacenti isole Penghu; il pagamento di riparazioni di guerra pari a 200 milioni di tael d’argento (un tael corrisponde a circa 37 grammi, anche se nella moderna Repubblica Popolare Cinese viene fatto corrispondere a 50 grammi); l’apertura di relazioni commerciali con il Giappone simili a quelle già intraprese con le potenze occidentali (chiamati anche trattati diseguali, che prevedevano delle condizioni decisamente svantaggiose per la Cina); l’apertura di nuovi porti ai commerci esteri e la concessioni di alcuni privilegi commerciali ai sudditi giapponesi, cosa già fatta nei confronti degli stranieri. Il Giappone avrebbe inoltre occupato Weihaiwei fino al pagamento di almeno la metà delle riparazioni di guerra previste dal trattato di pace.

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In verde chiaro la penisola del Liaodong
un’appendice alla guerra

Ci fu però anche un’interessante appendice alla guerra che vale la pena di essere menzionata. Dopo la conclusione della pace, infatti, Russia, Germania e Francia intervennero nelle trattative in quanto volevano impedire un’eccessiva espansione giapponese sul continente. Imposero quindi la restituzione del Liaodong, in cambio di un aumento delle riparazioni di altri 30 milioni di tael d’argento. In cambio degli aiuti alla Cina, inoltre, l’impero fu costretto a fare delle concessioni anche ad alcune potenze europee. Questo dimostra quanto ancora era debole e isolata la posizione del Giappone nel panorama internazionale. Ciò sarebbe cambiato poco dopo, con la stipula dell’alleanza anglo-giapponese nel 1902.

Fonti

Storia giapponese dal sito K-ble Jungle
Storia coreana dal sito di Cultura Coreana
A. Revelant, Il Giappone moderno dall’Ottocento al 1945, Einaudi, Torino, 2018

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