La guerra russo-giapponese

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La guerra russo-giapponese fu sicuramente un evento fondamentale nel processo di acquisizione di autorità internazionale dell’impero giapponese. Essa rappresentò infatti il primo caso in cui una nazione non bianca sconfisse in guerra una delle cosiddette “potenze euroamericane”. Vediamo ora cosa la causò, come si svolse e soprattutto quali conseguenze ebbe nella politica internazionale.

Mappa della guerra russo-giapponese
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In verde: la Manciuria (sinistra) e l’isola di Sachalin (destra)

LE PREMESSE

Uno dei più importanti fattori che portarono alle tensioni fra Russia e Giappone fu l’iniziativa di espansione delle due potenze in Estremo Oriente. Mentre la Russia era allarmata dalle interferenze giapponesi nella politica interna della Corea, il Giappone era preoccupato per la palese volontà dell’avversario di annettere territori.

Venne di conseguenza stipulato l’accordo Nishi-Rosen del 1898, che impediva alle due potenze di interferire nella politica interna coreana; imponeva inoltre di concordare in anticipo l’entrata in gioco di eventuali consiglieri esterni provenienti dal proprio paese per la corte coreana. Ciò nonostante, la Russia si impegnava a permettere le libere azioni economiche giapponesi nella penisola, in cambio dell’assenso alla presenza russa nella penisola cinese del Liaodong, restituita dal Giappone alla Cina proprio per volontà della Russia insieme alla Francia e alla Germania dopo il primo conflitto sino-giapponese.

Sviluppi nei rapporti

Il riconoscimento della propria presenza nel Liaodong, però, consentì alla Russia di consolidare la propria presenza nella Cina nord-orientale. Essa ottenne da Pechino il permesso di costruire e poi gestire delle ferrovie in territorio cinese che collegassero i possedimenti russi in Siberia meridionale e il Liaodong, fino a Port Arthur, città principale della penisola stessa. L’acquisizione di questa posizione fu fondamentale per i piani russi in Cina; diede infatti loro la possibilità, durante la rivolta dei Boxer del 1899-1901, di invadere la Manciuria, ossia la regione adiacente al Liaodong.

Fu quest’ultima annessione russa a scatenare le ire del Giappone, che si preparò all’offensiva dopo che, allo scadere dei termini stabiliti dal protocollo di Pechino che le concedevano uno stazionamento temporaneo in Manciuria, la Russia non la cedette nuovamente all’impero Qing. Russia e Giappone chiusero il 6 febbraio 1904 e il Giappone diede inizio alle ostilitò con un attacco a sorpresa a Port Arthur.

LO SVOLGIMENTO della guerra russo-giapponese

Generale nella guerra russo-giapponese
Il conte-generale Nogi Maresuke

Il Giappone replicò la strategia già impiegata nella guerra contro la Cina anche nella guerra russo-giapponese. Si puntò quindi alla conquista della penisola coreana per poi dedicarsi all’invasione dei possedimenti nemici. In questo caso la parte giapponese tentò un’azione rapida, in quanto era imperativo ottenere una posizione di superiorità prima dell’arrivo di ingenti rinforzi dall’Europa.

Nel maggio 1904 il Giappone riuscì a sfondare la linea di difesa dei russi costruita sul fiume Yalu l’anno precedente. Raggiunse la Manciuria, mentre in mare l’ammiraglio Togo Heihachiro (東郷平八郎) affrontava la flotta russa che sostava nella già citata Port Arthur. Entro agosto il Giappone aveva ottenuto diverse vittorie, sia nella battaglia del Mar Giallo sia nell’affrontare le truppe russe a Liaoyang. I russi si ritirarono abbandonando i superstiti a Vladivostok: essi perirono in dicembre dopo mesi di resistenza all’assedio perpetrato dal celeberrimo generale Nogi Maresuke (乃木希典).

Le ultime battaglie

Pochi mesi dopo si giunse finalmente alle battute finali del conflitto; a marzo l’armata di terra giapponese riuscì a sconfiggere le truppe russe schierate a difesa di Fengtian, il più importante snodo della regione mancese. Il Giappone ottenne quindi un notevole vantaggio strategico a terra. Due mesi dopo, a maggio, l’ammiraglio Togo affrontò con successo la flotta del Mar Baltico, che era giunta in rinforzo delle navi stanziate in Estremo Oriente senza sapere del loro annientamento avvenuto mesi prima.

Battaglia navale, guerra russo-giapponese
Stampa giapponese ritraente una battaglia della guerra russo-giapponese

Nonostante la situazione in mare fosse andata a decisivo vantaggio del Giappone, sulla terra c’era il pericolo che i rinforzi europei annullassero il vantaggio ottenuto. Lo zar però dovette cercare la mediazione di pace da parte del presidente americano Roosevelt. Le ragioni furono due: innanzitutto l’impero era stato sconvolto dallo scoppio della prima rivoluzione russa. Secondariamente il denaro ottenuto dalla borsa di Parigi stava per esaurirsi, non permettendo un proseguimento delle ostilità. Anche da parte giapponese però le spese erano state onerose, nonostante i numerosi titoli emessi sulle piazze anglo-americane. Ciò portò il governo imperiale ad accettare di prendere parte alle trattative.

GLI ESITI DELla guerra russo-giapponese

La delegazione diplomatica dopo la guerra russo-giapponese
Il marchese Komura Jutaro, capo della delegazione giapponese nelle trattative di pace

La conferenza di pace venne organizzata sulla costa est degli Stati Uniti d’America, in una cittadina chiamata Portsmouth, nello stato americano del New Hampshire, nell’agosto-settembre 1905. La delegazione giapponese era capeggiata dal ministro degli esteri Komura Jutaro (小村壽太郎), mentre a capo di quella russa si trovava Sergej Jul’evic Witte.

Dopo la firma dell’armistizio il Giappone pose subito delle richieste che contrastavano con gli ordini ricevuti da Witte su come condurre i negoziati. Si chiedeva infatti alla Russia di non ostacolare le azioni giapponesi in Corea, di evacuare la Manciura rispettando le pari opportunità fra nazioni nella regione, la cessione dei diritti su Liaodong e ferrovia della Manciuria del sud al Giappone, la cessione dell’isola di Sachalin e il pagamento di un’indennità di guerra.

I punti ostici per la delegazione russa erano gli ultimi due: infatti, Witte aveva ricevuto ordine dall’imperatore Nikolaj II di non fare cessioni territoriali, né di pagamento di indennità. Witte si dimostrò disposto ad andare contro le direttive imperiali per concludere i negoziati, offrendosi di accettare di tutte le richieste meno l’ultima, rendendosi quindi disponibile a cedere Sachalin. Questo non bastò però a Nomura, che rifiutò. Un rifiuto che mise però in cattiva luce il Giappone agli occhi dell’opinione pubblica statunitense. Il governo imperiale comunicò quindi al proprio emissario di accettare l’offerta russa, che nel frattempo, anche grazie a un’azione di mediazione del presidente Roosevelt, ottenne il favore dello zar. Il trattato venne firmato quindi il 5 settembre 1905, con una successiva ratifica il 10 e 14 ottobre dello stesso anno da parte di entrambe le parti in causa, portando quindi la pace.

fonti

A. Revelant, Il Giappone moderno dall’Ottocento al 1945, Einaudi, Torino, 2018

Le navi da guerra giapponesi

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