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Breve guida allo studio dei kanji

Uno degli ostacoli che tutti gli studenti di lingua giapponese devono affrontare è sicuramente lo studio dei kanji. Infatti, la loro numerosità e soprattutto la loro radicale diversità dal sistema di scrittura a cui gli italiani sono abituati rendono la loro padronanza alquanto difficoltosa. È proprio questa radicale diversità che spesso ostacola l’elaborazione di un metodo di studio efficace portando degli aspiranti locutori della lingua giapponese ad arrendersi nel bel mezzo del loro percorso formativo. Andiamo a vedere quindi un possibile metodo di memorizzazione dei kanji, che possa aiutare un eventuale studente in difficoltà, in questa mini-guida allo studio dei kanji.

COME SI STUDIANO I KANJI?

È bene puntualizzare che questa domanda non ha una risposta specifica, poiché la mente di ognuno è diversa e quindi diverso deve anche essere il metodo di apprendimento. Quello che si propone qui è un metodo che fa uso delle caratteristiche peculiari dei kanji e che viene proposto spesso in contesti universitari. Se il lettore dovesse provare questo metodo e si dovesse accorgere che nel proprio caso non funziona, non esiti a cambiare strada ed elaborare una propria strategia. Bene, cominciamo!

comprendere la loro composizione

Il primo passo quando si incontra un nuovo kanji è capire da quali parti è composto e prestare attenzione a come esse si incastrano fra di loro nel carattere completo. È importantissimo capire le proporzioni delle varie componenti e saperle rispettare nella riproduzione del carattere. Ricordiamo sempre che il concetto di “bella grafia” è molto soggettivo, a dispetto di quanto possa sembrare, e che esso varia di luogo in luogo a seconda del sistema di scrittura vigente in quelle zone.

Comprendere di quali parti è composto un kanji è utile perché aiuta a fissarlo in testa e a distinguerlo dai caratteri simili. È quindi bene non abituarsi a vedere i kanji come un insieme, ma come tante componenti collegate. Per fare un esempio concreto, prendiamo il kanji di 統 (governare), che è composto di quattro parti distinte: 糸, ⼇, ム e ⼉. Vedere e comprendere come queste quattro parti si incastrino è molto utile sia nella memorizzazione che nella pratica di scrittura del carattere.

Calligrafia giapponese
Calligrafia in stile semi-corsivo (xing-caoshu), si ringrazia il Cleveland Museum of Art
analizzarne le diverse letture

In seguito è necessario individuare quali sono le varie letture del kanji, distinguendo quelle sino-giapponesi da quelle giapponesi, cosa che aiuta molto quando si deve leggere una parola mai vista che però contiene kanji noti. Bisogna però fare attenzione in questo passaggio, in quanto alcune letture che vengono ancora riportate sui dizionari sia online sia elettronici sono in realtà delle letture obsolete che non vengono più usate in nessuna parola esistente.

Nel caso delle letture giapponesi, inoltre, bisogna prestare molta attenzione alla presenza di eventuali okurigana e, quindi, a dove finisce il kanji e dove iniziano i kana all’interno della parola. Un esempio concreto di parola obsoleta è, usando il kanji di prima, 統びる (ほびる). Benché infatti questa lettura del kanji sia inserita in alcuni dizionari, essa non viene più usata perché la parola ほびる non esiste più. N.B.: per questo passaggio si consiglia di controllare se nel kanji siano presenti eventuali onpu. Purtroppo, non essendoci una lista di onpu certificata, né un modo per individuarle con certezza, un consiglio è quello di affidarsi al proprio istinto e all’esperienza (ma anche a dei controlli incrociati con l’app, il Takoboto, che viene consigliata alla fine dell’articolo)!

individuarne radicale e significato

Il terzo passaggio è quello di individuare il radicale del kanji e il suo significato. Questo aiuta ad apprendere molte parole che lo contengono, sia da solo sia assieme ad altri kanji, perché rende più immediate e semplici le associazioni di pensiero che aiutano a fissare le informazioni.

usarli nelle parole

Il quarto e ultimo passaggio è quello di individuare delle parole che contengano quel kanji e memorizzarle. A questo scopo sicuramente può essere utile scrivere un po’ di volte la parola stessa su un foglio di carta pensando al suo significato. C’è chi scrive direttamente il carattere singolo più volte, ma potrebbe rivelarsi una tecnica poco efficace poiché l’unico risultato è quello di riuscire a scrivere bene un carattere che poi, forse, non si sa nemmeno utilizzare. Il numero di parole scelte può variare a seconda dei casi, ma è bene studiarne almeno una per ogni lettura del carattere.

Consigli bonus

Le flashcard degli ideogrammi, guida allo studio dei kanji
“Kanji” by SunToad is licensed under CC BY-NC-ND 2.0

In che ordine studiare i kanji? Domanda interessante. Coloro che seguono dei corsi in una scuola di lingua o all’università possono studiare i kanji mano a mano che li incontrano a lezione, ma chi studia da autodidatta effettivamente non sempre ha una guida precisa. Un buon metodo può essere quello di seguire l’ordine delle certificazioni linguistiche JLPT. Benché non esista una lista ufficiale dei kanji per ciascun livello, molti siti ne hanno redatte in base ad esperienze riportate dagli utenti. Una buona analisi comparata di queste liste può portare a una selezione accettabile. A questo proposito si consiglia il sito nihongo-pro.com, che nella sezione “Kanji Search” dà la possibilità di ordinarli in base al livello del JLPT.

Come app-dizionario invece un’ottima scelta potrebbe essere il Takoboto, che, oltre a fungere da dizionario sia di kanji (anche con ricerca per radicale) sia di parole, riporta alcune frasi di esempio. Infine, per la memorizzazione dei vocaboli, una buona applicazione è la celeberrima AnkiDroid, che permette la creazione di flashcards che si ripetono secondo degli algoritmi stabiliti. Si consiglia nel suo utilizzo la massima sincerità delle risposte per uno studio quanto mai efficace.

Si ricorda che quanto riportato qui non costituisce un metodo infallibile per la riuscita dei propri studi. E’ solo una raccolta di consigli che derivano dall’esperienza diretta di altri studenti e che, quindi, non sono universalmente validi. Considerare il proprio caso attentamente ed elaborare delle strategie personali resta sempre un’ottima soluzione.

Naturalmente seguire un corso di lingua giapponese con insegnanti madrelingua è un metodo che porta a risultati molto più sicuri che procedendo da autodidatta. Sicuramente gli ideogrammi giapponesi sono una delle parti più affascinanti dello studio della lingua nipponica!

Video sui kanji per principianti

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