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L’influenza della lingua inglese sulla lingua giapponese

lingua giapponese influenzata dalla lingua inglese

Osservando la lingua giapponese così come si presenta oggi, è difficile non constatare una massiccia presenza di termini ed espressioni straniere. Il giapponese moderno è di fatto un linguaggio ibrido, risultato del contatto con il resto del mondo, che rispecchia l’immagine del Giappone contemporaneo: un Paese cosmopolita.

È infatti a partire dal 1853, data che segna la fine del periodo di autoisolamento, che il paese si apre all’influenza del mondo occidentale, iniziando a subire una vera e propria trasformazione in ogni ambito, lingua compresa.

La lingua giapponese
Dizionario di pronuncia

Il giapponese moderno

Alla fine dell’Ottocento, l’obiettivo principale del nuovo governo Meiji era quello di promuovere politiche che favorissero la modernizzazione del Paese, tra cui l’adozione di un vocabolario più moderno. A tal fine si decise, quindi, dell’adozione dei gairaigo, letteralmente “parola venuta dall’estero”, termine utilizzato per indicare i prestiti di origine europea, spesso facilmente distinguibili dai termini di origine autoctona o cinese grazie all’utilizzo del katakana. Tra i gairaigo spiccano le parole di origine inglese, che costituiscono il 90% dei prestiti europei e tre il 5 e il 10 percento dell’intero vocabolario giapponese.

Tuttavia, durante l’epoca Meiji, la maggior parte dei gairaigo era di origine latina e portoghese, grazie alla diffusione del cristianesimo, o olandese, grazie ai rapporti mantenuti durante il periodo di autoisolamento. Fu solo a partire dal 1945 che si iniziò a rilevare un significativo aumento nell’acquisizione di vocaboli inglesi nella lingua parlata e, successivamente, in quella scritta.

Infatti, con l’occupazione del Giappone da parte degli americani dopo la Seconda Guerra Mondiale e con l’introduzione di nuove tecnologie, come la radio e, più tardi, la televisione, i media americani riuscirono a penetrare nella cultura di massa giapponese, alterandola significativamente e, al contempo, modificandone la lingua.

Inoltre, grazie al successo economico port-bellico, il Giappone ebbe l’occasione di presentarsi al mondo come un paese totalmente rinnovato rispetto al passato: da paese temibile a paese pacifico, da arretrato a tecnologico e all’avanguardia.

L’inglese “giapponizzato”

Una delle funzioni principali dei prestiti linguistici è sicuramente quella di colmare un vuoto lessicale, introducendo concetti fino ad allora non presenti all’interno della cultura giapponese e legati in molti casi al campo della tecnologia. Tuttavia, l’impiego sempre più diffuso di termini inglesi non è limitato a occasioni in cui vi è necessità di riferirsi a un concetto non altrimenti esprimibile e non presente nella cultura giapponese. Al contrario, tali espressioni vengono spesso utilizzate anche quando esiste un equivalente autoctono capace di esprimere lo stesso concetto.

strada giappone parole hiragana e katakana
Esempio di utilizzi di kanji, hiragana e katakana.

Sebbene tutti i prestiti linguistici vengano da un certo punto di vista “nativizzati” e adattati alla fonetica giapponese, occorre distinguere i semplici gairaigo da quelle espressioni che rappresentano una vera e propria rielaborazione linguistica del tutto originale, frutto esclusivo della creatività giapponese. Di fatto, l’inglese ha ormai permeato il tessuto lessicale e favorisce la creazione di nuove espressioni, definite “giapponizzate”. Queste nascono in giapponese sulla base di termini o combinazioni di parole inglesi, e sempre più spesso, nonostante conservino pressoché la stessa pronuncia, sviluppano un significato ben lontano da quello originario, risultando di conseguenza inintelligibili dai parlanti inglesi stessi.

Un esempio è la parola giapponese baikingu, che ad un primo ascolto può suonare come il termine inglese viking, ma che in realtà fa riferimento alla pratica del buffet: nel 1957 il manager dell’Imperial Hotel di Tokyo, avendo fatto esperienza dei costumi danesi, decide di introdurre tale pratica nel suo hotel, assegnandole il nome del popolo da cui ha origine.

In giapponese è inoltre molto frequente anche l’utilizzo di parole inglesi per la creazione di nuovi verbi, con l’aggiunta di suru, verbo principale della lingua giapponese spesso tradotto con “fare”, alla fine. Tra gli esempi più comuni troviamo kisu suru che deriva dall’inglese kiss e significa “baciare”, oppure nokku suru, derivante dall’inglese knock e significa bussare.

Le motivazioni di questo processo

I prestiti inglesi sono spesso impiegati dai giapponesi con l’intento di trasmettere il fascino dello stile di vita occidentale, e racchiudono in sé connotazioni sociolinguistiche associate al loro utilizzo, quali il senso di modernità, di esotismo e di eleganza suscitate nella mente del parlante giapponese. L’inglese integrato nel giapponese non necessariamente minaccia di sostituire la lingua tradizionale, ma ne facilita il processo naturale di sviluppo e di rinnovamento costante per far fronte alle nuove esigenze. In questo senso, quindi, l’inglese diventa uno strumento funzionale a mantenere viva e aggiornata la lingua giapponese, senza però soffocare la creatività e l’apporto linguistico tipicamente autoctoni.

Per comprendere meglio la trasformazione della lingua inglese in giapponese, è possibile ascoltare questa canzone che ne racchiude, in modo semplice e divertente, il concetto chiave

FONTI

Associazione Ochacaffè, La scrittura nella lingua giapponese attuale, di Mario Carpino
Ambasciata del Giappone in Italia, La lingua giapponese- Una combinazione di influenze straniere ed evoluzione interna
Japanglish: parole inglesi create in Giappone di Giorgia Michela Pizzo

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